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title: "50 anni di inclusione: Cooperativa CUI tra passato e futuro | Podcast Inclusione a Ruota Libera"
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      "description": "La puntata presenta la Cooperativa CUI di Prato, che quest'anno festeggia 50 anni di attività nel campo dell'inclusione sociale. Gli ospiti sono Gabriele Alberti, presidente, e Valentina Roselli, educatrice storica. Essi descrivono l'evoluzione della cooperativa, nata nel 1975 dall'unione di genitori e focalizzata sull'autonomia e lo sviluppo delle persone con disabilità psicofisica. La CUI propone laboratori artigianali (legno, riciclo, ceramica) e attività che promuovono lo sviluppo sensoriale e relazionale, come psicomotricità, pet therapy e ippoterapia. La cooperativa, con 15 operatori per circa 60 utenti, svolge un ruolo cruciale nella rete di supporto sociale locale, offrendo percorsi personalizzati e cercando la migliore inclusione per ciascun individuo.",
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      "transcript": "C'è una strada tutta nuova dove ogni voce trova posto tra lo sport e la cultura, ogni sogno a costo fisso. Ogni persona è una storia che accendiamo con la luce in salute nel lavoro la diversità non ha più croce. Inclusione a ruota libera, qui ogni battito ha il suo ritmo dal campo fino all'ospedale. Dentro ogni cuore gira il mito Scivoliamo con la musica nelle vie della città tra I sorrisi nell'abbraccio ogni angolo è libertà Inclusione a ruota libera Qui ogni battito al suo ritmo dal campo fino all'ospedale Dentro ogni cuore gira il mito Non lasciamo nessuno indietro ogni voce avrà il suo canto nelle piazze nei palazzi la comunità è il nostro patto non lasciamo nessuno indietro ogni voce avrà il suo canto nelle piazze dei palazzi la comunità il nostro patto Buonasera a tutti e benvenuti a una nuova puntata di inclusione a ruota libera. Stasera abbiamo qui un'altra realtà del nostro territorio che è la cooperativa CUI. Qui con noi in studio abbiamo Gabriele Alberti che è il presidente e Valentina Roselli che è un'educatrice storica e sono venuti a presentare appunto le loro attività e la loro realtà. Intanto grazie di essere qui con noi questa sera a presentare la vostra realtà perché ricordo sempre che il nostro programma è nato un po' per far conoscere in realtà il territorio di Prato e non solo nell'ambito dell'inclusione. Buonasera intanto a voi e grazie di essere qui. Grazie a te. Allora entriamo subito nel vivo e chiedendovi subito, anzi lo chiedo a Valentina che storicamente è colei che è da più tempo che è all'interno della cooperativa, perché Gabriele è un neo-presidente da qualche mese, insomma, da maggio. E quindi chiediamo a Valentina quando e perché è nata qui. Sì, la cooperativa CUI nasce nel 1975. Un gruppo di genitori sentirono il bisogno di creare un ambiente che desse ai loro figli la possibilità di realizzarsi attraverso un'attività lavorativa e non più di contenimento. Quindi si misero insieme, unirono le loro forze e la voglia di vedere superare la condizione di emarginazione dei propri figli, rafforzando e strutturando la loro personalità sul piano sociale, psicologico, ma anche relazionale. Quindi il pathos era importante perché appunto questo gruppo di genitori negli anni trasformano quello che è il modo di vedere la disabilità fino ad allora Poi negli anni tutto si trasforma modellando sempre di più progetti educativi piuttosto che attività di vario tipo e sempre volti alle esigenze personali dei ragazzi, quindi degli utenti e delle loro famiglie. Nel 2000, mi viene in mente, dopo diversi anni e diversi cambiamenti storici, viene creato il Giardino dei Sei, nel cuore pulsante storico della nostra città, in Via dei Sei appunto, un gruppo di giovani vengono uniti con disabilità psicofisica di vario grado, diciamo, e accentrando l'obiettivo sull'autonomia. Sull'autonomia di questi ragazzi. Quindi il contesto storico facilitava questo progetto, strutturando e migliorando le loro capacità.Ehm... Poi mi viene in mente che dal 2000 poi con la qualità si passa all'accreditamento quindi le leggi cambiano noi ci adibiamo aaa, alla legge 41 e da via Targetti quindi un loft del dell'anificio Balli dove c'eravamo dove avevamo allestito la nostra cooperativa passiamo in via di Reggiana dove le strutture sono divise. Accoglie ogni modulo accoglie venti ragazzi e quindi cambia nuovamente la visione della nostra cooperativa. L'impostazione no, eh diciamo in un modulo viene lavorato il legno, in un altro sono concentrati i ragazzi più giovani, nell'altro che è il verde, eee si si mmm c'è l'obiettivo del riciclo e quindi tutte le attività girano intorno a-a questo obiettivo, no? Mm-mmh. Comunqueee da quello insomma che hai un po' raccontato Valentina, si capisce che è una realtà che, ricordiamo, quest'anno ha compiuto 50 anni, quindi nata nel 75, e è stata sempre in continua evoluzione e si è riadattata anche negli spazi, perché passando magari daaa via Targetti, che erano spazi che magari poi a seconda dell'attività che si è evoluta magari non erano più idonei magari alle attività e quindi avete deciso di cambiare, andare tra l'altro spostarvi anche perché per chi è in ascolto e non sa insomma com'è strutturata Prato eh allora via Targetti diciamo è più vicina al centro storico mettiamola così via di Reggiana è più decentrata, un po' più periferica e quindi avete trovato però un posto ad hoc dove avete settorializzato le vostre attività che da quello che capisco erano un po' una sorta di laboratori basati su, eh, la manualità, eh, una parte magari con il riciclo delle materie, un altro su il legno e poi avete diviso per fasce d'età anche perché comunque è essenziale insomma eee per una migliore inclusione diciamo anche dividere e suddividere le-le varie fasce d'età ok ehm e quindi quali sono proprio le-le attività, s'è detto in questo caso, un-una parte si occupava de-de-del riciclo delle materie, un'altra è il legno, poi quelli che invece erano più giovani che-che tipo di attività faci- gli vi- fatto fare? Allora, eee allora intanto partecipano tutti alle nostre attività, no? Ok. Si parla di attività di tipo, allora, eeeh, tutte volte a sviluppare capacità sensoriali, a sviluppare la loro autonomia, quindi parliamo di psicomotricità. Quindi all'interno del nostro centro viene una ragazza esperta che si chiama Diletta e che fa- Pagnini. Pagnini, sì! Ah sì, lei la conosco, sì sì. Ma vai tranquillamente, sì sì. Anzi, se-se mai la salutiamo e gli giriamo anche eventualmente poi successivamente alla puntata, eeh verrà diciamo messo in onda il podcast e quindi po-potete anche riascoltarlo successivamente. Posso dire una veramente eee un'esperta che i nostri ragazzi hanno accolto in maniera ehm esemplare perché Diletta ti fa amare in una maniera incondizionata e quindi tutti i giovedì Diletta è all'interno del nostro centro dalle nove e mezzo a mezzogiorno e mezzo eee da loro un'ora a modulo appunto perché i nostri moduli sono divisi per colore per-per tutte le... E lei ogni-ogni ora si sposta in ogni modulo attraverso appunto la sua attività con-con musica ed è entrata con loro in relazione in maniera veramente unica. Lavora con noi da tanto e quindi conosce bene i nostri ragazzi eee e devo dire che appunto questa interazione, questo sviluppo delle loro competenze è di gran lunga cambiato in questi anni grazie a tutte queste eh attività appunto a parte quella c'abbiamo la ceramica tutti i mercoledì sia all'interno che all'esterno della nostra cooperativa perché un gruppo lo fa al-al-all'interno con Francesca Bonaccorsi e un gruppo si reca al laboratorio Tintori in Vainella. Ah sì? Dove c'era Leonetto Tintori. Bravissimo. Certo, io so- Proprio all'interno... Io abito sopra invece a fi-a Figline abito sopra Cerreto e quindi... Ah, allora sei fortunato. Sì, sì. Perché sono zone bellissime- Bellissime. Ehm e poi oltre a questo facciamo danza il venerdì in-nella scuola Isa Besa di via di Reggiana che è vicino a noi e ci andiamo a piedi. L'hap therapy, vengono due ragazze con due golden retriever meravigliosi e fanno attività con-con i ragazzi e questo ha veramente cambiato il loro modo di vivere, di-Perché veramente la pet therapy e anche l'ippoterapia. L'ippoterapia dove la fate? Allora, in realtà la fanno, mi pare fossero andati a Montemurlo? A Montemurlo. A Montemurlo. Perché è una cosa che segue la Cristina Puliti, che è la referente del nostro modulo verde e che è importante. Anche questa attenzione anche diciamo a figure professionali e professioniste come quelle della Pet Therapy che effettivamente sviluppano delle capacità, delle attenzioni così particolari, insomma, su cui ci teniamo molto. Elisa Rubino segue la Pet Therapy ed è bravissima, veramente. E questi ragazzi, se per qualche motivo magari può saltare qualche volta, si dispiacciono tantissimo perché per loro è un appuntamento inderogabile, no? Certo. Dove loro riescono veramente attraverso queste attività a tirar fuori le proprie emozioni. Certo, certo, certo. Quindi piuttosto che il croccantino dato al cane per la zampina, tutte le... È veramente bello vederli così felici, ma soprattutto è bello vederli entrare in contatto con quella naturalezza lì che solo loro riescono... Certo, perché mi hai detto che sono utenti con patologie psicofisiche. Psicofisiche, sì. Ok. E quindi io, diciamo, in tutto il mio percorso di vita ho avuto modo, tuttora con il progetto che faccio qua a la mano adattata, ma anche nella vita in generale, ho avuto modo di entrare in contatto molto spesso con persone con una sensibilità incredibile. Io ho sempre Ho riscontrato una grandissima sensibilità, cosa che purtroppo non è così scontata da trovare a giro, no? Io lo dio sempre, quando si fa attività con i ragazzi che magari possono avere patologie psicofisiche, hanno una sensibilità, un'empatia, anche a livello emotivo trasmettono tantissimo, tantissimo. E di riflesso anche con gli animali, sia con il cane o con il cavallo, sembra quasi che abbiano la sensibilità spessa. Esatto. Il cavallo e il cane che sono ultrasensibili, loro riescono probabilmente a connettersi, cosa che magari non riesce a tutti. Io mi ci metto per primo, nonostante penso che anzi, se ho aumentato la mia sensibilità è proprio perché ho avuto modo di essere a contatto con persone che ne avevano tanta e quindi me l'hanno trasmessa e di riflesso... Diciamo, una volta che sei in tranconnessione, penso solo in quel modo, perché tante volte è difficile averla... Non è sempre scontato averla di default, no? No. E Quindi capisco benissimo questo aspetto e sicuramente le attività comunque anche manuali li attivano molto e fanno esprimere, oltre le proprie abilità di manualità, soprattutto tutta una parte interiore. È un modo di comunicare. Anche tutte le forme dell'arte sono modi per comunicare e quindi anche quando fai un qualcosa che può essere la ceramica, piuttosto che una struttura con il legno, con le materie ricilate, comunque ognuno di loro farà quello che si sente di fare, che si sentano liberi di fare Esprimendo liberamente quello che sono. Certo, certo, certo. Perché avendo un'intelligenza emotiva spiccata, ognuno di loro a modo suo, è veramente unico il modo in cui riescono a connettersi con le persone. Certo. È unico. Cioè solo stando con loro puoi solo imparare. Puoi comprendere e imparare, certo. Visto che si era un po' a capire le attività, quanti Quanti sono gli utenti? Giusto per rendersi un po' conto. Allora, noi abbiamo un numero che è definito, ovviamente, dalle convenzioni che oggi le cooperative come le nostre devono avere e noi abbiamo una capienza, uso questo termine un po' improprio, ma così è, di 56 utenti. O non siamo qualcuno meno ora, mi pare, sì, erano tre, quattro utenti meno rispetto alla capacità diciamo complessiva, anche perché ogni modulo è un po' a se stante a se stesso, mi pare, sono 60, forse un pochino 58, comunque sui 60. Non è un numero banale per una cooperativa tratese, nel senso, perché sono tanti, tanti con complessità anche importanti sotto certi punti di vista. Quindi i moduli sono divisi in tre perché hanno, come dire, ovviamente sono dei moduli a se stanti, sono delle tre piccole cooperative all'interno della cooperativa, perché devono naturalmente corrispondere a dei requisiti importanti che prevedono non solo le convenzioni, ma prevedono poi quelli che sono i percorsi psicoattrudinali che devono essere utilizzati all'interno dei moduli. Ovviamente ogni modulo fa attività non esiste niente di questo tipo, ma lo scopo, le finalità deve essere quella. È ovvio perché siamo una cooperativa sociale, quindi lo dobbiamo fare ed è la storia della cooperativa UI che racconta che cos'è la cooperativa. Anche in tanti altri aspetti, pensiamo alla Petite Télé che nasce nell'89 con gli inserimenti della psichiatria dell'ospedale di Prato che venivano inviati in cooperativa per lavorare il legno. Oggi, ovviamente, come diceva prima Valentina, le cose sono cambiate, la professionalizzazione degli operatori è cambiata e quindi c'è bisogno di fare dei percorsi di inclusione e integrazione che sono ovviamente adatti ai tempi, si lavora adattati ai tempi, si lavora per creare su ogni soggetto, naturalmente, dove si può arrivare, sviluppare l'autonomia, sviluppare... Si lavora su questi ragazziI ragazzi per cercare di, come dire, di ri-rimandarli a casa sviluppando, diciamo, de-- un lavoro sulla loro condizione di vita che può portargli dei vantaggi, no? Dal punto di vista de-de dell'inclusione, quindi anche della vita che poi devono fare al di fuori della cooperativa. Quindi i tre moduli non-- insomma, sono numeri importanti. Per una cooperativa di questo tipo sono numeri importanti. Fortunatamente ci sono tanti operatori, anche storici della cooperativa. Quanti operatori ci sono a proposito? Siamo... Il numero preciso, Valentina, siamo... 15. 15, sì. A parte poi qualche- vabbè ovviamente poi ci sono i professionisti esterni. Esterni, certo. Però di base è 15 operatori. Però in ogni modulo ci sono all'incirca cinque operatori. I moduli sono divisi per colore, appunto si diversificano. E ogni modulo ci sono cinque operatori e ci dovrebbero essere venti utenti. Son tre moduli massimo quindi, come si diceva 58, 60, 60, venti per modulo e ogni venti utenti c'è cinque operatori. Noi abbiamo la convenzione con l'ASL di Prato che prevede 56 utenti. Poi abbiamo l'Homecare Premium, abbiamo l'SDS di Pistoia, poi anche persone che comunque ci contattano per- privatamente insomma per poterli... Ok, a proposito di, eh, dei vostri servizi, in che modo, appunto, l'utenza può accedere, se ci fosse qualcuno in ascolto, qualche famiglia interessata ai vostri servizi, in che modo può prendere, eh, diciamo, contatto con voi, quali sono i vostri riferimenti e come devono fare, appunto, per eventualmente, eeh, entrare, eeehm, diciamo, ad avere accesso ai vostri servizi in un modo convenzionato oppure privato? Ah, sul privato, eh, ci contattano direttamente al- ai contatti che sono reperibili su internet. Ok, avete il sito. Il sito è quello dellaaa-con nostra cooperativa che è www.cooperativacui.it. Lo si trova anche nelle pagine social. Certo, abbiamo Instagram, Facebook. Poi essendo convenzionati con l'ASL, quindi i nostri contatti sono reperibili nei siti istituzionali, del-del della-della nostra città. Si può prendere contatto tramite la cooperativa per avere, per fare anche un colloquio con i nostri operatori, oltre che con il presidente, naturalmente, per capire il profilo e la situazione dell'utente. Cioè per dargli l'indicazione più corretta per il miglior inserimento, mettiamola così. Anche perché vengono fat-- viene fatta una valutazione che è un po' anche la caratteristica della cooperativa CUI da sempre. Cioè noi non-- ovviamente la cooperativa CUI ha del personale dipendente che lavora. Eh dobbiamo comunque come tutti le strutture dobbiamo tener conto dei conti. Eh. Certo. Però non fa- noi non facciamo... Noi siamo una cooperativa sociale, quindi il nostro obiettivo è quello di, come dire, se accogliamo all'interno di una cooperativa un utente che ha uno specifico bisogno, noi ci dobbiamo rendere prima conto se abbiamo le competenze- Certo, se potete soddisfare le necessità e le esigenze dell'utente. O nel caso indirizzarli verso strutture- Altrove, insomma in altre strutture. Sì. Anche perché noi siamo parte di una rete che-- di cui facciamo parte, siamo una-- si è costituita una rete... Dove c'è anche Chepos. Sì, che si chiama Rete Insieme. Rete Insieme, me ne ha parlato la Tamara, quindi salutiamo anche la Tamara. Sì, ciao Tamara. Eee dove le cooperative non solo si condividono i problemi, le attenzioni, le questioni in ballo con l'ASL, le discussioni, però condividevano anche i propri saperi, no? Mettono a sistema le cose. Usano il proprio know-how, almeno... Certo. Non esiste-- ecco, la cosa è Claudio che mi piace, eee come dire, che sto vedendo anche da presidente, ma forse lo capivo meno dall'esterno e anzi ti ringrazio di averci, eee come dire, invitato perché la CUI ha bisogno... Io continuo a dire a Valentina, agli amici con cui collaboro, perché poi al di là dei ruoli, bisogna- è una famiglia con tutte le complicanze della famiglia, la CUI. Però, eeehm, dico che noi facciamo- ci facciamo- c'han tantissime competenze, è una cooperativa che è piena di-di storie, di racconti, di percorsi che vengono da lontano e spesso facciamo fatica a raccontarle all'esterno. Eee insomma un po' ci siamo presi questo impegno di farci conoscere di più, perché secondo me rende merito non solo al percorso della cooperativa ha fatto in tutti questi anni, di come si è migliorata nel tempo, di come si è adeguata anche ai tempi, no? Perché insomma 50 anni sono tanti per una cooperativa. Certo, è un bellissimo traguardo e se siete ancora qui vuol dire un motivo ci sarà, nel senso che... Con tutti gli alti e i bassi... Sì, ma quello fa parte della vita delle associazioni e delle operative. Però vuol dire insomma... Ecco, quello che mi fa piacere dire sono due cose: che la cooperativa...Un-un-un pezzo, come dire, una colonna portante di operatori storici che mi permetto di dire che, in generale, in questo paese le figure professionali di questo tipo sono estremamenteee, come dire, mal pagate, contratti di ancora che siamo all'epoca del Medioevo per una funzione così importante, ancora di più in un contesto storico come quello che viviamo, sociale, non di inclusione, ma di esclusione da parte della società che spesso, come dire, si rifugia o nelle cooperative, nella scuola, poi da 18 anni in poi la maggior parte si scompare da questa società. Quindi io credo che su questo si sia ancora molto indietro. Però questi operatori sono operatori che hanno una... Fortunatamente, essendo cooperative sociali, non sono opere-- non sono delle aziende che devono fare dei numeri, non sono delle aziende. E quindi c'è questa particolare attenzione che secondo me, per la nostra cooperativa naturalmente, ma voglio parlare anche per le cooperative della rete insieme, di esperienza, di capacità relazionale, così, che è un valore aggiunto in questa città. Io che poi lo sto vivendo anche direttamente, quando parlo con gli operatori, che è Valentina o che sia Cristina, Cristian, ti faccio dei nomi a caso, sono tutte persone con cui si condivide... Antonella, Patrizia... Non parlano dell'utente, parlano con il nome e cognome della persona perché fa parte di-di quella... Non sono fa Non sono numeri, ma sono persone che fanno parte- No, no, e non è scontato Non è un utente numero, ecco. Ma infatti... Purtroppo in alcune- ...ci siamo... Succede, ma perché appunto la... E quindi, ecco, questo è il primo tema, la prima cosa. La seconda, perché questa storicità va mantenuta, quindi c'è sempre un appello verso le istituzioni, le ASL, di non considerare queste cooperative come un-un fardello, ma di accompagnarli con la coprogettazione, con la cooperazione, insomma, son tutte parole un po' troppo abusate, ma in realtà cosa si chiede? Continuate a utilizzare la Cooperativa Cui nei modi e nei tempi che oggi ci impone la società, no? Si parte negli anni... La Valentina raccontava del '75, no? Di un gruppo di genitori che avevano bisogno di, fra virgolette, di consorziarsi insieme e cercare un modo per rendere i ragazzi più autonomi, quindi anche trovargli un lavoro e quindi mettere-- reinserirli in una società che era molto esclusiva, no? Il disabile si nascondeva a casa perché era una vergogna. Quindi pensiamo a quanto sia stata anche rivoluzionaria la scelta di alcuni genitori che tra l'altro provenivano anche da parti politiche differenti, no? Pensiamo alla politica degli anni '70. Invece i genitori che decidono Unitaria apposta viene chiamata perché unisce le diverse sensibilità nel fine comune di dare una, un futuro a questi ragazzi. Molti dei mobili eh del comune di Prato degli anni '70-'80 sono fatti da-da... Realizzati da... Dalla Cooperativa. Allora i ragazzi erano dipendenti della cooperativa. Venivano stipendiati. Venivano stipendiati. Quindi se pensiamo a oggi, quando si parla dei percorsi di inclusione lavorativa, a quanto ovviamente per quei tempi la cooperativa- No, era innovativa, certo. Era rivoluzionaria. Rivoluzionaria. Perché comunque già, appunto come dicevi te, Gabriele, si parla attualmente di inclusione lavorativa. Tornare indietro i 50 anni e già aver messo in atto che ragazzi con determinate patologie psicofisie venivano assunti per appunto lavorare all'interno di questa cooperativa e dargli un'opportunità. E oggi è quello che dicevi te, non solo per i ragazzi che hanno... Ovviamente non tutti purtroppo hanno una capacità, cioè, escono e hanno un'autonomia tale. Purtroppo, come dire, ci sono gravità diverse, situazioni familiari diverse. Questo vale per tutti. Però la part-- la questione è che la disabilità ancora è vista come qualcosa di pietoso, no, e non di inclusivo. Io, la-la-la, quando si parla d'autonomia, si parla che quella disabilità va messa a frutto. Ora utilizzo termini magari anche un po' troppo duri, ma bisogna capire come si possono, come si può uscire da quella condizione di isolamento nella società, rendendo questi ragazzi più capaci di essere, come dire, inserirsi nel mondo del lavoro, come producono, se possono andare a lavorare nelle aziende, se avranno un futuro, perché se no, eeeh, non so, la-l-l'idea è quella di renderli, come dire, più capaci di essere autonomi. Certo, ma... E di mandarli da soli. Ma come si diceva prima, prima di iniziare appunto la puntata, ce lo siamo detti, eh...Parlare di normalità, no? Perché appunto tante volte si parte con il presupposto eh che ognuno dovrebbe avere i soliti diritti, a parte che i soliti diritti purtroppo non ce le ha ne- cioè nessuno ha parità i soliti diritti dell'altro. Chi è in una situazione di difficoltà ancora peggio. E invece bisognerebbe che tutti avessero quantomeno la possibilità di trovare un lavoro, sia che abbiano zero patologie, sia che abbiano una patologia invalidante. Cioè al massimo delle proprie-- bisogna sfruttare al meglio le proprie abilità di ognuno, cioè dare, valorizzare ognuno. Valorizzare ognuno, far vivere a ognuno nella propria condizione la normalità, il proprio valore. Infatti, la legge sul dopo di noi, per questo noi parliamo con le cooperative, è una legge fatta bene, però come tutte le leggi in Italia, a parte si ferma lì, cioè perché noi ora non siamo nella situazione del dopo di noi, noi siamo di quello che succede oggi e forse siamo in ritardo anche per quello che-- perché il cruccio è la, è il dispiacere che vedo anche quando i nostri operatori alla CUI si dispiacciono di situazioni dove chiediamo la continuità della progettuale sui ragazzi, quando cerchiamo di avere non più risorse, ma anche più strumenti per poter continuare i percorsi. Li vediamo che-- il rischio è che, non solo da noi, io faccio un ragionamento generale, non sono più ragazzi, sono tutti molto adulti, i genitori sono molto anziani, i genitori si chiedono cosa succederà dopo. E il rischio è che poi siano strut- vengano poi ospitati in strutture ricettive che non sono adatte a loro, no? Si parla di autonomia. Io, non nel nostro caso della CUI, ma in altre cooperative, conosco persone che eee sono ospitate nelle RSA perché magari non ci sono più i genitori, ci sono gli amministratori di sostegno. Cioè questo è un tema vero che riguarda le no- le nostre cooperative e i nostri operatori sono estremamente in difficoltà perché capiscono... Cioè Valentina ha iniziato a lavorare nel 2000 alla CUI, 25 anni fa. Ci sono degli utenti che conosce da 25 anni che non sono più dei ragazzini Certo. Le famiglie sono degli anziani anziani e quindi li-l'e-- è capire cosa succede fra poco, ecco, non dopo. E riuscire a rassicurarli diventa veramente impegnativo perché non c'è una connessione diretta, qualcosa si interrompe e questa interruzione porta loro una sofferenza Di sicuro, perché comunque sono magari tanti di loro consapevoli del fatto che avranno bisogno di un supporto e il supporto magari attuale che sono i genitori prima o poi non ci saranno più e quindi, e quindi è un pu-- un bel punto di domanda e le istituzioni dovrebbero sopperire e garantire. Una continuità. Una continuità, sicuramente. Anche perché quello che hanno fatto negli anni rischia di venire perso. Certo. Eh sì, come dire, di regredire rispetto ai passi avanti che hanno fatto, perché molti anche dei nostri ragazzi hanno sviluppato delle abilità importanti. Certo, un'interruzione significa buttare via tutto quello che è stato fatto fino a ora. Tornare indietro. Sì, sì, una regressione. E quindi noi ovviamente su certe cose ci caratterizziamo più, come diceva Valentina, per esempio il modulo blu che poi ha bisogno anche, come tutti i moduli, di essere eh adattato al-ai bisogni del-della quotidianità e quello che poi sono le indicazioni che arrivano dalle istituzioni, eee ASL, e quelli sono i cambiamenti anche dell'utenza che arriva- che si-sia- viene poi indicata. Ci chiedevi come-come arrivano? Arrivano perché c'è una commissione dell'ASL formata da professionisti che in base alle relazioni degli assistenti sociali viene poi indicato un percorso di inserimento in una delle nostre cooperative. Quindi l'assistente sociale poi si avvicina alla coop-- ci contatta, ci- quindi le famiglie, con tr- tramite assistente sociale, si mettono in contatto con la CUI e si costruisce un progetto eh Ad hoc su quell'evento. Quindi la prima cosa che le famiglie fanno è quello di avere un assistente sociale di riferimento e poi una struttura che decide, decide di come dire qual è il percorso migliore e idoneo, più idoneo su quale cooperativa eventualmente indirizzarli. Certo. Allora io direi che, a parte abbiamo fatto un bel discorso ampio e interessante, io direi da ascoltarci il primo brano che-che avete scelto che appunto è degli anni 70, quindi ripercorre un po' l'inizio della vostra storia, della vostra nascita ed è Un corpo e un'anima di Dori Ghezzi e io direi di ascoltarcela e poi ritorniamo subito qua, in diretta. Smettila è stupido litigare. D'accordo sì, però l'ho vista io, lei ti guardava come fossi suo e invece c'ero anch'io. Oh no, non dir così.Non so tenerti il muso se mi stringi tu Mi sciolgo nel tuo abbraccio e i nervi non ho più E non ci lasceremo mai Abbiamo troppe cose insieme Se ci arrabbiamo un po', ci ritroviamo poi Un corpo e un anima Le stesse cose che vuoi tu Le voglio io e questo è amore Anche stasera noi Non siamo più che mai Un corpo e un'anima Ridi già Ecco, mi hai perdonato Mio Dio, che sciocco sei! Sai bene che io per amore ti perdono Tutto ed è più bello poi Oh, dillo ancora dai Non cambiare mai Ci vuole poco a fare pace Se anche tu lo vuoi E stelle sul soffitto accendiamo noi E non ci lasceremo mai Abbiamo troppe cose insieme Se ci arrabbiamo un po', ci ritroviamo poi Un corpo e un'anima Le stesse cose che vuoi tu Le voglio io e questo è amore Anche stasera noi, noi siamo più che mai Un corpo e un'anima E non ci lasceremo mai E rieccoci di nuovo in diretta, rieccoci qui. Allora, ritornando un po' a parlare della vostra utenza, Che tipo di usenza avete, nel senso, a livello anche di età? Facciamo un po' un conto per capire che tipo di usenza usufruisce dei vostri servizi. Sì, allora, il modulo giallo è il modulo che ospita i ragazzi più giovani, quindi i ragazzi che escono dalle superiori vengono inseriti all'interno di questo modulo. Poi ci sono gli altri due moduli che ospitano invece gli adulti, quelli più grandi. Te pensa che abbiamo all'interno del modulo verde un utente che ha più di 70 anni e che ha delle potenzialità veramente importanti e in accordo con l'assistente sociale è stato stabilito che se lui, come una persona autonoma che vive da sola con difficoltà cognitive, che appunto allontanarlo dal centro dove praticamente è cresciuto della sua vita, e quindi lui è sempre lì con noi e ti posso assicurare che collabora e partecipa in maniera veramente attivissima. Giorgio, per qualsiasi cosa si fa riferimento a lui in quel modulo, per un aiuto, o per... Che ne so, c'è da ricamare una cosa piuttosto che spostare un cartone pieno di... Lui si presta a fare tutto. È veramente bravo, in gamba e gli vogliamo un bene dell'anima. Anche perché è un po', insomma, da quanti anni è all'interno della cooperativa? Io ce l'ho trovato, io sono entrata nel 2012 a Cerea da 20 anni. Oltre 25 anni, di sicuro, quindi è una colonna portante. E penso che sia anche bello vedere che siete riusciti a mantenere una persona, a farla crescere e, passatemi il termine, invecchiare all'interno della vostra cooperativa e essere comunque voi la sua famiglia, perché lui... Sì, fa riferimento a noi per tutto. Ho bisogno di andare dal dentista, ok, ci organizziamo, chiamiamo, interveniamo e allora lo accompagniamo. Ed è un po' quello che ci dicevamo prima, che purtroppo, se non ci fossero realtà come le vostre, una persona con un disagio cognitivo, insomma, un problema di tipo cognitivo o fisico o che ha comunque bisogno di un supporto, senza un servizio di questo tipo, si spegnerebbe anche anzitempo. Oltre rimanere solo, vivrebbe in situazioni veramente drammatiche. E quindi è giusto che, come si diceva prima, le istituzioni e gli organi competenti facciano un bel focus su queste cose.Ci si concentri in modo particolare perché le persone, i servizi alla persona, soprattutto questi servizi, devono essere aiutati, devono essere supportati. Ci vuole cooperazione, coprogettazione, finanziamenti. Esatto. Perché comunque sono alla base... Cioè io penso che eh prima c'erano i manicomi che sono stati chiusi, ma bisogna, giustamente sono stati chiusi, ma bisogna comunque non far finta che non ci sia più quel problema, quella situazione non ci sian più. Ci sono, bisogna affrontarle in un altro modo, bisogna integrare queste persone all'interno della società e accompagnarle e supportarle. E per fare quello io penso che appunto sia, mmm, gli istituzioni, lo stato piuttosto che le amministrazioni- Certo, ma ti-ti-ti-- sono d'accordo. Noi abbiamo anche la fortuna, devo dire, di avere, diciamo, delleee... Come dire, anche una risposta che estremamenteee vicina alle nostre operative. Cioè ci ascoltano eh, nel senso, rispetto ad altre zone della Toscana noi abbiamo, come dire, sensibilità molto alte e anche una collaborazione con le istituzioni importante, devo dire la verità. Io che sono presidente da poco, non posso dire che... Sono presidente da qualche mese, mi hanno chiesto subito che ci si incontrasse con la commissione, c'è un dialogo fattibile. Insomma, devo dire la verità, non so se ci siamo anche un po' fortunati da questo punto di vista. E comunque a Prato, perdonami Gabriele, fortunatamente siamo sempre stati... Abbiamo sempre avuto una certa sensibilità comunque, perché comunque se pensiamo tutte le realtà che ci sono che magari non soddisfano totalmente la richiesta, perché purtroppo a livello di disabilità cognitive e non solo, è-è impossibile. Però mi trovi d'accordo che in altre realtà della Toscana, e non solo, eh purtroppo ci sono situazioni ben più drammatiche e meno floride. Non esistono risposte efficaci come queste, dove quello che dicevi te è che da-dal'obbligo scolastico, dalla fine dell'obbligo scolastico in poi, si-si va in una condizione di-di isolamento perché... Come se si finisse nel dimenticatoio. Quello che noi o- c'è bisogno oggi è che le istituzioni, invece, riescano davvero a co-progettare, perché sono le cooperative il primo luogo dove si intercettano dei bisogni nuovi, che oggi le cooperative fanno fatica a corrispondere al 100% perché sono bisogni nuovi. Eeh, anche la-laa per esempio, la questione legata alla sessualità, eh. All'affettività. All'affettività, alla sessualità, che in questi giorni è un po' dibattuta come se fosse qualcosa che non deve interessare allo stato. Voglio essere un po' polemico. Eh però in realtà questi sono utenti che hanno, che comunque nel crescere e nella quotidianità sentono dei bisogni. E quindi c'è da lavorare sull'affettività, sul controllo delle emozioni. Eee quindi cioè, ci sono dei bisogni nuovi davvero, ci sono i bisogni sociali, i bisogni sociali che riguardano le famiglie, anche in alcuni casi degli stessi utenti, in cui... Dove invece si annida un disagio sociale e può essere anche non-non colpevole, no? La perdita del lavoro, la situazione economica, la mancanza di risorse. Però sono problematiche, diciamo, riscontrabili nelle famiglie e sicuramente... Pensiamo, come tu dici te, quanto può essere... Cioè anche la-la quanto costano le cure, no? C'è stata tutta questa discussione su-sul trasporto no, dei ragazzi presso le cooperative. Eee pensiamo che chi ha avuto la fortuna, eh le famiglie hanno avuto la fortuna di poter perlomeno accumulare un po' di risorse, non lo hanno fatto per chissà che cosa, lo hanno fatto per dare una prospettiva dopo le famiglie ai propri ragazzi, quindi dargli una sostenibilità economica. Ma questo purtroppo non lo può più fare quasi più nessuno ormai. Quindi le istituzioni e le cooperative diventano, devono diventare, devono lavorare in... Ripeto, co-progettazione vera, nel senso, analizzare per ogni singolo utente i bisogni che nascono e hanno e dare una capacità di risposta un pochino più veloce, perché se no si fa molta fatica a mantenere dei servizi più efficienti e anche più competenti, perché insomma, ehm, si capisce, si capisce anche che ovviamente 'ste strutture si reggono naturalmente con le-con le convenzioni con le ASL e con le risorse del pubblico, no? Però si deve- Anche le convenzioni... Eh, insomma, diciamo che qualche risorsa- Più che si va avanti e più le risorse... C'è da capire dove indirizzarle meglio, secondo me, perché se sono poche allora si indirizzano un po' meglio. E la nostra... Le cooperative nel nostro territorio, compreso la UI, dicono che quando si-si cerca di ridistribuire le risorse cercando di, come dire, di-di abbassare un po', cioè si rischia di abbassare il livello qualitativo della-della risposta sul territorio se si vanno a cercare nelle... È ovvio che si rispettano le leggi dello Stato, si fanno i bandi, si fanno le... E poi ti arriva magari un'esperienza dall'altra parte de-de-dell'Italia e non sai chi sono, quindi perdi le esperienze sul territorio. Se si bada solo ai numeri, eh si fa fatica... Certo, però penso che appunto, ehm...Nei servizi sanitari, socio-sanitari, socio-assistenziali io penso cheee non può essere fatto un libero mercato così eh totalmente aperto perché si andrebbe veramente a perdere... Eh, allora sotto tanti aspetti alcuni servizi sono già andati così. Però ti posso dire che vedendo un po' la panoramica sicuramente s-- andranno eh diciamo le istituzioni dovranno riallocare, in questo caso la ASL della regione, riallocare un po' le cifre ai servizi che più necessitano di supporto. Magari quelli minori, magari se deve, è brutto da dire, ma se devo eh rivedere un po' i budget, li tolgo magari da qualcuno che può farne a meno o è differibile piuttosto che eh toglierli da-dai servizi che sono essenziali e darli appunto aaa-a società che magari sono esterne dalla città, dal territorio, dalla Regione, perché comunque quando fai il libero mercato possono venire anche da altre regioni, e poi magari dare un servizio pessimo, speculare... Non voglio demonizzare... No, no, no, no, però secondo me l'indice territoriale e di know how, di qualità del servizio è essenziale. Guarda Claudia, io ho fatto l'amministratore per qualche anno e su questo posso dirti che è una delle preoccupazioni che coinvolge spesso le, spesso le co-- Allora c'è anche un difetto delle cooperative pratesi, io metto la CUI per primo. Eh, fino a un certo punto si è fatto fatica a mettere le esperienze a sistema. Siamo tanti piccoli e in un mondo come quello della cooperazione i soggetti più grossi che si consorziano diventano, fanno dal leone eh dalla parte del leone. Noi avremmo bisogno di, a un certo punto dovremmo necessariamente fare uno scatto in avanti. Non possiamo più essere dei piccoli pezzi, ma dovremmo diventare qualcosa di diverso. La rete insieme nasce per, come dire, primo passo verso un consorziato di cooperative più grandi. Bisogna avere una sinergia, ma anche a livello giuridico è riconosciuta quindi fare un consorzio delle varie cooperative, enti eccetera. E cercare di superare questo steccato un po' tutto pratese dell'associazionismo dove ognuno c'ha il suo orto. Fatto bene, per chi l'ha fatto bene, però ognuno c'ha il suo orto. Questa è una caratteristica molto pratese. Aveva voglia. Ma anche nelle associazioni sportive. Uguale, uguale. Quindi c'è da dire però che laaa avere diciamo la possibilità di mettere insieme eh diciamo aver fatto questo primo passo, che devo dire la verità, Ambra Giorgi che mi ha preceduto, ha fatto un grande lavoro da questo punto di vista, anche di relazioni, di rapporti. E Ambra è stata una persona, è, lo è tuttora, ed è stata una persona speciale per la CUI. Perché quando è arrivata Ambra la situazione non era... Cioè come tutte le operative hanno gli alti e i bassi e l'Ambra è arrivata in un momento dove c'era bisogno di ricostruire. Quindi io mi sento anche fortunato di aver trovato una situazione eee sempre da attenzionare, però una situazione molto più tranquilla di quella che aveva qualche anno fa la cooperativa CUI. Però la... C'è bisogno di fare qualche passo in avanti. Credo che i tempi siano abbastanza maturi, ci vuole tempo, eee però ce lo impone la società. Ce lo impone perché se no rischiamo di essere dei piccoli, delle piccole isole felici e invece dobbiamo creare, come diceva Lambre, anche per il cinquantesimo, essere degli spazi da questo punto di visto Certo. E quindi, alla prima prospettiva quindi potrebbe essere quella che CUI insieme ad altre realtà fare un qualcosa di eh uniforme. Beh diciamo... Dovrebbe... Secondo me dovrebbe essere così in futuro. Dare alle famiglie le risposte... Le risposte più efficaci perché si diventa una struttura più grande. Più strutturata. Più strutturata. Perché c'è bisogno poi di avere anche competenze maggiori all'interno. Una cosa su cui io ho iniziato a dire, a parlare con loro è che abbiamo esperienze incredibili, no? La Cristina Politi, l'Antonella, la Gallozzi, il Cristian, la Elena. Anche operatori di età diverse ma con grandi competenze, ok? E io non posso altro che parlare bene degli operatori della CUI, ma non lo dico perché sono presidente, ma perché lo è nei fatti. Però abbiamo bisogno di professionalizzarli di più, anche dal punto di vista amministrativo. E questo è un gap che noi abbiamo rispetto a tante altre strutture vicino a casa nostra. Pensiamo alle grandi cooperative fiorentine, come quelle nel senese. Noi dobbiamo lavorare sulla formazione amministrativa dei nostri eh dei nostri operatori un po' di più. Poi gli obiettivi. Ti dico la verità Claudio, la CUI si tro- si colloca in un luogo particolare della città.La cui è un luogo-- noi vorremmo... Ambra era un obiettivo dell'Ambra che mi ha anche richiamato spesso aaa, a questaaa, a quest'idea quella di far diventare un luogo ricettivo non solo per gli utenti ma anche per la città perché si colloca in un luogo complicato della città no? Siamo a San Giusto per chi non è di Pratooo è un luogo con un'altra densità diii eh casee ERP, alloggi popolari, ci sono le scuole superiori accanto che collaborano con noi molto quindi potrebbeess può diventare un luogo di inclusione e di socializzazione diverso da cui dalle quattro e mezzo in poi quando questa struttura chiude e riapre i battenti all'otto la mattina lo può diventare anche quando è aperto quindi si sta facendo un po' di riflessioni a voce alta anche con la ASL per capire se eh come- Può essere anche qualcos'altro. Può essere anche qualche cos'altro. E quindi questo è un obiettivo, è un obiettivo vero che noi vorrei-- i due obiettivi sono quelli che- Questi. Facciamo i passi avanti e poi ora noi non l'abbiamo raccontato prima maaa eh abbiamo anche delle storicità no? Come le altre cooperative anche noi organizziamooo delle eh delle delle vacanze sia estiveee di solito solitariamente estiveee- Mare e montagna. Mare e montagna. Complicate quando si torna alla questione inclusione si scopre che le agenzie viaggi ti mandano a giro per tutto il mondo ma si fa fatica a trovare a prezzi non dico competitivi- Accessibili. Ma accessibili per lo meno strutture che riescono a ricevere i raga-- i nostri utenti- Un numero. Un numero e spesso si trovano anche dei rifiuti o delle... Quindi facciamo anche un appello al mondo del turismo che spesso si come dire si concentra- Ma anche del divertimento in Versilia quando chiamai per prenotare un tavolo e quando gli dissi che eravamo un gruppooo di ragazzi diversamente abili la serata non era adatta a noiii e quindi era preferibileee- Si storge l'abitudine. Andare da qualche altra parte. Ora quest'anno siamo stati un po' come dire siamo ancora in fase organizzativa quest'anno invece li portiamo ora a cavallo fra novembre e dicembre li portiamo fuoriii- A Banghen. Fuori dal paese a Banghen. Per la prima volta. Che è un comune gemellatooo- Sì comprato. Eee vediamo insomma quale sarà il ritorno di questa esperienza. E poi ce lo verrete aaa raccontare. Volentieri. Allora, siamo giunti al termine, anzi siamo veramente stretti, mi sa che non riusciamo a mettere neanche- Noooo. La seconda canzone perché allora ne mettiamo veramente un po'. Cioè si è chiacchierato tantissimo però un pezzettino si mette di Azzurro di Celentano proprio perché la dedichiamo agli utenti, a Marco eee- Che la mette sempre. Che la mette sempre. E che riesce anche a fare l'imitazione di Adriano Celentano. Allora mettiamo l'ultimo brano vi salutiamo grazie per l'ascolto e alla prossima puntata e grazie a voi di essere venuti qui. Grazie a voi dell'invito. Grazie. *** Non lasciamo nessuno indietro *** *** Cerco l'estate tutto l'annooo e all'improvvisooo eccola qua. Lei è partita per le spiaggee e sono solo quassù in cittaaa. Sento fischiare sopra i tetti un aeroplano che se ne va. Azzurrooo, il pomeriggio è troppo azzurro e lungooo per me. Mi accorgo di non avere più risorse senza di te. E allora io quasi quasi prendo il treno."
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# 50 anni di inclusione: Cooperativa CUI tra passato e futuro

28 ottobre 2025 59:03 

La puntata presenta la Cooperativa CUI di Prato, che quest'anno festeggia 50 anni di attività nel campo dell'inclusione sociale. Gli ospiti sono Gabriele Alberti, presidente, e Valentina Roselli, educatrice storica. Essi

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## Estratto

La puntata presenta la Cooperativa CUI di Prato, che quest'anno festeggia 50 anni di attività nel campo dell'inclusione sociale. Gli ospiti sono Gabriele Alberti, presidente, e Valentina Roselli, educatrice storica. Essi descrivono l'evoluzione della cooperativa, nata nel 1975 dall'unione di genitori e focalizzata sull'autonomia e lo sviluppo delle persone con disabilità psicofisica. La CUI propone laboratori artigianali (legno, riciclo, ceramica) e attività che promuovono lo sviluppo sensoriale e relazionale, come psicomotricità, pet therapy e ippoterapia. La cooperativa, con 15 operatori per circa 60 utenti, svolge un ruolo cruciale nella rete di supporto sociale locale, offrendo percorsi personalizzati e cercando la migliore inclusione per ciascun individuo.

## Trascrizione

Trascrizione completa 

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    WhiteRadio 27 gennaio 2026 
    
    [
    
    ### Ing. Andrich: ausili e accessibilità per Milano Cortina 2026
    
    ](/eventi/podcast/2026-01-27-parte-1)
    
    In questa puntata di "Inclusione a Ruota Libera", Claudio Alunno dialoga con Renzo Andrich, storico ingegnere della Fondazione Don Gnocchi di Milano, esperto di ausili per disabili e accessibilità dei luoghi. Il tema principale è l'evoluzione delle tecnologie per la disabilità e l'importanza dell'accessibilità nel turismo, in particolare in vista delle Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina 2026. Si sottolinea come gli ausili tecnici siano diventati il quarto pilastro della salute secondo l'OMS e come l'accessibilità debba essere integrale e personalizzata, beneficiando tutti, incluse persone anziane o con disabilità temporanee. Viene evidenziato l'impegno della Regione Veneto nella formazione e sensibilizzazione per un turismo inclusivo, e come la progettazione "senza barriere" sia cruciale nei nuovi ambienti.
    
    [Leggi la puntata →](/eventi/podcast/2026-01-27-parte-1)[WhiteRadio](https://www.whiteradio.it/?view=programmi&See=151-inclusione-a-ruota-libera-con-claudio-alunno&Podcast=151_2026-01-27_1.mp3#podcast)
    
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    WhiteRadio 13 gennaio 2026 
    
    [
    
    ### Claudia Conte: inclusione, bullismo e memoria della Shoah
    
    ](/eventi/podcast/2026-01-13-parte-1)
    
    In questa puntata di "Inclusione a Ruota Libera", l'ospite Claudia Conte, giornalista, scrittrice e opinionista TV, si confronta con Claudio Alunno sul tema dell'inclusione, del bullismo e della memoria della Shoah. Conte, portavoce dell'Osservatorio Nazionale Bullismo e Disagio Giovanile, evidenzia l'importanza di riconoscere i segnali di bullismo e cyberbullismo nei giovani, sottolineando il ruolo cruciale di ascolto e alleanza tra famiglia, scuola e enti educativi per contrastare il fenomeno. La discussione si sposta poi sulla sua collaborazione con la Fondazione Museo della Shoah, sottolineando la necessità di coltivare la memoria storica. Viene ribadita l'importanza della conoscenza profonda degli eventi passati, come la Shoah, per prevenire odio e intolleranza, soffermandosi in particolare sulla Giornata della Memoria e sulle derive antisemite odierne, anche in relazione al linguaggio. In chiusura, Conte e Alunno riflettono sul ruolo delle figure pubbliche nella divulgazione di informazioni corrette e consapevoli, specialmente su temi così delicati.
    
    [Leggi la puntata →](/eventi/podcast/2026-01-13-parte-1)[WhiteRadio](https://www.whiteradio.it/?view=programmi&See=151-inclusione-a-ruota-libera-con-claudio-alunno&Podcast=151_2026-01-13_1.mp3#podcast)
    
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    WhiteRadio 9 dicembre 2025 
    
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    ### Handbike: passione, sfide e sinergia di una coppia campione
    
    ](/eventi/podcast/2025-12-09-parte-1)
    
    In questa puntata di Inclusione a Ruota Libera, Claudio Alunno dialoga con due atleti di handbike, Cristian Giagnoni (nazionale italiana) e Kristina Madayova (nazionale slovacca), compagni anche nella vita. Il tema centrale è l'handbike, uno sport paralimpico che permette di pedalare con le braccia, evidenziandone la crescita di livello competitivo e le sfide legate ai costi delle attrezzature e alla ricerca di sponsor. Raccontano le loro storie personali, il passaggio da altri sport e l'importanza del supporto reciproco nella coppia per mantenere alta la motivazione. Cristian condivide il significato della canzone "Eh Già" di Vasco Rossi, legata al suo risveglio dopo l'incidente.
    
    [Leggi la puntata →](/eventi/podcast/2025-12-09-parte-1)[WhiteRadio](https://www.whiteradio.it/?view=programmi&See=151-inclusione-a-ruota-libera-con-claudio-alunno&Podcast=151_2025-12-09_1.mp3#podcast)
    

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