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title: "Wheelchair Hockey: sport e inclusione a Firenze | Podcast Inclusione a Ruota Libera"
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      "description": "In questa puntata di \"Inclusione a Ruota Libera\", Claudio Alunno ospita Marino Brancaccio (presidente), Niccolò Mercurio (capitano) e Filippo Gramegna (atleta) dell'ASD Fiorenza Wheelchair Hockey. Il tema principale è questo sport inclusivo, la sua nascita nel territorio fiorentino e le sfide affrontate. Viene sottolineato come persone con gravi disabilità trovino nello sport non solo divertimento, ma anche un senso di appartenenza e superamento delle barriere. L'associazione, nata nel 2018 con tre atleti, è cresciuta fino a contare dieci membri, dimostrando l'importanza di tali realtà per la propria normalità e l'abbattimento delle barriere.",
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      "transcript": "C'è una strada tutta nuova dove ogni voce trova posto tra lo sport e la cultura, ogni sogno a costo fisso. Ogni persona è una storia che accendiamo con la luce. In salute, nel lavoro, la diversità non ha più croce. Inclusione a ruota libera. Qui ogni battito ha il suo ritmo, dal campo fino all'ospedale. Dentro ogni cuore gira il mito. Scivoliamo con la musica nelle vie della città. Tra i sorrisi nell'abbraccio ogni angolo è libertà. In clusion è a ruota libera. Qui ogni battito al suo ritmo, dal campo fino all'ospedale. Dentro ogni cuore gira il mito. Non lasciamo nessuno indietro, ogni voce avrà il canto. Nelle piazze, nei palazzi, la comunità è il nostro patto. Non lasciamo nessuno indietro, ogni voce avrà il suo canto. Nelle piazze, nei palazzi, la comunità è il nostro patto. Dentro ogni cuore gira il mito Buonasera e bentornati a una nuova puntata di Inclusione a Ruota Libera. Questa sera parliamo di sport, di un'attività anche molto singolare che viene svolta nel territorio fiorentino dai nostri amici che sono qui con noi in studio stasera dell'ASD Fiorenza Wheelchair Hockey. Qui con noi in studio abbiamo il presidente Marino Brancaccio, poi abbiamo Niccolò Mercurio che è il capitano e Filippo Gramegna che è un atleta, un giovane atleta direi. Buongiorno, sì? Ciao a tutti, grazie per l'invito. Allora intanto grazie a voi di essere qui con noi questa sera per parlare di una magnifica realtà, di un progetto inclusivo a 360 gradi. Io direi subito di entrare proprio, di entrare subito in merito alla vostra associazione, chiedendo proprio al presidente come nasce la SD Fiorenza wheelchair hockey e di che cosa si occupa? Allora, la Fiorenza wheelchair hockey nasce nel 2018, quando tre atleti che praticavano questo sport, in particolare lo sport di hockey in carrozzina elettronica, si sganciano dalla realtà che vivono a Scandicci con i Lupi Toscani, bravissimi i nostri amici Lupi Toscani, e fondano la Fiorenza wheelchair hockey, quindi costituiscono questa società. Erano in tre questi tre coraggiosi, quindi cercavano il quarto, il quinto, almeno cinque, per fare una squadra. E io con mio figlio, Nicolò, che ora ha 16 anni, all'epoca ne aveva 12, anzi, otto anni, che dico, otto anni, e poi Nicolò Mercurio qui davanti a noi, siamo stati i primi cinque giocatori della Fiorenza. Quindi siete partiti veramente da zero, da nulla, da questi tre atleti di quest'altra squadra di hockey in carrozzina e da lì avete gettato le basi per un nuovo progetto e per una nuova realtà. Quindi 3+2, vi siete aggiunti e da lì è partito il tutto. Esatto. In che modo si è sviluppato un po' diciamo... La prima cosa, la più importante, era avere delle carrozzine e una palestra dove allenarci. Quindi il Comune di Firenze ci ha dato una mano, ci ha dato una piccola palestra in scuola elementare a Ponte Ema, dove siamo andati ad allenarci. E lì, appunto, la nostra voglia di partecipare, e l'abbiamo fatto, al primo campionato nazionale. Ci siamo proprio iscritti in cinque al primo campionato nazionale, vero? Bellissimo. Questo, tra l'altro, era una sorta di mission impossible, perché comunque fare un campionato... In quanti si gioca? In cinque? Esatto, è uno sport- Quindi eravate... Numero preciso. Non ci potevano essere cambi e sostituzioni E quanto dura una partita? Una partita dura dunque 40 minuti. Quattro tempi da 10. Quattro tempi da 10. Eh, 40 minuti. Eh, comunque, insomma, essere in cinque, anche a livello psicologico, mentale, tenere, insomma... Non si può mollare. Eh, non si può mollare un attimo, non si può mollare un attimo. Infatti eravamo preoccupati, soprattutto quando andavamo in trasferta, se qualcuno di noi fosse ammalato, no? Non poteva venire. Eh, giocavate- Giocavamo in quattro. Però devo dire, ricordo pochissime volte se è successo, perché era tanta la voglia di sperimentare questo sport e vivere lo sport fino in fondo che, anche con il raffreddore ammalati, noi che siamo persone fragili, in carrozzina, siamo sempre andati tutti. Bene, bene, ma perché già fin dall'inizio si respirava un ottimo clima perché c'era già tanta voglia di fare e quindi avete abbattuto anche qualsiasi cosa, ogni barriera. Il nostro è un progetto sportivo che voleva far fare sport a questi ragazzi che hanno scoperto questo nuovissimo sport.Per divertirsi ma anche per migliorarsi. Infatti, come si gioca? Si gioca, allora è uno sport rivolto alla disabilità, soprattutto fisica. Chi usa la carrozzina elettronica può già, può diciamo, anche no, può anche giocare questo sport. Si gioca 5 contro 5, un portiere, 4 persone in azione ed è tipo un calcetto, si gioca per fare goal nella porta avversaria. Il nostro campo è 26 metri per 16, circondato da delle paratie di gomma che non consentono di andare fuori la pallina da hockey e soprattutto anche una protezione per chi sta intorno a giocare, a vedere. E si deve far goal, quindi si deve vincere una partita a tutti gli effetti contro una squadra avversaria. Certo. E quante realtà di wheelchair hockey esistono in Italia, grosso modo? Lo guardavo ieri nella nostra Federazione Nazionale FIPS di Paralimpica Power Cherokee, che siamo 45 squadre, 450 atleti iscritti. Non pochi. Diciamo, ora, è un ottimo risultato, direi, per fare un'attività di questo tipo, perché come vi accennavo prima di iniziare la puntata, io invece ho un progetto di palla a mano adattata ed è però, se vogliamo, attualmente l'unica realtà in Italia, perché noi siamo nati nel 2015, abbiamo seguito un po' le orme della Libertas Perugia, che erano i primi in assoluto, però loro purtroppo, andando avanti, i ragazzi sono andati tutti a giocare al basket e quindi dopo 10 anni proprio d'attività, loro che avevano iniziato se non ero nel 2012, dopo 10, 11 anni, non so, insomma qualche anno fa hanno smesso e le altre realtà che esistevano venivano comunque dal basket, quindi magari durante l'anno facevano basket in carrozzina, poi c'era il campionatino di palla a mano andiamo a farlo. E proprio per questo, quindi, quest'anno la federazione ha deciso che il progetto Palla a mano a ruota libera potrebbe essere il progetto federale e quindi stiamo lavorando per far sì che nelle 10 aree della Federazione Italiana Palla a mano venga divulgato, possa nascere una squadra di palla a mano. Magari anche una per regione, insomma, è un inizio, perché noi siamo, per ora, siamo soli. Però sapere, appunto, da voi, questo mi rincuora, che, che tra l'altro i costi della vostra attività sono ancora più alti dei nostri perché voi utilizzate carrozze in elettriche e le carrozze in elettriche costano.. Dice bene, sono carrozzine speciali, carrozzine adattate per fare questo sport, vanno a massimo 12, 15 km all'ora, hanno un'accelerazione pazzesca, infatti è divertentissimo, questo lo possono dire anche loro. Quasi ti viene volta a stomaco a stare su queste carrozzine, bisogna proprio allenarsi per riuscire a mandarle bene. Infatti la prima cosa per il motivo per cui facciamo allenamento è proprio l'uso della carrozzina, saperla guidare bene, perché ha un joystick sensibilissimo, quindi basta veramente pochissima capacità motoria, anche solo nelle dita, per permettere a un giocatore di fare questo sport. È una cosa bellissima, perché tutti così veramente possono fare uno sport. E poi sono pesanti, pesano 100 kg l'una e quindi sicuramente, come dici te, le trasferte, gli spostamenti sono impegnativi perché c'è bisogno sempre di furgoni, pedane. Io ho fatto una trasferta di recente, questa estate, a Civitavecchia, per andare a un convegno dove abbiamo fatto una dimostrazione palla in mano, anche lì furgone, un pullman accessibile, che non è scontato e che costano peraltro anche di più. Molto di più, è vero. E quindi mi immagino che avere la disponibilità di queste carrozzine e organizzare le trasferte, perché comunque 45 squadre, magari organizzativamente dislocate in Italia, quindi sono anche costi importanti per le trasferte, per il vitto e l'alloggio nei vari posti. Banalmente, come dicevi, per andare fuori durante il campionato abbiamo difficoltà a volte a trovare l'albergo che possa avere stanze che possano essere adattate. Che possano accogliere, esatto. Purtroppo è un discorso che quotidianamente affronto, no? Perché è veramente il colmo che tuttora ci siano barriere architettoniche per entrare nei centri storici, negli esercizi commerciali, nelle strutture ricettive. Cioè è incredibile come non sia possibile ospitare magari una persona in carrozzina perché non riesce a girarsi, intorno al letto o magari non c'è il bagno accessibile, cioè fuori da ogni logica. O qualche struttura non c'ha neanche l'ascensore accessibile. E quindi... La nostra mission infatti è anche abbatte le barriere architettoniche, sempre. Andiamo nelle scuole, facciamo anche noi progetti perché ovunque andiamo facciamo capire che dove sta bene anche una persona in carrozzina sta bene anche una persona normodotata. Certo. Migliora la qualità di tutti all'abbattimento totale delle barriere architettoniche. Sicuramente, sicuramente. Niente, allora io direi intanto di ascoltarci il primo brano che è Esseri Umani di Marco Mengoni, che è stato scelto da voi.Marino dicci un po' il motivo. In breve perché appunto Marco Mengoni qui dice credo nell'essere umani, credo nel coraggio degli esseri umani quindi vuole essere un ringraziamento a quei tre coraggiosi che si sono lanciati in questa avventura nel 2017-2018 e hanno fatto partire la nostra associazione di cui oggi noi facciamo parte che io rappresento con orgoglio insomma quindi grazie a loro ecco. Bene bene allora facciamo una cosa dedichiamola a loro e a tutti voi e ai nostri ascoltatori Ascoltiamoci Essere umani di Marco Mengoni. A Stefano, Alessio e Massimiliano. Oggi la gente ti giudica per quale immagine hai vede soltanto le maschere non sa nemmeno chi sei devi mostrarti invincibile collezionare trofei ma quando piangi in silenzio scopri davvero chi sei Credo negli esseri umani, credo negli esseri umani, credo negli esseri umani che hanno coraggio, coraggio di essere umani. Credo negli esseri umani, credo negli esseri umani, credo negli esseri umani che hanno coraggio, coraggio di essere umani. Prendi la mano e rialzati, tu puoi fidarti di me, io sono uno qualunque, uno dei tanti uguale a te. Ma che splendore che sei nella tua fragilità e ti ricordo che non siamo soli a combattere questa realtà. Credo negli esseri umani, credo negli esseri umani, credo negli esseri umani che hanno coraggio, coraggio di essere umani. Credo negli esseri umani, credo negli esseri umani, credo negli esseri umani che hanno coraggio, coraggio di essere umani. Essere umani L'amore, amore, amore ha vinto, vince, vincerà. L'amore, amore, amore ha vinto, vince, vincerà. L'amore, amore, amore ha vinto, vince, vincerà. L'amore, amore, amore ha vinto, vince, vincerà. Credo negli esseri umani, credo negli esseri umani, credo negli esseri umani che hanno coraggio, coraggio di essere umani. E rieccoci e rieccoci di nuovo qua in diretta e niente allora intanto giustamente Filippo mi faceva notare che la federazione proprio che si chiamava prima del wheelchair hockey ha cambiato appunto anche il nome perché giustamente wheelchair sono le carrozzine quelle classiche, le carrozzine manuali, mentre le vostre essendo potenziate elettroniche si chiamano power chair. Ok, questa è una precisazione. No, è una precisazione corretta che insomma per dare la giusta inquadramento, inquadrazione, insomma, per dare l'inquadramento dello sport. Di tutto quello che, com'è che ci muoviamo, anche se disabili e gravemente disabili, ecco. Certo, certo. E poi, come diceva un po' Marino, parliamo un po' di questi tre fondatori che comunque con alcuni di loro con problemi veramente gravi e si sono messi in gioco e riescono a giocare, a fare questo tipo di sport. A raccontarla sembra proprio veramente una storia impossibile. Due distrofici, un paraplegico, persone di una certa età, anche dai 40-50 anni, si mettono insieme e nonostante tutte le difficoltà decidono di fondare la nostra squadra di Firenze, la Firenze Wheel Cherokee. Date le persone che vivevano costantemente in Carrozina, con problemi seri, con trapianto di cuore, con distrofia muscolare, con problemi quindi quotidiani. Nonostante ciò, grazie alla grande volontà, alla grande volta di fare sport e di portare questo sport a nuove persone disabili, si mettono insieme ragazzi e fanno una cosa impossibile direi. Certo, certo, certo. Fondo la nostra squadra. Noi siamo qui anche grazie a loro, vero? Sì, sì. Allora, e li ringraziamo perché comunque hanno gettato, hanno messo un piccolo seme che, insomma, ora è cresciuto e si è sviluppato. E una cosa importante, allora, ehm...Come dico sempre questo programma è nato un po' appunto per far conoscere determinate realtà, determinate opportunità, determinati servizi, perché tante volte manca proprio la congiunzione tra chi ha bisogno di un determinato servizio, di una determinata attività sportiva, per esempio ragazzi, famiglie, persone, ok? E chi lo eroga, perché tante volte magari chi, tipo anche nel vostro caso, io magari tramite una mia collega di lavoro che salutiamo, la dottoressa Anna Bevilacqua, che mi ha presentato la vostra realtà e mi ha fatto diciamo arrivare a conoscenza la vostra realtà, però è stato un passaparola. Magari a Firenze magari qualcuno non più vi conosce, ma poi usciamo fuori da Firenze e magari... Ed è giusto comunque presentare il più possibile le attività che fanno inclusione, che danno opportunità, perché comunque voi avete bisogno comunque di ampliare il vostro organico con gli atleti eccetera e comunque offrite un gran bel servizio per i ragazzi, perché non è soltanto un qualcosa, cioè è un momento di aggregazione, è un momento di spensieratezza, è un momento di ritrovo, cioè è tanto. Cioè non è solo fare sport, è tanto. Un po' come l'attività che facciamo noi, non è solo ci si trova in palestra, c'è tutto un contorno che si sviluppa, è tutta una rete. È proprio tutto un mondo che si viene a creare. Io infatti sono uno degli ultimi arrivati perché insomma, nonostante l'età avanzata. Raccontiamolo, raccontiamolo. Come è successo? Guarda, Per caso, casualmente, mentre io uscivo dall'idroterapia all'Istituto Gnocchi a Firenze. Certo. Dove era? A Scandicci. Sì, a Scandicci, a Firenze, a Torre Galde, insomma, lì accanto. Io uscivo e lui accompagnava Niccolò in piscina.Sì, Marino. Marino accompagnava in piscina. Poi dopo averlo fatto entrare, così io ho fatto la mia doccia, ho fatto tutto, e mentre mi vestivo ci siam messi a parlare con Marino. Certo. E lui mi ha tirato dentro, nel senso... Ma io l'ho detto. Ma io l'ho detto. Filippo, ma tu fai sport? E Filippo con una mano monca, ferma che non muove, va col bastone, tutto mezzo zoppato e dice: Ma mi vedi? Io come faccio a fare sport? Barcolla ma non molla. Barcolla ma non molla. E quasi ridendo dice: No, io non posso fare sport. Dice: Ma sta scherzando? Dice: Non, vieni a provare, vieni, vieni, vieni a trovarci. E quindi ho scoperto un mondo, perché veramente abbiamo scoperto un ampliamento della famiglia, ho scoperto tanti altri famiglie che condividono come me la stessa disabilità o altre disabilità, ma nello stesso modo, in modo differenti, in maniera così libera, trasparente, normale, normale, normale, proprio come una normalità. Ma infatti... La normalità è essere disabili, cioè è brutto da dire, vivere la normalità come normalità. Vivere la propria normalità.Ma infatti io dico sempre, io dico sempre che inclusione sta già, è un termine già sorpassato, perché io penso che ognuno di noi, con le proprie capacità e le proprie abilità, deve vivere la propria normalità. La propria normalità, sì, esatto. Quindi io dico sempre, anche quando siamo in palestra, quando siamo fuori, ognuno ha diritto di vivere la propria normalità al meglio e bisogna tutti insieme lavorare per far sì che questa normalità ci sia per tutti. Sì, sì, ma quello... È incredibile la naturalezza e la condivisione naturale che viene... Io vengo dal mondo, io fino a 22 anni ho giocato a rugby. Quindi tutta una famiglia, tutti il quinto tempo, il terzo tempo. Come qui c'è il quinto tempo di tutti e che dividiamo con le squadre avversarie. Non so, un momento di... Di convivialità. Convivialità, certo. Qualcosa da mangiare, un qualcosa da bere e andiamo avanti. E poi diventiamo tutti una grande famiglia. Certo, certo. E così lo era nel rugby. Ma io sono stato 30 anni, da 22 anni, io sono stato per motivi di lavoro, ho dovuto interrompere eccetera eccetera, ma poi dopo quando mi ha portato alla disabilità, che io sono da 15 anni in questa situazione, Però non avevo mai pensato di fare sport, ecco, di riprendere a fare sport. E qui senti veramente tutto, riprendere il battito del cuore, senti l'adrenalina, senti il momento della partita, senti la tensione. È incredibile. Io ho riscoperto tutte queste emozioni grazie a Marino, grazie a loro che sono i miei compagni di squadra e tutto. Di vita anche. Sì, di vita. Bello, bello, bello. Sì, anche questa cosa di...Ritrovarsi poi dopo un periodo di stop a rivivere determinate emozioni che ricordano anche il passato quando facevi sport da ragazzo. Esatto. Quindi è bello riscoprire, insomma, rivivere questi momenti. Forse manco pensavi minimamente di poterli rivivere. No, io pensavo proprio di non poterli rivivere. È bello davvero, è bello davvero. Ma una cosa importante, quanti siete in squadra attualmente? Nico, diccelo te. Dieci, siamo dieci, sì. Siete dieci, quindi è incrementato il numero da 3 a 5, da 5 a 10. Bene, e di che ora a parte Filippo, 53 ormai... Sì, va beh, non lo so, non lo so vuol dire. Io 20. Niccolò, 20. Bene, e poi in generale la media dell'età? È tra i 14 e i 16. Ah! E abbiamo un bambino di 10 anni. Bene. Ha iniziato che ne aveva otto come Niccolò Brancaccio. Bene, bene. Quindi è bello anche vedere che c'è una differenza di età. Maschi e femmine. Bene, bene, bene. E questo è importantissimo. Quindi c'è un'inclusione a 360° perché ognuno ha la propria età, il proprio genere, le proprie problematiche, passatemi il termine, le proprie diversità, mettiamo così, però siete tutti insieme. E io, anche quando sono in palestra con i ragazzi, io ne ho 18 e non so come faccio perché sono da solo e più ho un genitore che mi fa da... Diciamo, qua diva un po' e poi gli altri genitori supportano. Fortuna, abbiamo gli scout che spingono, perché alcuni ragazzi con la carrozzina... Noi abbiamo adottato il vecchio... Abbiamo gli scoute che spingono, quindi dove non arriva magari il ragazzo o la persona comunque con le proprie forze, diciamo, gli abbiamo affidato un accompagnatore. Bellissimo, sì. E la cosa bella poi è anche che noi abbiamo tanti ragazzi con patologie cognitive e quindi i ragazzi magari che sono distrofici o che hanno comunque patologie invalidanti sotto l'aspetto fisico, mettono la parte cognitiva per i ragazzi che invece hanno il fisico ma magari hanno qualche problema cognitivo intellettivo. Quindi uno coordina l'azione di gioco, l'altro ci mette il fisico e però giocano tutti insieme, giocano i ragazzi normodotati. Quindi è importante, una cosa importante, penso anche per voi lo sia, è anche l'adattare anche le regole a volte, no? Perché tante volte ora voi magari avete delle regole più strutturate e comunque c'è da dire che l'utilizzo della carrozzina elettrica... Ci vuole testa per farla. Nel senso, ci vuole magari un ragazzo con una patologia intellettiva anche un po' seria, non è indicato perché comunque una carroziona va a 15 km/h, se sbaglia manovra o va incontra un altro, c'è da farsi di male. Noi fortunatamente con le carrozine non è che... Magari chi ha qualche problema di tipo intellettivo non si spinge neanche troppo forte. Quindi abbiamo trovato un po' la nostra dimensione e soprattutto noi riadattiamo le regole proprio per riuscire sempre a mantenere tutti. Perché ci sono ragazzi che comunque sono entrati a far parte del progetto che avevano nove, dieci anni e ora sono ventenni Io ne avevo 14. Non ho mai affatti. E mi auguro che vai avanti sempre nell'associazione perché nell'associazione poi potrei dare il tuo contributo anche a livello di dirigenza quando invecchierai e dici: Non ce la fo più. Però puoi avere sempre un ruolo attivo all'interno della... Anche quando si sta anche, dice: Ora non ho più voglia di gioare. Però è comunque sempre una realtà che ti ospita e che ti permetterà sicuramente sempre di sentirti al proprio posto, insomma, al proprio agio, no? E questa è una cosa importante. Eh sì. Allora, io direi di andare ascoltare un altro brano. Visto che io ora stravolgo un po' i piani perché c'eravamo un po' detti un po' di cose, ma visto che ha parlato Filippo, io metterei The Final Countdown. Perfetto. Si prova? Vai, vai. Si prova a metterla? Vai, vai. Ora c'è da cercarla perché questo è il bello della diretta. Si cerca subito e si mette noi. Ma c'è voluta anche poco. Ascoltiamola subito. VaiWe're living together. Ma still is very well. And maybe we'll come back. To make a good time. I guess there is no one to blame. We're leaving ground . Will things ever be the same again? It's the final countdown. The final countdown. Oh, oh. We're heading for Venus . E still we stand tall. Cause maybe they've seen us. E welcome us all, yeah . With so many lighttears to go. E things to be found . I'm sure that we all miss her soul. It's the final countdown. The final countdown. The final countdown . Oh, oh, oh, oh. Oh, oh, oh, oh The final countdown. Oh, oh. It's the final countdown. Allora la sfumiamo un attimino e ritorniamo in diretta e continuiamo a parlare di questa magnifica realtà e chiedo a Marino, visto che un po' abbiamo accennato un po' di regole, insomma, si gioca cinque contro cinque, quattro giocatori in movimento, uno in porta, il campo è 26 per 16. Giusto. C'è delle paratie intorno di gomma. La pallina com'è? La pallina è diametro 7 cm, leggerissima, bucherellata, di plastica e si può giocare eee con questa pallina in due modalità. Il giocatore può avere o la mazza in mano per chi riesce a tenerla, no? Certo. Chi ha ancora quel residuo di forza. Oppure se non riesce a usare la mazza, può giocare con lo stick. Lo stick, se non altro, è una pinna che si attacca alla paratia della carrozzina sul fronte davanti che può aiutare il giocatore a indirizzare la palla oppure ostacolare l'avversario. Ok, ok. E poi si gioca cinque contro cinque, sei detto, ventisei per sedici, c'è le paratie. I tempi, sei detto, sono quattro tempi da dieci minuti. Minuti. Perfetto. E a livello di sostituzioni, quante se ne può fare all'interno... Infinito, quanto vuoi. Due, tre, di solito non ci sono regole che limitano, si può sempre cambiare. Si può fare il timeout, come normalmente si fa in tutti gli sport. E poi ci sono degli arbitri molto severi, perché non è uno sport di contatto, quindi nonostante delle carrozzine che hanno performance importanti, non sono macchine da scontro. Certo, certo. Perché può pensare uno vedendo questa carrozzina rinforzare, dice vai, vanno a fare macchina da scontro, no, perché ogni contatto è fiscato come fallo.Sanzionato. Ok, ok. Avete mai avuto sanzioni? Io sì, un cartellino verde. Preso alla prima partita. Subito? Subito un cartellino verde alla prima partita. Questo perché? Per il controllo della carrozzina. Perché se è per il controllo della carrozzina. Perché sei in andata a sbattere. A sbattere, addosso, senza volerlo. No, è a sbattere, addosso e in retromarcia. Cioè, la retromarcia è un'aggravante all'indietro, perché la parte dietro è più dura. Tipo sinistro stradale, va beh. Sì. Va beh, hai fatto un sinistro Non si è fatto uccidere, ma insomma... Poi ci è mancato. Bene, bene, bene. Allora invece ora chiedo a Niccolò, a parte il fare sport insieme all'interno di questo gruppo, cosa fate? Perché io immagino fate anche tanti altri tipi di attività, magari vi vedete fuori dalla palestra. Dicci un po', raccontaci un po'. Sì, diciamo anche un momento prima della partita, quindi quando facciamo la sospetta.In base, se è lontano diciamo la squadra avversaria, andiamo il giorno prima, il sabato, e dormiamo in albergo magari facciamo la cena la sera prima. Il bello è anche quello, non c'è solo sport ma c'è anche... Amicizia, aggregazione, certo. Una seconda famiglia. Certo, certo, me lo immagino, perché comunque si è creato tutto un legame, come si diceva anche prima con Filippo e con Marino, comunque si è creato anche tanto altro. Quindi le trasferte, essendo distanti, grosso modo, dove sono dislocate? Milano, Monza, Bologna, Genova, Roma, anche a Palermo siamo stati l'anno scorso. Venezia, in tutta Italia, davvero. Quindi, insomma, trasferte importanti. Io non c'erano neanche mai stato, quindi... Ah bello. Insomma, grazie all'hockey sono riuscito... Anche a visitare un posto nuovo. Quindi anche conoscere nuovi posti. E poi, a parte le partite, avete fatto qualche altro tipo di attività, qualche esperienza, qualche uscita? Sì, siamo andati nelle scuole, siamo stati abbiamo fatto una dimostrazione di hockey, abbiamo fatto provare le carrozzine ai ragazzi che erano in classe di uno dei nostri giocatori. Ah ok, quindi siete stati all'interno di un istituto dove appunto in una classe c'è un vostro compagno di squadra e siete andati a fare la dimostrazione ai compagni di scuola suoi. Sì, sanno che significa, ecco... Eh certo. Saper portare sia la carrozzina che la pallina con la massa. Bene, hanno imparato... È difficilissimo, eh. Perché ci vuole una coordinazione particolare. Loro, nonostante c'hanno tanta forza, non ce la facevano. Nessuno riusciva a portare la pallina con la mazza e guida la carrozzina contemporaneamente. Ciò che i nostri atleti invece sono bravissimi. Immagino la difficoltà, anche perché comunque la sensibilità del joystick immagino sia alta e quindi controllare è un po' come iniziare a prendere la patente, è un po' la stessa cosa, è un mezzo che bisogna prenderci mano e utilizzare, poi a me non mi riesce a fare due cose insieme, figurati. E lì bisogna andare a fare. Quindi c'è da imparare a fare intanto due cose insieme e poi guidare comunque un mezzo e in più interagire e andare dietro una pallina o una marcia. È veramente difficile. E stare attento agli altri. Di non colpire gli altri con la marcia. Soprattutto il retromarcia. Soprattutto il retromarcia. Uno dei nostri tipici allenamenti è proprio mettiamo birilli a terra all'interno del campo e facciamo imparare con lo slalom a non toccare i birilli. Una volta vengo. Perché è difficilissimo non toccare i birilli. Voglio provare. Sì, sì. Vieni, vieni. E lo facciamo sia davanti che all'indietro. Indietro è difficilissimo ancora di più, però perché loro devono acquisire una grande sensibilità con la loro carrozzina, che sono tutte tarate ognuno sulla propria postura, perché ogni giorno ha la propria difficoltà, e nonostante ciò riescono comunque a essere precisi. I più bravi sono quelli che sono più precisi, quelli che si muovono in piccoli spazi, riescono a sgusciare via dove c'è la mischia e riescono a prendere la pallina e andare in porta, per dire. Certo, certo, certo. No, già stasera a entrare io penso che ero ancora lì fuori ad aspettare che qualcuno mi facesse entrare perché non sarei passato neanche dalla porta perché alla fine la carrozzina tua Nico è precisa. Quindi se non hai la precisione, insomma, no. Questa cosa le aiuta anche al controllo quotidiano della vita di tutti i giorni, perché se imparano a essere precisi anche con la carrozzina da hockey che è più violenta, più veloce, poi hanno anche più occhio nella vita quotidiana. Certo, perché comunque mi dicevi 15 km/h. Allora, si gioca a 15 in serie A, nella serie B dove siamo noi si gioca a 12 e noi preferiamo giocare a 12 per un discorso di sicurezza, perché effettivamente c'è anche... Comunque c'è anche a 12. È tanta roba, sì. Cioè 3 km di differenza è roba, però comunque c'ha 12, 15. Immagino che già sia difficile a 12. Tira adrenalina, tira... Figura c'è 15. Certo, certo, certo. Ma poi, mi è giunta voce, siete andati anche sui catamarani adattati anche voi? Sì, sì. Quando siete andati? Quest'estate, ad agosto. Oh, bello, bello, bello. Li avete visti i delfini? Perché Silvio è un biologo marine. Sì, biologo. Con il pianto, sì. Salutiamo Silvio e la Fondazione Mare Oltre Onlus di Viareggio che ha ospitato anche il mio progetto qualche anno fa, ora si tornerà tanto il prossimo anno magari. Ringraziamo anche la Cassa di Risparmio di Firenze, Fondazione che ha finanziato questi progetti. Certo, perché ha finanziato l'imbarcazione. E anche noi, ci ha sempre aiutato la fondazione. Questo non l'abbiamo detto, però ci sarà sempre molto vicino. Grazie a loro abbiamo acquistato due nuove carrozzine da 15 mil euro l'una, non è poco. E grazie a loro abbiamo avuto l'anno scorso un pulmino, un pulmino nuovo che ci aiuta a fare le trasferte, a muoverci con le carrozzine. Loro ci hanno dato 45 mila euro, non è poco, è bene dirlo, ma loro sono sempre molto sensibili e molto presenti. Certo, e tra l'altro infatti con il fatto che la Cassa Risparmio Firenze aveva finanziato o aveva contribuito comunque a finanziare l'imbarcazione, penso che tutte le associazioni che erano legate alla fondazione potevano partecipare gratuitamente alle trasferte con l'imbarcazione. E tra l'altro quindi a voi vi è andata meglio perché avete visto delfini a noi non siamo riusciti a... Noi tantissimi, era una giornata piatta, di calma piatta, un mare bellissimo, abbiamo visto un sacco di delfini davanti, lì dietro, ci saltavano, abbiamo fatto video. Una cosa bellissima, veramente, me la porto nel cuore con tanta gioia. Che davano la caccia, facevano...Saltavano facevano intorno e circondavano un branco di pesci per poterli mangiare insomma stavano facendo questo accerchiamento e ci hanno cerchiato anche a noi quindi c'eravamo tutti intorno perché i pesci si erano nascosti sotto il catamarano. Queste imbarcazioni accessibili a tante carrozzine contemporaneamente una cosa eccezionale No ma poi la cosa bella è che è un'imbarcazione di 18 metri ed è percorribile interamente da poppa a prua appunto perché comunque anche la larghezza laterale lo permette Esatto C'è l'accessibilità anche all'interno dei locali e all'interno del bagno quindi è completamente... Ma perché l'ha studiata proprio Silvio, l'ha progettata lui perché è un catamarano molto particolare. Cioè di solito quando si parla di catamarani siamo abituati a vedere il lusso, determinati catamarani. Per esempio ho conosciuto Andrea di Stella, che lui ha un catamarano accessibile che però non penso possa ospitare tutte. E lui, cioè il progetto si chiama Spirito di Stella e ha collaborato con il Ministero della Difesa, infatti ha fatto delle traversate atlanti eccetera insieme alla Vespucci. Quindi è una cosa bellissima, anzi vediamo se riusciamo a mettere insieme, contatteremo Andrea per vedere se magari un tratto atlantico lo facciamo insieme a lui perché c'è verso riuscire tranquillamente a farlo e quindi lo faremo, lo contatteremo. Facciamo un progetto in America con... Perché no, noi ci stiamo Ora non mi ricordo in quanti si può andare compresi gli accompagnatori però mi informo e vi aggiornerò perché è una cosa che vorrò fare. È bello di fare rete questa, anche dalla vostra radio, grazie a te. È importantissimo fare rete, è importantissimo perché comunque lavoriamo tutti con il solito obiettivo che è quello dell'inclusione, è quello del vivere la normalità e quindi lavoriamo tutti insieme, non c'è un'attività di serie A, di serie B, di serie C. Ognuno mette un piccolo tassello per contribuire a questa rete dell'inclusione e della normalità e quindi insomma condividere anche le esperienze, progetti, ben venga, ben venga. Tra l'altro una cosa molto importante che vi anticipo uscirà un bando ministeriale nelle prossime settimane, un bando che se non vade errato sia di 300 milioni di euro, che finanzierà progetti di tipo sportivo, lavorativo e diciamo abitativo. Chiaramente bisogna soddisfare due dei tre requisiti e quindi ipoteticamente una SD dovrà fare un'associazione temporanea per lo scopo insieme a un'altra realtà magari del terzo settore che si occupa di inserimenti socio-lavorativi piuttosto che di abitativo per attingere appunto, poi ve lo farò sapere, perché tanto sono in contatto con il Ministero appena esce il bando io ho già intenzione appunto di fare un progetto. Quindi insomma vediamo di... Anche queste sono notizze importanti e vediamo di avere qualche fondo per permettere anche la lungimiranza delle nostre realtà e la longevità, perché purtroppo tante volte chi dona, chi finanzia magari lo fa una volta, poi magari non lo vedi più per anni, poi ritorna, però non si riesce mai ad avere qualche donatore, qualche partner, perché penso che il meglio sia trovare delle realtà che vogliono fare partnership, che credono nei valori e nel progetto e che possano dare appunto una periodicità nel futuro, una progettualità anche perché se no siamo sempre a rincorrere i fondi per fare l'attività e che poi comunque tante volte gettato la base, no? Poi per il sostentamento i soldi che servono sono un po' meno. Magari una volta che le carrozzine le hai acquistate serviranno per le manutenzioni eccetera, ma il costo importante è l'acquisto, è l'acquisto del furgone. Una volta che hai gettato le basi, un po' come noi, le carrozzine ci stanno, il furgone ci sta, insomma, poi ci serve per mantenere. E però non è semplice, perché tante volte tutti sembra anche di avere un occhio di riguardo con questi tipi di attività magari inclusive. Però quando poi va a bussare sembra quasi un po' che se ne dimenticano, no? E niente, quindi io direi da andarci ad ascoltare un altro brano e visto che ha parlato Nico, si mette il brano che hai scelto te, che è quello dei Modà, che è quello dei Modà e che è come un pittore. Come mai? Dici un po' Perché la canzone parla del del cielo e lui come un pittore disegna la vita. Il cielo e il mare se lo guardiamo sembra quasi infinito. Certo. O infinito magari la voglia di stare qua con la squadra e di giocare e giocare per vincere. Bene, bene, bene. Quindi l'amore infinito per questa realtà e per questa associazione dove ti senti proprio accolto. E quindi ascoltiamoci questo brano come un pittore dei Modà.Ciao, semplicemente ciao. Difficile trovar parole molto serie, tenterò di disegnareee. Come un pittore farò in modo di arrivare dritto al cuore con la forza del colore e guardeeen, senza parlareee. Azzurro come te, come il cielo e il mare. E giallo come luce del sole, rosso come le cose che mi fai... provare. Ciao, semplicemente ciao. Disegno l'erba verde come la speranza e come frutta ancora acerba. E adesso un po' di blu, come la notte, bianco come le sue stelle con le sfumature gialle. L'aria puoi solo respirarla. Azzurro come te, come il cielo e il mare. E giallo come il luce del sole, rosso come le cose che mi fai. Provere. Per le tempeste non ho il colore, con quel che resta disegno un fiore. Ora che è estate, ora che amore. Azzurro come te, come il cielo è il mare. E giallo come luce del sole... E rientriamo in diretta, rientriamo in diretta. Eh, intanto bellissima canzone, anche questa. Eeh... Niente, allora siamo giunti quasi al termine, perché poi volevamo farvi sentire anche l'ultimo brano sempre scelto da-da questi ragazzi. Ehh, però progettualità future. Due parole su-su quello che sarà il Fiorenza Wheelchair Hockey nei prossimi anni. Abbiamo l'obiettivo di partecipare a un campionato internazionale, a Praga. È un altro obiettivo. Allora, quest'anno siamo stati in Olanda, a Eindoven, questa estate. Un'esperienza bellissima, come diceva Nicolò, che ci porta al di fuori proprio della sola realtà dello sport, ma dell'aggregazione, di conoscere nuove realtà, nuovi personaggi, nuove storie, nuove vite straordinarie e ognuna veramente ha da insegnare a tutti noi qualcosa di buono. E quindi, diciamo, reduci di questa bellissima esperienza fatta in Olanda, questa estate a ferragosto, abbiamo saputo che c'è un torneo internazionale organizzato dagli amici di Praga E noi vogliamo andarci, probabilmente o a Pasqua, nel periodo di Pasqua, o ad inizi giugno. Quindi il pulmino ce l'abbiamo, dobbiamo noleggiamo un altro furgone, ma l'obiettivo è quello di partecipare con altre venti squadre lì Allora, perfetto. Quindi noi attendiamo news su questa partecipazione che insomma eh porta la vostra attività eee la città di Firenze in trasferta, ma comunque la Toscana e-e tutto diciamo l'entourage che opera nel mondo dell'inclusione, sarà con voi, anche se non fisicamente, comunque con il cuore. Quindi aggiornatici. Siamo giunti al termine perché, come ho detto poco fa, bisogna ascoltare questo ultimo brano che è quello di Franz Ferdinand, Build It Up. Spiegaci brevemente il perché di questa traccia e poi andiamo a ascoltarla e facciamo un saluto agli ascoltatori. Bellissimo brano. A me piace perché Franz Ferdinand dice costruiamo sempre un pezzo in più, qualcosa di buono in più da lasciare in questo mondo. Quindi questo è l'augurio che voglio fare a tutti quelli che fanno sport. E vi-- E soprattutto nel mondo appunto dell'inclusione, dell'accessibilità, dell'abbattimento delle barriere. Siamo in continua evoluzione e in continua rivoluzione, mettiamola così. E quindi io penso che non potevamo chiudere-Con un brano più azzeccato. Quindi allora intanto salutiamo gli ascoltatori. Vi ringrazio per essere stati qui con noi a presentare questa magnifica realtà che è la Fiorenza Wheelchair Hockey. E se volete salutare anche i compagni di squadra lo potete fare. Come facciamo il saluto di squadra? Fiorenza alé. Alé, alé. Bene, e con questo saluto ascoltiamo il brano e alla prossima puntata. Posso dire un'altra cosa? L'ho detto in aggiunta. Se avete ascoltato questa trasmissione, se conoscete qualcuno che è disabile, che è schiuso in casa, fatelo uscire, fatelo uscire, mandatelo da noi, mandatelo da Claudio, mandatelo da qualche parte, ma comunque fatelo uscire. Perché io se non avessi trovato Marino, sarei chiuso in casa. Cosa importante, dove vi possono trovare? Avete un sito? Avete social? Social? Fiorenza wheelchair hockey. Instagram e Facebook. Instagram, Facebook, Fiorenza wheelchair hockey. Contattateli e andate a aggregarvi con loro e vi diverterete sicuramente. Ascoltiamoci l'ultimo brano e ciao a tutti. "
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# Wheelchair Hockey: sport e inclusione a Firenze

11 novembre 2025 58:15 

In questa puntata di "Inclusione a Ruota Libera", Claudio Alunno ospita Marino Brancaccio (presidente), Niccolò Mercurio (capitano) e Filippo Gramegna (atleta) dell'ASD Fiorenza Wheelchair Hockey. Il tema principale è qu

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## Estratto

In questa puntata di "Inclusione a Ruota Libera", Claudio Alunno ospita Marino Brancaccio (presidente), Niccolò Mercurio (capitano) e Filippo Gramegna (atleta) dell'ASD Fiorenza Wheelchair Hockey. Il tema principale è questo sport inclusivo, la sua nascita nel territorio fiorentino e le sfide affrontate. Viene sottolineato come persone con gravi disabilità trovino nello sport non solo divertimento, ma anche un senso di appartenenza e superamento delle barriere. L'associazione, nata nel 2018 con tre atleti, è cresciuta fino a contare dieci membri, dimostrando l'importanza di tali realtà per la propria normalità e l'abbattimento delle barriere.

## Trascrizione

Trascrizione completa 

## Navigazione tra puntate

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### Altre puntate

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    WhiteRadio 27 gennaio 2026 
    
    [
    
    ### Ing. Andrich: ausili e accessibilità per Milano Cortina 2026
    
    ](/eventi/podcast/2026-01-27-parte-1)
    
    In questa puntata di "Inclusione a Ruota Libera", Claudio Alunno dialoga con Renzo Andrich, storico ingegnere della Fondazione Don Gnocchi di Milano, esperto di ausili per disabili e accessibilità dei luoghi. Il tema principale è l'evoluzione delle tecnologie per la disabilità e l'importanza dell'accessibilità nel turismo, in particolare in vista delle Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina 2026. Si sottolinea come gli ausili tecnici siano diventati il quarto pilastro della salute secondo l'OMS e come l'accessibilità debba essere integrale e personalizzata, beneficiando tutti, incluse persone anziane o con disabilità temporanee. Viene evidenziato l'impegno della Regione Veneto nella formazione e sensibilizzazione per un turismo inclusivo, e come la progettazione "senza barriere" sia cruciale nei nuovi ambienti.
    
    [Leggi la puntata →](/eventi/podcast/2026-01-27-parte-1)[WhiteRadio](https://www.whiteradio.it/?view=programmi&See=151-inclusione-a-ruota-libera-con-claudio-alunno&Podcast=151_2026-01-27_1.mp3#podcast)
    
-   ![](https://www.whiteradio.it/photos/mid-thumbs/2014-inclusione-a-ruota-libera.jpg) Podcast 
    
    WhiteRadio 13 gennaio 2026 
    
    [
    
    ### Claudia Conte: inclusione, bullismo e memoria della Shoah
    
    ](/eventi/podcast/2026-01-13-parte-1)
    
    In questa puntata di "Inclusione a Ruota Libera", l'ospite Claudia Conte, giornalista, scrittrice e opinionista TV, si confronta con Claudio Alunno sul tema dell'inclusione, del bullismo e della memoria della Shoah. Conte, portavoce dell'Osservatorio Nazionale Bullismo e Disagio Giovanile, evidenzia l'importanza di riconoscere i segnali di bullismo e cyberbullismo nei giovani, sottolineando il ruolo cruciale di ascolto e alleanza tra famiglia, scuola e enti educativi per contrastare il fenomeno. La discussione si sposta poi sulla sua collaborazione con la Fondazione Museo della Shoah, sottolineando la necessità di coltivare la memoria storica. Viene ribadita l'importanza della conoscenza profonda degli eventi passati, come la Shoah, per prevenire odio e intolleranza, soffermandosi in particolare sulla Giornata della Memoria e sulle derive antisemite odierne, anche in relazione al linguaggio. In chiusura, Conte e Alunno riflettono sul ruolo delle figure pubbliche nella divulgazione di informazioni corrette e consapevoli, specialmente su temi così delicati.
    
    [Leggi la puntata →](/eventi/podcast/2026-01-13-parte-1)[WhiteRadio](https://www.whiteradio.it/?view=programmi&See=151-inclusione-a-ruota-libera-con-claudio-alunno&Podcast=151_2026-01-13_1.mp3#podcast)
    
-   ![](https://www.whiteradio.it/photos/mid-thumbs/2014-inclusione-a-ruota-libera.jpg) Podcast 
    
    WhiteRadio 9 dicembre 2025 
    
    [
    
    ### Handbike: passione, sfide e sinergia di una coppia campione
    
    ](/eventi/podcast/2025-12-09-parte-1)
    
    In questa puntata di Inclusione a Ruota Libera, Claudio Alunno dialoga con due atleti di handbike, Cristian Giagnoni (nazionale italiana) e Kristina Madayova (nazionale slovacca), compagni anche nella vita. Il tema centrale è l'handbike, uno sport paralimpico che permette di pedalare con le braccia, evidenziandone la crescita di livello competitivo e le sfide legate ai costi delle attrezzature e alla ricerca di sponsor. Raccontano le loro storie personali, il passaggio da altri sport e l'importanza del supporto reciproco nella coppia per mantenere alta la motivazione. Cristian condivide il significato della canzone "Eh Già" di Vasco Rossi, legata al suo risveglio dopo l'incidente.
    
    [Leggi la puntata →](/eventi/podcast/2025-12-09-parte-1)[WhiteRadio](https://www.whiteradio.it/?view=programmi&See=151-inclusione-a-ruota-libera-con-claudio-alunno&Podcast=151_2025-12-09_1.mp3#podcast)
    

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