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title: "Fondazione CRIDA: innovazione e inclusione a Prato | Podcast Inclusione a Ruota Libera"
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      "transcript": "C'è una strada tutta nuova dove ogni voce trova posto tra lo sport e la cultura, ogni sogno a costo fisso. Ogni persona è una storia che accendiamo con la luce in salute nel lavoro la diversità non ha più croce. Inclusione a ruota libera, qui ogni battito ha il suo ritmo dal campo fino all'ospedale. Dentro ogni cuore gira il mito Scivoliamo con la musica nelle vie della città tra I sorrisi nell'abbraccio ogni angolo è libertà Inclusione a ruota libera Qui ogni battito al suo ritmo dal campo fino all'ospedale Dentro ogni cuore gira il mito Non lasciamo nessuno indietro ogni voce avrà il suo canto nelle piazze nei palazzi la comunità è il nostro patto Non lasciamo nessuno indietro ogni voce avrà il suo canto nelle piazze nei palazzi la comunità il nostro fatto Buonasera a tutti e benvenuti a una nuova puntata di inclusione a ruota libera stasera con noi abbiamo una realtà del territorio di Prato che è la fondazione CRIDA, il centro per la riabilitazione delle diverse abilità, e qui con noi in studio abbiamo la presidente Silvia Andreini e la direttrice sanitaria, dottoressa Anna Bevilacqua. Grazie intanto di essere qui con noi e per presentare comunque una realtà molto importante per il territorio di Prato. Grazie per averci invitato e buonasera a tutti. E niente passiamo subito nel vivo della puntata chiedendo proprio alla presidente che cos'è la fondazione Crida? La fondazione Crida è un ente che nasce per volontà di tutti I comuni della provincia di Prato di mettersi insieme e fornire al territorio ai cittadini di Prato servizi di riabilitazione, servizi di riabilitazione complessi e servizi di riabilitazione e integrazione. La Fondazione CRIDA infatti eroga servizi di riabilitazione fisica, di riabilitazione respiratoria, servizi di logopedia ma anche servizi di riabilitazione in acqua e servizi di alta integrazione e riabilitazione anche sociale. Sì diciamo che c'è uno specchio di servizi molto ampio molto ampio e quindi comunque una realtà importantissima che è nata per gli altri, nata per la cittadinanza mettiamola così. È nata per la cittadinanza e nel tempo anche arricchito la gamma dei servizi offerti perché Prato fosse un centro assolutamente in grado di rispondere ai bisogni della propria cittadinanza. Infatti voglio ricordare che la Fondazione Crida fornisce servizi di riabilitazione respiratoria che sul territorio non venivano erogati fino al duemiladiciotto quando la fondazione appunto aperto un suo presidio per specificamente erogare questi servizi ai cittadini che prima dovevano rivolgersi al territorio fiorentino. Oltre a questo servizi particolari sono quelli di linfodrenaggio per le donne mastectomizzate e anche la riabilitazione in acqua che forniamo nelle piscine della Gescal dove vengono svolti appunto servizi particolari che non si trovano altrove. Ecco certo ci sono pochi centri di abilitazione con questi servizi e quindi insomma un ottimo servizio. Rispetto poi ai servizi di integrazione voglio ricordare anche il progetto delle classi speciali per I bambini autistici che è stato un progetto pionieristico in Italia creato proprio qui a Prato e che oggi è un modello d'eccellenza perché è stato strutturato, sono stati strutturati percorsi specifici per bambini con che consentono di diciamo integrare questi bimbi all'interno poi delle attività scolastiche, delle classi scolastiche fornendo strumenti per convivere e crescere insieme. No ma infatti questo èNon attuale, ma io direi, nonostante siamo nel 2025, è abbastanza futuristico ancora, perché purtroppo ancora nelle scuole troviamo tantissime difficoltà. Io penso alle famiglie, appunto ragazzi autistici o comunque con altri tipi di patologie intellettive. A livello di integrazione siamo ancora anni luce indietro e fortuna a questo progetto che penso possa essere d'aiuto a tante altre realtà per dare un modello di integrazione e di inclusione totale, perché tante volte ci sono servizi dedicati magari che però portano i ragazzi al di fuori del gruppo classe, al di fuori della classe. Quindi è una cosa all'avanguardia che è nata quando? Allora forse dico qualcosa io che sono la più vecchia. Intanto ringrazio Claudio, sono Anna, Anna Bevilacqua, ringrazio Claudio per questo invito e non è un caso che la Fondazione CRIDA prende le mosse e nasce addirittura nel 1977, anche se allora si chiamava perché siamo derivati dal Centro Giovanile di Formazione Sportiva. E questo dice anche la natura attuale ancora, cioè noi siamo una partecipata del Comune di Prato. Infatti questa intuizione non nasce in un ambiente sanitario. Questi servizi hanno inizio proprio dal Comune di Prato e dai comuni dell'area pratese, che per iniziativa senz'altro di alcuni medici neuropsichiatri e della neuropsichiatria infantile, tra cui il dottor Piero Tahiti, la dottoressa Bisori. Ecco, a un certo punto fecero appunto una cosa pionieristica per allora, cioè inserirono i bambini affetti da disabilità, allora si usava una bruttissima parola che è andata in disuso, gli handicappati si diceva, nelle attività motorie del Centro Giovanile di Formazione Sportiva. E questo l'hanno fatto in collaborazione col Centro di Educazione Motoria del Comprensorio, che è l'ex Centro Spastici. Quindi hanno dato la possibilità ai bambini più piccoli di intraprendere la prima esperienza socializzante fuori dall'ambiente scolastico. L'anno successivo, quindi siamo nel 1978, il Centro Giovanile, dotato di palestre e piscine comunali, accoglie un nuovo servizio ed è il primo servizio di riabilitazione su Prato, rivolte agli adulti, in collaborazione con la Unità di Geriatria e Ortopedia dell'Ospedale di Prato, perché allora ancora non c'era l'unità operativa di fisioterapia. Questa è proprio anche la novità che è stata portata, perché quella nascerà in base a una legge regionale nel 1980. E qui non possono ricordare l'intraprendenza del dottor Piero Tahiti che, non avendo ancora a disposizione di fisioterapisti usciti dalla scuola italiana, perché nasceva allora la scuola italiana, si è avvalso all'inizio di terapisti che venivano dal centro America e ottenendo la equipollenza del titolo. Questo per dire come veramente ci siamo sentiti, dico ci siamo anche se io sono arrivata qualche anno dopo, ma pionieristici, cioè abbiamo aperto delle strade sicuramente nuove nel campo della riabilitazione e dell'inclusione. E forse per questo, non so se ricordando gli anni 70 vogliamo forse ascoltare qualcosa di quelle epoche Allora, come sempre, come dico sempre, io tendo a far scegliere i brani agli ospiti e alle realtà che partecipano perché è bello anche raccontare la storia e un po' le vicissitudine delle varie realtà anche mediante la musica. E in questo caso è stato scelto un brano appunto dei Beatles che si chiama Revolution. E io direi di andarcelo subito ad ascoltare e godiamoci questi anni '70. You say you want a revolution, well, you know, we all want to change the world. You tell me that it's evolution, well, you know, we all want to change the world. But when you talk about destruction, don't you know that you can count me out? Non ti know it's gonna be all right, all right, all right. You say you got a real solution, well, you know, we don't love to see the plan. You ask me.E rieccoci di nuovo in diretta. Eee, dopo questo momento però di rivoluzione, questo momento pionieristico che ha dato un po' il via alle attività della Fondazione CRIDA, eh, so che ci sono stati anche dei momenti difficili soprattutto in ambito burocratico, in ambito normativo. Sì, io sono arrivata proprio negli anni difficili, diciamo, in cui si doveva passare da un'autorizzazione, una convenzione con il comune a un'autorizzazione regionale e quindi anche sottostare a delle regole, naturalmente. Non perché prima non ci eravamo, assolutamente, però ci sembrava come che questi tassellini, siccome eravamo un passo avanti sotto certi aspetti, ci sembravano un po' restrittivi. Per esempio una regola era il riconoscere che facessimo un'attività in piscina di riabilitazione, non in una piscina terapeutica, come forse era previsto dallo standard, ma in piscine comunali. Quindi fu una battaglia, recepita poi dalla Regione, per cui si capì che oltre che nel presidio si potevano fare delle attività riabilitative anche in, diciamo così, in un extra murale, cioè qualcosa al di fuori del presidio come poteva essere una piscina comunale. Quindi fu uno scoglio da superare. Oppure il fatto che avevamo iniziato appunto negli anni 70, come ho detto poco fa, un'attività bellissima, soprattutto con i bambini in piscina. E avevamo capito che il mero esercizio terapeutico per il bambino doveva essere implementato, arricchito con giochi. E quindi la figura a volte del fisioterapista era un po' troppo rigida rispetto magari a un'attività motoria da svolgere che potevano riuscir meglio a fare altre figure professionali. Quindi questo costituì un ostacolo perché sembrava che tutto dovesse essere solo fatto dal fisioterapista per avere le convenzioni. Quindi grazie anche ai politici del posto e, diciamo, aaai medici e neuropsichiatri, siccome avevano visto la validità del nostro progetto, si capì che dovevamo fare qualcosa che non era solo sanitario, ma socio-sanitario. E questo anche era un po' antesignano, perché ancora non c'erano le normative del socio-sanitario. Però noi già avevamo capito che la strada non poteva essere unicamente quella sanitaria. Quindi, per dire, un cammino difficile, ma noi ci abbiamo creduto e abbiamo continuato a crederci anche durante queste difficoltà, perché la missione della CRIDA, perché poi la CRIDA si è chiamata CRIDA solo nel 2006. La fondazione è stata costituita dal centro giovanile solo nel 2006. In questi primi anni eravamo centro giovanile di formazione sportiva, quindi anche andare a parlare di persone anziane con ictus. In regione, quando ci chiamavamo Centro Giovanile, andava una geriatra che ero io, direttrice sanitaria, a mi chiedere: Ma che cosa ci sta a fare un geriatra con un centro giovanile? Quindi, ecco, c'erano delle cose da chiarire e da non abbattersi, da andare avanti C'erano delle barriere da abbattere. Culturali, direi. C'era un'integrazione che ancora non si era capita. Ma comunque quando si fanno dei progetti chiaramente innovativi e pioneristici come ha fatto CRIDA, come ha fatto Centro Giovanile di Formazione Sportiva che poi è diventato CRIDA, purtroppo ci si imbatte in tutti quegli imbrigliamenti burocratici perché essendo una novità, chiaramente la legge e la normativa non è magari tante volte adatta. Eh, si deve un po' regolamentare con quelle che sono appunto le innovazioni. E quindi è chiaro che sia andata così, ma è stato bello che i politici del momento, tutta l'organizzazione, il direttore sanitario, tutti i medici, i neuropsichiatri, ci abbiano creduto, abbiano portato avanti questa rivoluzione del quale parlavamo prima e abbiano ottenuto il risultato desiderato, perché questo è stato.A distanza di 40 anni, 45 anni e quanti sono, siamo a parlare comunque dell'innovazione, anche attualmente, che crida A nei propri servizi, quindi sempre all'avanguardia. Io direi che direi ascoltarci anche un altro brano, che visto che c'è stato un momento di difficoltà e visto che però quelle persone che dovevano crederci ci hanno creduto e ce l'hanno fatta, io direi che è il momento di ascoltarci un brano che penso ognuno di noi conosce, o almeno perché la dottoressa Pipilacqua forse non lo conosceva, 10 anni morandi andiamo a ascoltarci uno su mille. Se sei a terra, non strisciare mai. Se ti diranno sei finito, non ci credere. Non ci credere. Devi contare solo su di te. Uno su mille ce la fa, ma quanto è dura la salita. In gioco c'è la vita, il passato non potrà tornare uguale mai. Forse meglio, perché no, tu che ne sai. Non hai mai creduto Non hai mai creduto in me, ma dovrai cambiare idea. La vita è come la marea, ti porta in secca o in alto mare, come la luna va. Non ho barato né pleffato mai. E questa sera ho messo a nudo la mia anima. Ho perso tutto, ma ho ritrovato me. Uno su mille ce la fa. Ma come è dura la salita. In gioco c'è la vita. Tu non sai che peso ha questa musica leggera. Ti ci innamori e vivi, ma ci puoi morire quando è sera. Io di voce ce ne avrei, ma non per gridare aiuto. Nemmeno tu mi hai mai sentito. Mi son tenuto il mio segreto. Tu sorda, io ero muto. Se sei a terra, non strisciare mai. Se ti diranno: Sei finito, non ci credere. Finché non suona la campana, vai. Uno su mille ce la fa, ma come è dura la salita. Il gioco c'è, la vita, vita, vita. Uno su mille ce la fa. E tu dovrai cambiare idea. E rieccoci di nuovo qua. E ritornando sempre al fatto dell'innovazione, di persone che hanno comunque contribuito alle varie innovazioni, a sinergie, a nuove realtà associative che hanno a che fare comunque con CRIDA, ma non solo, con il mondo dell'inclusione e delle diverse abilità. La dottoressa Pivilacqua ci può fare qualche accenno su qualche persona che veramente ha contribuito ad aiutare CRIDA e a creare altre realtà e sinergie Sì, io qui temo anche di dimenticare qualcuno perché si è costruita una rete veramente meravigliosa e direi con una grande sinergia innanzitutto con la ASLE, ma anche con l'associazionismo, con enti, con tutti. E vorrei ricordare qui alcune persone che già hanno lasciato... Sono state radici, ma adesso, scusatemi quello che dico, sono fiorite in cielo, perché alcune di queste non ci sono più qui. E tra questi non possono non ricordare anche un nostro amministrativo, Emanuele Guarducci. Questo magari sembra che non c'entra con quello che dicevo prima, ma c'entra perché noi siamo nati anche per uno scopo culturale, come dice la trasmissione, mi piace questa trasmissione giusta per la crida. Cioè, chi ci ha insegnato? Qual è stata la nostra comunità educante per avere un rapporto vero, inclusivo, schietto, senza barriere con la disabilità. E prima di tutto sono stati, Emanuele Guarducci era il nostro amministrativo, affetto da una grave malattia in grave scente che l'ha portato appunto a morire.Ma lui ci ha proprio insegnato questo, cioè la semplicità del rapporto. Non ci siamo mai accorti che era in carrozzina. Noi ci siamo sempre trattati come dei colleghi e anzi lui ci ha sempre spronato, ci ha sempre bacchettato, cioè non ce ne faceva passare una, ci ha insegnato tantissimo. Oppure, come non ricordare un nostro consigliere, Riccardo Becheroni, che ha subito tantissimi interventi, è stato anche nostro utente. Lui, mi ricordo, aveva le due gambe amputate, veniva con le stampelle, allora non c'era nella nostra sede l'ascensore. Si faceva tutte le scale per essere presente al Consiglio e ci spronava e ci faceva vedere cose che noi non avremmo saputo vedere senza i suoi occhi. Oppure come non ricordare, invece, persone sempre interne alla crida che hanno aperto però la crida ad aprire strade nuove, come Piero Sanbrota. Piero Sanbrota era un nostro operatore. Con lui abbiamo iniziato un bellissimo rapporto con il Dipartimento della Salute Mentale. Da lì è venuta la Pallastrada e poi l'associazione Aurora e nuove idee, vecchi sentieri per nuovi percorsi. E gli psichiatri erano felicissimi perché dicevano che tutto questo, gli utenti coinvolti in questi progetti, cosa facevano? Miglioravano a tal punto che diminuivano l'uso dei farmaci. Ecco, questo ha aperto queste strade. Oppure Umberto Spinelli, ci ha lasciato da poco, ecco Umberto. Umberto era con noi fin dagli anni 70, direi. Io l'ho trovato Umberto, no, degli anni 80. Quindi abbiamo iniziato quasi insieme. E lui aveva preso su proprio quell'aspetto sociale, socio-sanitario, e quindi si è dedicato tanto e ha anche favorito il nascere dell'associazione Special Team, associazione di sportivi che sono arrivati anche alle Olimpiadi a ottenere dei buoni risultati. Cioè, voglio dire, non possiamo che essere proprio riconoscenti a tutte queste pietre miliari che ci hanno fatto aprire nuove strade Ecco, se posso fare una considerazione, io sono arrivata in crida da pochi anni e quindi non ho conosciuto tutta questa storia, però si percepisce chiaramente come Crida non sia stata soltanto una realtà che sul territorio ha fatto riabilitazione, ma una realtà che sul territorio ha fatto cultura, cultura dell'inclusione e di un'inclusione inclusione genuina e a tutto tondo, dall'inclusione nel lavoro all'inclusione nello sport, nel sociale e anche a vivere la sanità con un'attenzione particolare verso e una sensibilità particolare verso i propri pazienti. Voglio ricordare che si tratta di una Onlus, quindi una realtà che non nasce per scopo di lucro, ma una realtà che nasce per fornire servizi ai propri cittadini, al proprio territorio. Poi io mi voglio ricollegare invece a Piero Sanbrotta perché di recente gli è stato dedicato il sentiero Aurora. E quindi io lo vedo tutti i giorni perché per l'appunto, dove sto io, una parte appunto è proprio di Sentiero Aurora. La strada che porta a casa mia fa parte di Sentiero Aurora, quindi mi vedo tutti i giorni il cartello di Piero e anch'io ho avuto modo di conoscere e di lavorarci insieme. E rimanendo in tema di persone che hanno fatto parte comunque del CRIDA, del Centro Giovanile, io che comunque faccio parte della Fondazione in ambito amministrativo, devo dire che quello che ho imparato, tanto di quello che ho imparato l'ho imparato dalla Francesca. E anche lei comunque, con tutte le sue difficoltà, con la sua patologia, anche lei invalidante, anche lei ci si dimenticava che fosse su una sede a Rotelle. Quindi la cosa bella è che le persone che hanno arricchito proprio la Fondazione CRIDA ci hanno insegnato veramente tanto e ci hanno insegnato anche a come abbattere qualsiasi tipo di barriera, anche in ambito proprio lavorativo, qualsiasi difficoltà, perché vedevi loro che non si abbattevano mai e non cedevano mai un centimetro, nonostante avessero dei problemi e delle situazioni molto, ma molto gravi. E quindi anch'io porto sempre dentro di me questo ricordo, con la Francesca ci si vede tuttora, però abbiamo avuto grazie a loro tanti impulsi positivi che ci hanno permesso anche, magari anche in precedenza, a tutta quella rivoluzione, anche perché c'è stato una spinta forte anche da utenti e da persone che erano all'interno e che vivevano proprio sulla sua pelle la disabilità Voglio aggiungere una cosa, Claudia. Ti ringrazio di quello che hai detto e mi hai ricordato altri due carissimi persone, Mario e Orio. Mario, non so se ci ascolta, se è anche Orio, e a volte si dice come è importante il clima in un'azienda. Io direi che la presenza di questi nostri amici.Hanno favorito un bellissimo clima, portando la loro affetto, la loro affettività, la loro simpatia. Sensibilità. Sensibilità, no? Ecco, non li distinguiamo per la loro patologia o la loro diversità, ma per la loro simpatia e per quanto ci hanno aiutato a tenere un clima bello, positivo. Positivo, sì. Allora io direi di passare a un altro brano, visto che abbiamo parlato di cose belle, dei migliori anni appunto della Fondazione CRIDA, io direi di passare al brano che anche questo penso, questo lo conosceva anche la dottoressa, passiamo a Renato Zero, i migliori anni della nostra vita e poi torniamo subito in diretta. Penso che ogni giorno sia come una pesca miracolosa e che è bello pescare sospesi su di una soffice nuvola rosa. Io come un gentiluomo e tu come una sposa. Mentre fuori dalla finestra si alza in volo soltanto la polvere, c'è aria di tempesta. Sarà che noi due siamo di un altro lontanissimo pianeta, ma il mondo da qui sembra soltanto una botola segreta. Tutti vogliono tutto per poi accorgersi che niente. Noi non faremo come l'altra gente, questi sono e resteranno per sempre. I migliori anni della nostra vita, i migliori anni della nostra vita. Stringimi forte che nessuna notte è infinita. I migliori anni della nostra vita. Stringimi forte che nessuna notte è infinita. I migliori anni della nostra vita. Penso che è stupendo restare al buio abbracciati e muti, come pugili dopo un incontro, come gli ultimi sopravvissuti. Forse un giorno scopriremo che non ci siamo mai perduti. E che tutta quella tristezza in realtà non è mai esistita. I migliori anni della nostra vita, i migliori anni della nostra vita. Stringimi forte che nessuna notte è infinita. I migliori anni della nostra vita. La nostra vita. E rieccoci di nuovo in diretta. E ora torniamo un po' nel vivo della puntata chiedendo a Silvia di parlare un po' dei servizi di CRIDA e eventualmente dare delle indicazioni all'utenza in ascolto, insomma, di dove si trovano i presidi di CRIDA e quali sono magari contatti, email, eccetera, per poter contattare appunto Fondazione CRIDA Eccoci, allora come prima anticipavo, la Fondazione eroga prevalentemente servizi di riabilitazione, sia riabilitazione complessa sia riabilitazione semplice, quindi per patologie più complesse invalidanti o per i post-ictus e anche riabilitazione più semplice per i piccoli traumi. Le sedi in cui la riabilitazione ma anche la logopedia come servizio riabilitativo vengono svolti sono la sede principale che è la palestra di via Pacchiani numero quattro a Prato, dove abbiamo anche la nostra sede legale, e abbiamo inoltre un presidio a Montale, in via Nesti, presso i locali della Croce d'Oro, dove c'è un'altra nostra palestra. Abbiamo anche la possibilità di svolgere servizi di riabilitazione domiciliare, anzi CRIDA è probabilmente l'unico soggetto sul territorio di Prato convenzionato per lo svolgimento dell'assistenza domiciliare.Inoltre svolgiamo servizi di terapia riabilitativa in acqua presso le piscine Gescal. Servizi, come dicevo prima, di autonomia per i ragazzi con autismo e per gli adulti inabili. E il servizio di linfodrenaggio per le donne mastectomizzate o per chi ha avuto la rimozione dei linfonodi e quindi ha bisogno di queste particolari terapie drenanti. Tutte le informazioni sui nostri servizi possono essere reperite sul nostro sito che è www. Fondazione... Punto fondazionegrida.it grazie. Grazie Claudio. E poi c'è anche il nostro centralino che potete chiamare al numero 0574 44 21 80 per avere tutte le informazioni necessarie. Vorremmo precisare che è un centro ambulatoriale, quindi la Fondazione svolge solo servizi ambulatoriali, non abbiamo né semi-residenzialità, né residenzialità. Sì. Ok, e poi io aggiungerei un'altra cosa che mi viene in mente, facciamo anche i gruppi. Sì. Per le persone, insomma, la vecchia ginnastica dolce, quella che prima... Sono soprattutto quelle persone che magari sono venute già in contatto con noi e vogliono proseguire un mantenimento. Con un mantenimento, certo. Poi facciamo anche dei gruppi anche per i più fragili. Sono dei gruppi poco numerosi perché necessitano di maggiore attenzione. Quindi si va dai gruppi per il mal di schiena, che è la cosa forse più frequente, che colpisce la popolazione adulta, e fino anche a questi gruppi più particolari, post-ictus o altre malattie anche più importanti. Anche gruppi in piscina. E gruppi in piscina, quelli sono molto gettonati devo dire. E anche quelli alla piscina Cesca, ricordiamo. Ecco, io voglio chiedere una cosa, dopo aver fatto questa carrellata di servizi, vorrei chiedere alla dottoressa, ma storicamente da quando l'attività è iniziata, se ha visto un cambiamento nell'utenza, un cambiamento, differenti patologie che si affacciano da noi per chiedere i servizi riabilitativi? Ecco, io direi in linea generale che per quelli che sono i servizi offerti in ambito sanitario, quindi la riabilitazione funzionale globale, non direi che c'è stato un cambiamento. Le patologie che afferiscono sono quelle. Dove abbiamo visto un grande cambiamento è nell'attività socio-sanitaria che si svolge in acqua, quella che abbiamo definito di autonomia, dove ci sono una percentuale molto alta di bambini. Quindi abbiamo visto che si è passati... Prima erano soprattutto due patologie che afferivano, erano i trisomici, i soggetti down, e le cerebropatie congenite. Adesso invece ci sono proprio molti spettri autistici, quindi diciamo, più patologie relazionali. E anche vediamo che ci sono situazioni di disagio sociali importanti, dove sicuramente la lingua diversa, la cultura, teniamo conto della grande percentuale di stranieri di cui è costituita la nostra area. Quindi vediamo arrivare bambini che vengono da famiglie provenienti da Asia, Africa, Cina, naturalmente non voglio dimenticare la Cina. E quindi c'è un po' anche questo e soprattutto però situazioni di povertà che prima non c'erano, quindi di disagio sociale, anche semplicemente per poter far venire i ragazzi, far capire alle famiglie. Ecco, abbiamo delle nuove sfide da superare. È comunque è un'attività appunto inclusiva a tutto tondo perché è innovativa, ritorniamo sull'innovazione, perché comunque riesce a mettere insieme patologie diverse di tipo relazionale, l'autismo, le trisomie, malattie a livello di tipo cerebrale, è più differente etnie, differente anche età, perché comunque ci sono bambini ma ci sono anche osenti un po' più adulti. Quindi riuscire a creare un clima che poi appunto è socio-sanitaria, perché è un'attività svolta da principalmente insegnanti, però la chiave vincente è proprio l'empatia, lo spirito che si respira all'interno del contesto che aiuta, ha dei benefici, sicuramente quello magari a livello scientifico ce lo può dire di più la dottoressa, però sicuramente c'è stato un bel riscontro perché è il clima, è tutta quella situazione sociale che si crea e che abbatte tantissimi tipi di barriere. Vorrei raggiungere che un obiettivo che ci poniamo in quelle attività lì per i bambini è portare il bambino da un'attività individuale a un'attività di gruppo fino a un inserimento, laddove possibile, in un gruppo di corsi pari di nuoto, per dire, oppure selezionare, aiutare a capire qual è l'attività da quindi rizzare magari la palla mana a ruota libera. È come dire un passaggio o lo special team per andare poi anche in altre realtà. Certo, certo. Allora io direi di passare ad un altro brano.Per, insomma, ascoltare anche un po' di musica. Eee questo brano l'ha scelto Silvia, gli piace Jovanotti, allora ci ascoltiamo, Mi fido di te. Case di pane, riunioni di rane, vecchie che ballano nelle Cadillac, muscoli d'oro, corone d'alloro, canzoni d'amore per bimbi col frac. Musica seria, luce che varia, pioggia che cade, vita che scorre, cani randagi, cammelli e re magi, forse fa male eppure mi va. Di stare collegato, di vivere d'un fiato, di stendermi sopra il burrone e di guardare giù la vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare. Mi fido di te. Mi fido di te. Mi fido di te. Mi fido di te. Io mi fido di te. Ehi, mi fido di te. Cosa sei disposto a perdere? Lampi di luce, al collo una croce, la dea dell'amore si muove nei jeans. Culi e catene, assassini per bene, la radio si accende su un pezzo funky. Teste fasciate, ferite curate, l'affitto del sole si paga in anticipo, prego. Arcobaleno, più per meno, meno. Forse fa male eppure mi va. Di stare collegato, di vivere tronfianto, di stendermi sopra il burrone e di guardare giù la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare. Mi fido di te. Mi fido di te. Mi fido di te. Cosa sei disposto a perdere? Mi fido di te. Mi fido di te. Io mi fido di te. Cosa sei disposto a perdere? Rabbia, stupore, la parte, l'attore, dottore che sintomi ha la felicità. Evoluzione, il cielo in prigione. Questa non è un'esercitazione. Forza e coraggio, la fede e il miraggio, la luna nell'altra metà. Lupi in acquato, il peggio è passato, forse fa male eppure mi va. Di stare collegato, di vivere trunfiato, di stendermi sopra il burrone e di guardare giù la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare. Mi fido di te E rieccoci di nuovo in diretta. E rieccoci in diretta. E voglio chiedere ad Anna com'è che diciamo eh ti sei avvicinata al mondo delle disabilità e come mai hai scelto di percorrere questa strada Bella domanda. Eh, devo rifarmi alla mia adolescenza, pensate un po'. Io sono osimana. Forse Osimo non vi dice nulla, ma se dico Lega del Filo d'Oro penso che molti eh subito collegano. Ecco, quando ero appunto un adolescente nasceva Osimo, la Lega del Filo d'Oro e si trattava di eh un istituto per cieco sordomuti. E allora, appunto, sempre quella questione delle norme e delle leggi, c'erano eh convenzioni per i ciechi, c'erano convenzioni per i sordomuti, ma non c'erano quelli per i cieco sordomuti. E purtroppo alcuni eh sappiamo che hanno questa patologia, magari sono specie quelli che la-- cui mamma ha avuto la rosolia, no. Quindi noi giovani, siccome questo istituto nasceva senza risorse economiche, i giovani della mia città ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo fatto raccolte per questi ragazzi. Ma non è questo il punto. Siamo andati a fare volontariato da questi ragazzi e per me era il primo impatto con la disabilità vera, quella che ti ferisce, quella che ti fa male, perché mi trovavo davanti a un bambino che non sapevo come raggiungere, perché non aveva, non aveva la possibilità di farmi sentire, di farmi vedere, no. Quindi l'unica cosa era il tatto, ma doveva essere un tatto che arrivava a lui. Vedevo che molti si-- c'era proprio l'autolesionismo in questi bambini per sentirsi vivi. Quindi questa cosa mi ha ferito, mi ha colpito. E ho detto: ma... È stato, penso, una cosa che me la porterò sempre dietro, perché ho cercato di stabilire una relazione umana anche con queste persone, di far-- di vedere in queste persone una realtà diversa, di liberarle quasi da questa loro crisalide, da questo loro limite. Io ho detto no, bisogna superare il limite. E questa cosa me la sono portata dietro nei miei studi fino ad oraBene, quindi intanto tanto di cappello perché insomma partire da una realtà di quel tipo che comunque le disabilità ci sono di svariato genere, ma partire con bambini che non sentono, non vedono e non possono comunicare, cioè hai tre sensi tolti, quindi effettivamente rimane solo il tatto per comunicare e deve essere complicato per loro e anche per chi prova a mettersi in contatto con loro perché non sai da che parte rifarti per vedere di-di-di comunicare. Quindi boh, mi ha fatto venire un po' la pelle d'oca questa cosa. Però sappiamo che il percorso culturale ha fatto la lega del filo d'oro, cioè ha portato un metodo in Europa e quanto adesso è aiutata e sovvenzionata. Ecco, quindi è sempre quelle sfide a cui dobbiamo, appunto, quel limite che dobbiamo valicare. Superare. Bene, bene. Io chiederei anche ora a Silvia cosa vorresti comunicare un po' alla cittadinanza, in merito proprio alla CRIDA, a chi è in ascolto con noi, prima poi di andare a salutare e a concludere la puntata e ascoltare l'ultimo brano? Allora, io vorrei ehm--vorrei davvero comunicare questo ai nostri cittadini pratesi. Molti conoscono la fondazione perché hanno usufruito dei servizi che questa eroga. Voglio ricordare che noi ogni anno veniamo in contatto con circa duemilacinquecento persone, tra utenti, famiglie, accompagnatori e quindi è una realtà che è molto conosciuta per chi ha avuto bisogno. Però voglio ricordare a tutti i cittadini che questa è una realtà che è un'eccellenza del nostro territorio, che fornisce servizi in convenzione, quindi anche a tutte quelle fasce, a quella fascia della popolazione che non può purtroppo ricorrere a servizi privati. E quindi è importantissimo mantenerla e mantenerla attiva. Voglio ricordare che negli anni è stata promotrice di progetti di eccellenza, di progetti innovativi e che ha fatto cultura dell'integrazione. Quindi mi piacerebbe che eh tutti i cittadini pratesi e tutti i cittadini della provincia sentissero come un patrimonio comune questa fondazione e la sostenessero, anche con donazioni o con la destinazione del cinque per mille, perché vediamo che le risorse destinate alla sanità e alla riabilitazione sono nel tempo sempre più ristrette, per tanti motivi in cui non-non voglia entrare, ma di fatto è così. E quindi garantire la continuità di questa eh realtà del territorio credo diventi ad un certo punto anche responsabilità e impegno per tutti noi. Quindi questo è quello che mi sento di dire e spero che tante più persone attraverso questa trasmissione oggi abbiano conosciuto quello che-che ogni giorno facciamo Io direi che è stata una puntata eh molto interessante e tante volte serve il programma, è nato per quello, per promuovere e far conoscere in realtà del territorio e non solo, perché tante volte purtroppo, nonostante come Fondazione CRIDA eroghi dei servizi alla persona, magari però è conosciuta solo da chi la frequenta per un determinato motivo, quindi ha bisogno di riabilitazione, ha bisogno di un servizio che viene erogato, allora la conosce. Tutto il resto è la cittadinanza, però tante volte se gli parli di CRIDA appunto, eh non-non sanno di quello che si sta parlando e quindi è giusto... E soprattutto a volte ci succede anche a uscire proprio al di fuori del comune di Prato, no? Il comune magari accanta all'interno della provincia, non sa chi siamo. E quindi è giusto che chiunque è in ascolto e può e ha conosciuto questa realtà e vuole sostenerla, è giusto che lo faccia, perché comunque è una realtà che eroga dei servizi di eccellenza e dei servizi alla persona del quale c'è un bisogno incredibile, sempre di più, e che quindi va sostenuta e gli va dato merito di quello che, insomma, ha fatto e che sta facendo tuttora. Io ringrazio Silvia Andreini e la dottoressa Anna Bevilacqua di essere stati qui con noi, di aver presentato in maniera esaustiva e anche direi proprio eh umana e anche di aver trasmesso tanto di quello che è CRIDA. Grazie davvero Grazie a te. Eee direi di andarci ad ascoltare l'ultimo brano che abbiamo scelto, che è 50 Special dei Lunapop. Buon ascolto e alla prossima puntata di Inclusione a ruota libera. Arrivederci a tutti. Ciao a tutti. Grazie, arrivederci. "
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# Fondazione CRIDA: innovazione e inclusione a Prato

14 ottobre 2025 57:32 

La puntata introduce la Fondazione CRIDA di Prato, presentata dalla presidente Silvia Andreini e dalla direttrice sanitaria dottoressa Anna Bevilacqua. Il tema principale è l'evoluzione e l'impatto della fondazione, orig

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## Estratto

La puntata introduce la Fondazione CRIDA di Prato, presentata dalla presidente Silvia Andreini e dalla direttrice sanitaria dottoressa Anna Bevilacqua. Il tema principale è l'evoluzione e l'impatto della fondazione, originariamente nata nel 1977 come Centro Giovanile di Formazione Sportiva, per fornire servizi di riabilitazione e inclusione in un approccio pionieristico e socio-sanitario. Le ospiti evidenziano come CRIDA sia stata un motore di innovazione, superando ostacoli burocratici e culturali per integrare persone con disabilità non solo in ambito riabilitativo, ma anche sociale e sportivo. Vengono ricordate figure chiave che hanno contribuito a plasmare la sua storia, trasformandola in un modello di cultura dell'inclusione.

## Trascrizione

Trascrizione completa 

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    WhiteRadio 27 gennaio 2026 
    
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    ### Ing. Andrich: ausili e accessibilità per Milano Cortina 2026
    
    ](/eventi/podcast/2026-01-27-parte-1)
    
    In questa puntata di "Inclusione a Ruota Libera", Claudio Alunno dialoga con Renzo Andrich, storico ingegnere della Fondazione Don Gnocchi di Milano, esperto di ausili per disabili e accessibilità dei luoghi. Il tema principale è l'evoluzione delle tecnologie per la disabilità e l'importanza dell'accessibilità nel turismo, in particolare in vista delle Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina 2026. Si sottolinea come gli ausili tecnici siano diventati il quarto pilastro della salute secondo l'OMS e come l'accessibilità debba essere integrale e personalizzata, beneficiando tutti, incluse persone anziane o con disabilità temporanee. Viene evidenziato l'impegno della Regione Veneto nella formazione e sensibilizzazione per un turismo inclusivo, e come la progettazione "senza barriere" sia cruciale nei nuovi ambienti.
    
    [Leggi la puntata →](/eventi/podcast/2026-01-27-parte-1)[WhiteRadio](https://www.whiteradio.it/?view=programmi&See=151-inclusione-a-ruota-libera-con-claudio-alunno&Podcast=151_2026-01-27_1.mp3#podcast)
    
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    ](/eventi/podcast/2026-01-13-parte-1)
    
    In questa puntata di "Inclusione a Ruota Libera", l'ospite Claudia Conte, giornalista, scrittrice e opinionista TV, si confronta con Claudio Alunno sul tema dell'inclusione, del bullismo e della memoria della Shoah. Conte, portavoce dell'Osservatorio Nazionale Bullismo e Disagio Giovanile, evidenzia l'importanza di riconoscere i segnali di bullismo e cyberbullismo nei giovani, sottolineando il ruolo cruciale di ascolto e alleanza tra famiglia, scuola e enti educativi per contrastare il fenomeno. La discussione si sposta poi sulla sua collaborazione con la Fondazione Museo della Shoah, sottolineando la necessità di coltivare la memoria storica. Viene ribadita l'importanza della conoscenza profonda degli eventi passati, come la Shoah, per prevenire odio e intolleranza, soffermandosi in particolare sulla Giornata della Memoria e sulle derive antisemite odierne, anche in relazione al linguaggio. In chiusura, Conte e Alunno riflettono sul ruolo delle figure pubbliche nella divulgazione di informazioni corrette e consapevoli, specialmente su temi così delicati.
    
    [Leggi la puntata →](/eventi/podcast/2026-01-13-parte-1)[WhiteRadio](https://www.whiteradio.it/?view=programmi&See=151-inclusione-a-ruota-libera-con-claudio-alunno&Podcast=151_2026-01-13_1.mp3#podcast)
    
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    WhiteRadio 9 dicembre 2025 
    
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    ### Handbike: passione, sfide e sinergia di una coppia campione
    
    ](/eventi/podcast/2025-12-09-parte-1)
    
    In questa puntata di Inclusione a Ruota Libera, Claudio Alunno dialoga con due atleti di handbike, Cristian Giagnoni (nazionale italiana) e Kristina Madayova (nazionale slovacca), compagni anche nella vita. Il tema centrale è l'handbike, uno sport paralimpico che permette di pedalare con le braccia, evidenziandone la crescita di livello competitivo e le sfide legate ai costi delle attrezzature e alla ricerca di sponsor. Raccontano le loro storie personali, il passaggio da altri sport e l'importanza del supporto reciproco nella coppia per mantenere alta la motivazione. Cristian condivide il significato della canzone "Eh Già" di Vasco Rossi, legata al suo risveglio dopo l'incidente.
    
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