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title: "Orietta Schiariti: L'inclusione tra Italia e USA | Podcast Inclusione a Ruota Libera"
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      "description": "Il podcast, condotto da Claudio Alunno, ospita Orietta Schiariti, una psicologa italiana che ora lavora come paraprofessional educator in America, presso lo School District di Park City. La puntata si concentra sulle esperienze lavorative di Orietta, prima in Italia nel sociale e poi negli Stati Uniti, evidenziando le differenze tra il sistema di sostegno scolastico italiano e quello americano. Si discute dell'importanza dell'arte-terapia e di come l'approccio relazionale e non giudicante possa favorire l'inclusione e la comprensione dei bisogni speciali. Orietta condivide la sua storia personale e professionale, dal lavoro nell'ASL in Italia all'esperienza con l'arte-terapia in comunità per minori e adulti con disabilità, fino al trasferimento in America dove ha proseguito il suo percorso nel campo dell'educazione speciale.",
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      "transcript": "C'è una strada tutta nuova, dove ogni voce trova posto. Tra lo sport e la cultura, ogni sogno è a costo fisso. Ogni persona è una storia che accendiamo con la luce. In salute, nel lavoro, la diversità non ha più croce. Inclusione a ruota libera. Qui ogni battito ha il suo ritmo, dal campo fino all'ospedale. Dentro ogni cuore gira il mito. Scivoliamo con la musica nelle vie della città. Tra i sorrisi nell'abbraccio ogni angolo è libertà. Aah. Inclusione a ruota libera. Qui ogni battito ha il suo ritmo, dal campo fino all'ospedale. Dentro ogni cuore gira il mito Non lasciamo nessuno indietro, ogni voce avrà il suo canto, nelle piazze, nei palazzi, la comunità è il nostro patto. Non lasciamo nessuno indietro, ogni voce avrà il suo canto, nelle piazze, nei palazzi, la comunità è il nostro patto. Buonasera a tutti e benvenuti a una nuova puntata di Inclusione a ruota libera. Eh, stasera, a differenza delle altre volte, non abbiamo qui un membro di un associazione o di un ente, bensì abbiamo proprio una persona che parlerà dell'esperienza lavorativa e professionale e soprattutto parlerà della sua esperienza lavorativa e professionale non in Italia, ma in America, perché abbiamo qui con noi Orietta Schiariti, che lavora appunto in America a Park City, nello School District di Park City, appunto come paraprofessional educator, ovvero è un assistente un po' de-dell'insegnante di sostegno che poi svilupperemo diciamo tutte le tematiche, tutte le differenze che ci possono essere in questo ambito tra appunto l'America e l'Italia. Intanto ringraziamo Orietta di essere qui con noi stasera a White Radio. Buonasera a tutti, spero di essere proficua nel mio intervento e di darvi delle buone notizie o almeno qualche informazione che può essere utili per evolvere, perché questa è la cosa importante. Certo, allora intanto grazie di essere qui ed è importantissimo appunto avere un confronto, un metro insomma di misura e di paragone anche con quello che succede al di fuori dell'Italia, per avere anche eh, mm, delle idee che magari possono essere innovative o comunque fa sempre bene confrontarsi per migliorare un servizio, specie quando si parla di servizi che hanno a che fare appunto con il sociale e con l'inclusione. Allora, eh, diciamo che te Orietta, però sei chiaramente italiana, sei, eh, diciamo, hai vissuto per tanto tempo in Lombardia, ok? Sì, io sono di origine comasca, nata e cresciuta nel Comasco e le prime esperienze lavorative tutte-- Le ho svolte tutte nel Comasco, sì. Ok, infatti appunto ti vorrei chiedere come è iniziato in Italia il tuo percorso legato appunto al sociale e successivamente dicci un po' come sei finita in America e come è continuato il percorso sempre in ambito sociale. Allora, io diciamo che sono sempre stata sensibile al discorso del sociale, dell'inserimento e delle... In Italia si chiamano special needs, quindi chiamo persone con diversamente abili o con sensibilità e bisogni speciali. Allora, ho scelto quindi dopo le superiori di iniziare il percorso di studi in psicologia. All'epoca c'era solo a Padova o a Roma, quindi io mi sono iscritta ro- a Padova e poi ho fatto la mia scelta, mi sono diplomata in psicologia in clinica e di comunità. Nel frattempo ero una studentessa lavoratrice, per cui-Ehm, ho parallelamente al percorso universitario ho iniziato a lavorare e fare altri percorsi che comunque possono essere di formazione e di esperienza, che sono stati paralleli e poi anche consequenziali fino a un certo punto. Quindi uno dei primi lavori che ho fatto per parecchi anni era stato essere segretaria alla, all'epoca si chiamava ASL, il distretto del servizio sanitario nazionale locale, dove ho svolto diversi incarichi a livello impiegatizio e poi, visto la mia formazione, mi hanno dato la possibilità di lavorare per il servizio sociale, dove facevo la segretaria, però avevo la possibilità di fare i colloqui per il primo appuntamento e così diciamo che mi sono inserita e sono sempre stata a contatto con i bisogni speciali, che poi io dico sempre, tutti noi abbiamo le nostre sensibilità e bisogni speciali, perché la prima parte della mia carriera, eh, di-di segretaria prendevo gli appuntamenti al poliambulatorio e per me, ti dico, aveva senso lavorare, perché avevo contatto con la gente. Non avrei resistito in un sistema pubblico se non avessi avuto contatto con la gente, avessi in generale soddisfatto dei bisogni. Per cui poi a un certo punto del mio percorso ho deciso, proprio per dare un senso anche perché va bene, quando studi poi studi tante cose teoriche, eeh, ho iniziato un mio percorso personale nel campo delle arti terapie, apro una parentesi veloce, le arti terapie in generale usano i linguaggi creativi che può essere il linguaggio del corpo, musica, pittura, espressione creativa anche linguistica, per esprimere e lavorare su delle, diciamo, criticità, su dei bisogni. Ecco, per cui dopo aver lavorato personalmente ho deciso di fare una scuola di formazione e quindi per un certo punto era parallela all'università. In quel ca-- contesto ho... Dov-Dovevo fare ogni per ogni anno un'esperienza di-di tirocinio. Di quel contes-- in quel co-- circostanza ho lavorato per due anni, ho fatto il mio tirocinio in du-- nella stessa comunità, ehm, per adulti portatori di handicap inseriti in una struttura residenziale Ok. Ok. Quindi era una sorta di residenziale per disabili adulti. Adulti, sì. Ok. E... Ed in... Il tuo ruolo era quello di sia ascolto magari o di supporto? Io proponevo delle esperienze creative. Ok. Quindi facevi tutta un'attività appunto.. Settimanalmente andavo là col mio materiale, con il mio programma e proponevo, facevo una proposta creativa. Ok. Ma l'idea era sempre quella di-di introdurre questo linguaggio e dare le possibilità a queste persone di comunque comunicare attraverso un linguaggio non mediato che-che non aveva limiti, ecco. Ok, ma anche perché molto probabilmente ci poteva essere qualcuno che magari aveva anche problemi, eeh, relativamente alla parola, magari che era non verbale- E che quindi, eeeh, con appunto il linguaggio dell'arte Certo, no, no sicuramente. In tutte le sue forme, riusciva a comunicare ed esternare un po' quelle che potevano essere le emozioni e tutta la parte interiore che magari non potevano comunicarla verbalmente e riuscivano magari con un dipinto piuttosto che con, eeh- Sì, una manipolazione. Una manipolazione, sì, sì, sì, sì. Materiali vari. L'altra... Diciamo in un altro appuntamento che abbiamo avuto qui su White Radio, abbiamo parlato appunto proprio della danza terapia, che penso che sia un po' legata anche all'arte terapia- Totalmente. Eh, perché appunto parlavamo, eh, di come, eh, il linguaggio del corpo, eh, può tranquillamente essere interpretato da tutti, eeh, perché comunque ognuno a suo modo, con la gestualità, con il movimento, può descrivere ciò che prova in quel momento, ciò che gli può, eeh, venir suscitato insomma da-da una ansia- Ancora più a monte può prendere consapevolezza e portare alla coscienza, diciamo così, anche se uso paroloni, cioè proprio far emergere qualcosa a cui non riesce a dare un nome. Certo. E quindi sei proprio a monte, cioè non sai cosa esprimere ma per quel momento non riesci a identificarlo, quindi è un passaggio importante. Quindi in quel modo riesci a prendere una consapevolezza e a esterna-a-esternare un qualcosa che magari non sai neanche che nome associargli, mettiamo- Esatto. Metiamola così, e-e inizi a comprendere forse una parte, un aspetto che senza, eeh, magari- Su cui lavorare. L'utilizzo dell'arte in questo modo non sarebbe venuto fuori e da lì poi parte eventualmente un percorso per gestire una data emozione, un dato, eeh, bisogno, rispetto a quello che è venuto fuori appunto in una sessione, che ne so, di pittura piuttosto che di danza terapia o altro, insomma. Perfetto. E hai detto hai lavorato lì due anni? No, ho fatto due tirocini. Il primo tirocinio era con una comunità per minori. Erano quelle comunità per minori che in teoria generalmente sono allontanati dalla famiglia per, ehmMotivi vari e su ordine del tribunale dei minori. Quindi primo anno l'avevo fatto con bambini che in un certo senso sono anche loro speciali, non avevano disabilità ma avevano una emozionalità molto delicata diciamo, ecco. Certo, certo. Quindi il tirocinio prima con i minori e poi con gli adulti? Sì. Ok, perfetto. Duranti due anni con gli adulti, sì. Perfetto. E poi magicamente il tuo percorso è dirottato e dall'Italia agli Stati Uniti. Poi, ah no, allora il discorso è stato che a un certo punto ho deciso di licenziarmi dall'ASL perché ho iniziato a lavorare come arte terapeuta e nel frattempo ho iniziato anche, ho fatto, una sostituzione estiva in una comunità di adulti per portatori di una comunità residenziale e da lì poi ho iniziato a lavorare lì, quindi ho fatto anche proprio un passaggio lavorativo. Dal pubblico al privato, intanto? Sì. E lavoravo comeee operatore di comunità, però quando c'era la possibilità io usavo i linguaggi creativi, facendo laboratori, cose varie, o comunque anche cucinare con gli ospiti era un linguag-- era un processo creativo di trasformazione, puoi chiamarlo anche archetipo, come vuoi. Però era una cosa importante, perché tramite il fare tu stabilisci un dialogo, e comunque ricevi dei messaggi e trasformi. Non è necessario, anzi magari sedersi a un tavolo e fare una specie di colloquio non viene fuori niente, però in quel modo vivendo con loro... Si capiscono tante cose, molto di più che a mettersi a sedere e a parlare. Sì. Certo, perché poi magari con il fare si abbattono le barriere. Sì, perché comunque non è l'obiettivo, però poi vengono fuori, perché è la- attraverso il fare c'è il linguaggio del-dell'accogliere, dell'aprirsi, e alla fine c'è il linguaggio dell'accettazione e dell'amore, perché alla fine è su quello che vai, sulla relazione, sul vero ascolto lì, cioè perché vivi insieme. Certo, e probabilmente forse perché eh... Magari non c'è neanche un giudizio. No, perché vivi con loro, perché quando fai l'operatore di comunità e fai i turni di notte, di giorno, eh condividi le, i Natali, quando non ci sono i familiari, viene fuori che non ci sono più e tu sei lì a creare un momento speciale. Secondo me si crea una sorta di legame che non si comprende più effettivamente, mettiamola così, la distanza che ci può essere tra una figura professionale e l'utente. Lì utente e operatore si trovano a fare insieme delle cose e quindi eh, diciamo, probabilmente anche questa mancanza di distanze di... Sì, crea un'intimità. Eh, crea un'intimità e va a togliere tutta quella parte diii giudiziii, di... Cioè tutti quei limiti che magari, a differenza di tanti altri servizi, si possono creare perché c'è una figura di riferimento che è il professionista e poi c'è l'utente o il paziente, anche a livello sanitario, mettiamola così, e quindi in questo modo senza creare distanze chiaramente si abbattono le barriere limiti e si riesce a tirar fuori anche tutta una serie di, diii aspetti che senza questo meccanismo qui non sarebbero venuti fuori. No, assolutamente. Cioè ogni professionalità, poi anche quello è il bello di lavorare in equip, vede un aspetto diverso della persona, per cui poi quando ti trovi in equip con la psicologa, con i genitori o altre figure coinvolte, ognuno ha... È come ricostruire, secondo me, un puzzle. Sì. Cioè ognuno mette il suo pezzettino perché a seconda della sua eh specializzazione ha captato un aspetto e poi mettendolo insieme viene fuori un quadro generale diii che può essere molto utile alla persona e a chi lo supporta. Sicuramente, almeno l'obiettivo di solito del lavoro anche in equip è quello. È questo. Ok, perfetto, perfetto. Allora, ehm, dicci un po' poi alla fine di tutto questo percorso- Allora, poi, finalmente mi sono laureata, naturalmente non ci ho messo cinque anni, ne ho coinvolti un po' di più, però alla fine poi ho incontrato mio marito in uno dei miei viaggi tra Como e Padova e quindi da lì è nata l'esperienza del, e-e, ho avuto l'esperienza di poi trasferirmi in America. Perché lui è americano. Sì. Mio marito è americano, i miei figli sono nati in Italia, poi abbiamo deciso di trasferirsi là, inizialmente per un anno, poi laaa diciamo che abbiamo allungato la-la mia permanen-- la nostra permanenza in America e per cui a questo punto è nata poi per me l'esigenza di lavorare. E avendo esperienza nel campooo sociale, diciamo, la prima eh ricerca è andata verso il distretto scolastico, dove avevo esperienze e dove naturalmente c'era anche bisogno. Poi no, la mmm, per quanto riguarda il mio ruolo professionale non c'era una, un profilo o una, una, non... Un profilo professiona-- una richiesta di un titolo particolare, andava a base all'esperienza del colloquio e quindi lì non-non ho avuto problemi. Certo, perché comunque, senza esserci bisogno effettivo di un titolo di studio, eh diciamo, anche magari fatto in America, eh te avevi fatto tutto un percorso in Italia, hai fatto il colloquio, hanno visto che comunque c'era delle competenze che avevi comunque appreso qua e avevi fatto tutto un lavoro e quindi alla fine ti hanno, ti hanno subito preso. Sì, io ho completato il mio ottavo anno di...Di insegnamento, diciamo così. Perfetto. Perfetto, perfetto. Quindi sono quasi 10 anni che stai in America, di cui otto sono quelli che... A Park City. A Park City e che nel quale appunto ricopri la figura di paraprofessional educator. Esatto. Ok, allora prima di andare un po' nei dettagli di quel che succede nel distretto scolastico di Park City, io direi di ascoltarci un po' di buona musica americana. È leg-- Diciamo questa musica è legata un po' a un percorso, ma lo spieghiamo dopo. Intanto, la cosa certa è che è musica americana e intanto la facciamo un pochino ascoltare perché non è, non è musicaaa diciamo di grido ora, non sono le hit del momento, però appunto dico sempre inclusione a ruota libera è inclusione anche sotto tutti gli aspetti anche della musica. Quindi facciamo sentire della musica diversa perché è legata un po' alla storia diii, di Orietta nella scuola di Park City. Quindi io direi di partire con \"I Take the Chance\" di Charlie Lovin. L'ascoltiamo e poi ritorniamo nuovamente in diretta. E rieccoci in diretta, rieccoci qua. Allora, andiamo avanti e chiediamo un po' a Orietta quali sono le differenze tra, appunto, il sostegno in Italia e quello, diciamo, che viene effettuato in America. Allora, come dappertutto, ci sono leggi, che in America ci sono leggi federali e leggi del singolo stato che definiscono e comunque mettono in evidenza i-- Cosa e come, diciamo, soddisfare determinati bisogni. Allora, io metto come cappello che niente è perfetto, quindi voglio proprio mettere in evidenza quello, anzi, dico che la differenza la fa sempre la passione, la motivazione delle persone e le persone sono uguali in tutto il mondo, per cui proprio la passione degli italiani, degli americani, come in qualsiasi altro stato o settore di lavoro, fa veramente la differenza. La differenza, certo. Ecco, allora, non sto qua a elencare le leggi, anche perché non me le ricordo tutte, di fatto la-- Di base si parte con un PEI, in inglese si dice I.P., ma è la stessa cosa, è il programma educativo individualizzato. Allora, ehm, il sis-- Il servizio, il dipartimento è, ehm, prevede tre livelli: mild, moderate and severe. Allora, mild sono quelli che hanno bisogno di un minimo supporto generalmente a livello didattico. Moderate, qui un bisogno in più. Generalmente vengono forniti di più gli stume-strumenti piuttosto che modificati i programmi. Severe sono invece quel contesto in cui cioè si modificano i programmi, oltre che dare più strumenti. Eeeh...E in tutti questi livelli ci possono essere anche problemi di comportamento. Quindi in tutte le scuole, in tutti i gradi, ci sono questi tre livelli che corrispondono a tre diverse classi, con tre diversi insegnanti e a secondo della necessità con uno più assistente comeee il mio-- nel mio caso, io sono l'assistente. Eh infatti il-la tua figura Paraprofessional Educator sarebbe un aiuto agli insegnanti che sono di ruolo lì e magari c'è sempre l'insegnante di ogni materia, più c'è... No? Come funziona? Sì, dipende. Sì, allora nei livelli mild e severe l'insegnante, il studen-- segue gli studenti in tutte le materie, sia li supervisiona che vanno nelle classi e li accompagna, soprattutto può essere matematica/lingua, proprio per aiutarli nello svolgimento di quelli che sonooo i compiti, i compiti in classe, quello che devono fare. Ok, perché mi dicevi appunto che eh sono delle classi proprio diversificate, ok? A seconda eh del-del livello che gli viene assegnato sulla base eventualmente di patologie o disturbi. Eh sì, dipende lì dal-dal livello cognitivo, più se c'è una sindrome, più un-un comportamento, una diagnosi comportamentale. Ok, quindi sulla base di questi tre fattori vengano fatte delle valutazioni e poi viene eee identificato il livello. Il livello e il bisogno per cui... O ess- sì, a parte la classe, l'assistente come me, ma anche il behavioral tech che sarebbe un-un comportamentista che può seguire anche gli studenti di classe in classe, proprio per favorire l'inserimento e aiutarli a sviluppa- a lavorare su alcune dinamiche che naturalmente rendono difficile eh la relazione sociale generalmente. Quindi una cosa che mi sembra di-di comprendere, visto che si parla di differenze, soprattutto io parlo tra virgolette da profano, ma andando nelle scuole con l'attività diciamo della pallamana adattata, riscontro sempre di più che gli insegnanti di sostegno in Italia tante volte, probabilmente eh a causa del-del-della necessità, eeehm, della forte necessità del quale le scuole si trovano a-a essere, no? Perché ci sono tanti ragazzi, una carenza grandissima di insegnanti di sostegno perché ci sono tanti ragazzi che necessitano di avere il sostegno, quindi magari si trovano anche degli insegnanti a fare il sostegno che non hanno una formazione specifica, perché tante volte magari si ritrovano in graduatoria a fare il sostegno insegnanti che poi nel futuro auspicano di diventare insegnanti di lettere piuttosto che di matematica. Quindi cosa succede? Che non essendo formati in questo, hanno secondo me eh poca professionalità appunto, pochi strumenti per dare il giusto servizio, dare la giusta risposta al bisogno del-del ragazzo o della ragazza che ha necessità, perché, non avendo appunto una formazione specifica, cercan di fare la meno peggio, no? Insomma, così. Però si creano dei danni non indifferenti. Un altro problema, almeno io prima di partire ho anche lavorato nel pubblico, ma anche nel privato, perché ho lavorato alla scuola americana che c'è a Lugano, piuttosto che alla Scuola Internazionale di Como e il discorso è sempre necessita-- l'offerta e il bisogno, nel senso che tu vieni spalmata a ore su uno studente, parlando della scuola pubblica che diciamo che c'è una conoscenza diciamo più diffusa, agli studenti vengono dati, almeno tot anni fa venivano date delle ore, non un supporto... Complessivamente. E l'insegnante di sostegno si deve spalmare magari su più di uno studente dividendo le sue ore, spalmandole tra i diversi studenti e alla fine succede che sembra che la necessità maggiore sia il solito lingua, quindi italiano, storia, geografia, scienze. Vengono sacrificate un po' altre materie che invece... Hanno lo stesso peso. Certo. Ne avrebbero bisogno, soprattutto perché come musica, piuttosto delle rutine creative, è comunque coinvolta la relazione, quindi è importante per l'inclusione supportare lo studente con un'assistenza, proprio per aiutarlo nell'inclusione, perché sono momenti, classi in cui c'è anche proprio un movime- un-una opportunità sociale. Certo, certo. E senza e senza il supporto, magari, ma come succede spesso qui in Italia, tante volte appunto non esistono delle vere e proprie classi o meno. Magari in alcune realtà sì, ma sono veramente poche le realtà, tipo qui a Prato, per esempio, c'è una scuola che è il Gandhi, dove ormai da tempo, daaa quando ero piccolo, non so più esattamente quanto, ma da quando ero piccolo, credo che sia da quando io avevo dieci anni, credo che sia da quando io avevo dieci anni, credo che sia da quando io avevo dieci anni, questa scuola esiste.20 anni, 30 anni, si sono specializzati su, eh, l'integrazione di ragazzi autistici all'interno delle classi. Quindi, eeh, in questo caso, eeh, diciamo, eh, il Comune assegna, eh, a una- un'associazione, eh, in questo caso è la Fondazione CRIDA qui di Prato, che si è aggiudicata, eh, si è ag- si è aggiudicata il bando triennale ormai da tempo e fortunatamente continua a farlo la fondazione che ormai negli anni si è specializzata sempre di più e quindi dà un servizio che serve e che ha un risultato ottimale, perché? Perché i ragazzi si trovano nelle classi, sono all'in-- i ragazzi autistici che sono nelle classi sono in delle classi miste, ok? E l'operatore specializzato non fa altro che creare un legame tra i ragazzi della classe e il ragazzo, eh, autistico dando gli strumenti appunto ai ragazzi per magari contro-- contenere un'eventuale crisi del ragazzo autistico piuttosto di come rapportarsi con lui. Eh, viene utilizzata laaa, la comunicazione, eh, la CIAA, che è quella aumentativa alternativa con le immagini, cioè tutta una serie di strumenti e di accorgimenti per far sì che il ragazzo si ambienti nel migliore dei modi all'interno di una classe mista e-e-e si crei un beneficio per lui e per la classe in generale, ma è una piccola realtà, cioè questa è una delle scuole, l'unica, qui su Prato. Quindi magari c'è una scuola ogni 40 che lo fa, ma i bisogni sono tantissimi relativamente alle patologie, specie quando si parla anche di, eeh, problematiche intellettive cognitive, no? Sempre di più. E vedere appunto che in altre scuole non avendo gli strumenti, non ava-- non avendo le figure professionali adatte, prendono il ragazzo magari con una determinata disabilità, lo prendono, lo portano fuori dalla classe a fare poco e niente, quindi lo escludono dalla classe e per il ragazzo non è che ci siano delle opportunità, cioè non vi è fatto niente. Anche a livello motorio succede un po' la stessa cosa. Invece da voi, come mi stai dicendo, ci sono tante figure, tante, mmmh, diciamo, eh, professioni Professionalità che si mettono insieme al servizio dee- della scuola per dare il miglior servizio e per far sì che si cerchi sempre di più di creare una reale inclusione Sì, allora, il- in tut-- beh, non penso che sia proprio a livello diii, di tutti gli Stati, nell'all'interno del dischetto scolastico se c'è il Dipartimento dell'Educazione Speciale. Di solito c'è un responsabile del dipartimento, ma c'è anche un responsabile proprio, io lo chiamo il behavioral PhD, nel senso che un responsabile che ha una formaz-- formazione specifica a livello di comportamento, e qua molto importante, perché non c'è solo l'aspetto educativo della conoscenza, ma molto spesso soprattutto quando, vabbè, a diversi livelli, a secondo delle diagnosi, c'è proprio anche la parte comportamentale da tener presente. Per cui in generale nelle equipe multidisciplinari sono previste diverse figure che sono dipendenti della scuola. Questo è importante perché quindi ci sono psicologi e testisti che fanno la diagnosi insieme a diverse figure necessarie in base a quella che è la diagnosi, per cui c'è la logopedista che fa la sua parte di competenza, il terapistaaa- Occupazionale. Occupazionale, c'è il fisioterapista. Poi se ci sono dei deficit a livello visivo-uditivo vengono coinvolti anche quelli specialisti che di solito sono consulenti, penso aaa, a gettone, però è propriooo- Tipo l'oculista di turno. Eeh, sì. Che viene interpellato però- Sì, però se gli studenti hanno un apparecchio uditivo viene l'audiologa a testare e a suggerire, fornire strumenti, perché la cosa che deve fare lo Stato è fornire degli strumenti, quindi se un-- dipende, il computer, il supporto del computer, una specifica tastiera, piuttosto che l'iPad, piuttosto che all'ultimo anno, lo scorso anno, appena finito, c'era una studentessa che aveva l'apparecchio audi-auditivo per cui ci hanno portato un microfono che lei doveva portare, doveva portare in classe in modo tale che lo poteva collegare con i suoi, ehm, le sue protesi per poter, diciamo, sentire meglio. Quindi la scuola deve fornire tutti questi strumenti. A parte la carrozzina, la bicicletta se necessaria, il deambulatore e tutte cose... Sì, strumenti proprio tecnici Ok, e sono-- tutti questi strumenti tecnici quindi sono a carico della scuola. Assolutamente. Ok, però a differenza... Lì la scuola pubblica, cioè è un po' come funziona in Italia, le famiglie pagano una retta abbastanza calmierata e-e-e comprensiva di tutti questi servizi nel caso specifico ci sia una disabilità, eeeh- Escono dalle tasse. Ok, ok. Principalmente, cioè, per-È un minimo contributo, come viene fatto in Italia, ma il resto viene recuperato dalle tasse. No, lì è solo tasse. Ah, solo tasse. No, no, solo tasse. Sono alte le tasse, eh, perché c'è-- Paghi le tasse sulla casa e all'interno delle tasse sulla casa eh, vi-- c'è una quota destinata alle scuole, al livello, a livello di Stato in cui abiti e il distretto scolastico. No, ti dico la retta perché mi viene da sorridere, perché qui in Italia ora siamo arrivati anche in alcuni casi a dare un contributo addirittura per la carta per le fotocopie, per la carta igienica. No, roba... Noi abbiamo degli studenti che hanno bisogno di assistenza in bagno e la scuola paga pannoloni e salviettine, tutto quello che ci serve. Eh ok, quindi magari, anche se le tasse sono magari alte, però vengono, diciamo- Noi paghiamo, almeno la mia famiglia, noi paghiamo sui tremila dollari all'anno per tasse sulla scuola. Ok. E poi se, come nel nostro distretto, fanno degli ampliamenti, come è successo, ti aumentano le tasse. In teoria dopo che hanno finito di pagare le nuove costruzioni edilizie, le abbassano, come mi hanno detto. Però le tasse sono alte, però almeno nel mio caso ne vale la pena, vedi veramente i- Le differenze. Sì. Eh ma, ma uno secondo me mmm le paga anche tra virgolette volentieri nel senso se io devo pagare per comunque avere un servizio uno dice bene so che questo quantum che io pago serve a... Ma purtroppo in Italia tante volte si vede che tutto quello che paghi poi vai a tracciare una linea su quello che ricevi in servizi e mmm è pressoché deficitario, mettiamola così. Diciamo che là il sì deve, è sì deve. E poi ci sono anche i controlli, vengono effettuati anche i controlli rispetto a quello che è dovuto e alla qualità, perché vengono dei diciamo ispettori ministeriali, perché non so come tradurre, vengono a controllare. Comunque c'è un controllo che tutti i soldi pubblici che vengono diciamo eh presi con le tasse dei cittadini, ci sono degli ispettori che controllano la cor- il corretto utilizzo. Sì, assolutamente. Eh, e forse la differenza è proprio quella. Perché magari c'è meno eh cattivo utilizzo o meno spreco, mettiamola così. Parte dall'interno del distretto, perché giustamente il distretto deve assicurarsi di essere a norma, per cui ci sono proprio i presidi o chi per essi che a parte fare il giro delle classi e controllare il livello, l'inclusione, il-- Perché tutti gli insegnanti comunque devono fare dei piani diciamo di lezione che siano inclusivi, perché comunque in America c'è molta immigrazione, quindi tu devi tenere presente tutti i livelli di-di-di apprendimento, quindi anche nelle classi normali è assolutamente importante che ci sia inclusione e diversificazione nel-nelle proposte e nei test. Certo. E rimanendo in tema di inclusione, so che ne abbiamo parlato al di fuori della radio, però eh lì a Park City, appunto, c'è proprio un centro adatto eh per tutte le attività adattate, inclusive eh in ambito anche sportivo? Sì, allora Park City è... Io la chiamo un'isola felice, però beh meglio per-- perché ci sono anche persone che proprio vengono da altri stati, trasferisco tutta la famiglia per poter dare questa possibilità ai loro figli di vivere in una comunità inclusiva, vuoi perché comunque la comunità è piccola, per cui è quella la strada che devi fare, per cui possono anche prendere magari il bus da soli. Però c'è questo centro sportivo che si chiama NAC, cioè National Ability Center, che propriooo forni-- Dà la possibilità a tutti gli studenti o persone con bisogni speciali di fare tutti i tipi di sport. Da no-- Noi siamo una, c'è una turistica per cui vanno anche a sciare con strumenti modificati, con l'assistenza giusta. Fanno tutto, dal cavallo all'arco, le frecce, arramp-- hanno il muro per arrampicarsi interno, fanno esperienza proprio-- perché comunque fanno supporto alle famiglie, quindi durante le periodi di vacanze danno la possibilità di fare dei-- i classici summer-- i campi estivi che possono diventare anche delle-delle settimane. Ok. E Park City- Con anche pernottamento. In che parte dell'America, almeno gli ascoltatori- Allora nello Stu-- È lo stato è lo Utah. Ok. E si trova, mi dicevi, a circa duemilatrecento metri d'altitudine? Eh sì. Sì, vabbè, sono settemila passapiedi, sì. Eh, eh. Sopra i duemila, diciamo. Quindi la neve la vedete spesso. Sei mesi all'anno. Ogni tanto fa piacere vederla, però sei mesi insomma inizia a essere... È il mio punto dolente, diciamo. Sei mesi di neve, insomma, e di freddo, insomma. Soprattutto a spalarla. Ah, è vero. Anche se ho gli ausili. Però comunque dopo un po' ti passa la voglia della neve. Eh. Diciamo che se fai quello poi non ti passa la voglia di andare a sciare. Però va bene, comunque... Però a livello di vita si vive bene. Sì. Diciamo di sì. Grazie all'organizzazione, a come è strutturata la comunità, ai servizi insomma che offre. Allora, dopo questo inciso suuu questo centrooo molto particolare che dà la possibilità insomma a tutti coloro che hanno dei bisogni specifici di fare attività adattate in ambito sportivo, io direi di passare a un'altraaa-Canzone che è Iti- itaied e Hammer. Ascoltiamoci anche questa, poi ritorniamo e parliamo un attimo dei due film eh che, diciamo, hanno dato un po' qualche input positivo ai ragazzi del vostro istituto. Intanto andiamo a ascoltarci questa canzone e poi ritorniamo in diretta. E rieccoci in diretta. Allora, visto che appunto eh si parla di-di come funziona eh tutto il meccanismo del sostegno, è venuto fuori un aspetto importante del quale Orietta voleva parlarci, che è il Peer tutoring, giusto? Sì. Ok, dicci un poco. Allora, nella scuola americana, partendo soprattutto medie, superiori, gli studenti hanno un curriculum che è flessibile, nel senso che a parte le materie di lingua, storia, geografia e scienze, poi altre materie le possono scegliere a lu- In autonomia. In autonomia, sì. Elective, le chiamano. Per cui tra le classi che possono scegliere il Peer tutoring. Eh, penso che è più una specialità della mia scuola, comunque l'insegnante con cui lavoro perché ha fatto un progetto di master, ma l'idea è di avere dei coetanei che lah-- che accompagnano i nostri studenti nei loro vari spostamenti, perché in America poi vanno per ogni materia vanno in una classe diversa, per cui vanno con loro, li affiancano e li-li supportano nel processo di apprendimento. Logico che dietro c'è poi tutto un modificare, fornire strumenti e soprattutto, prima di essere inseriti, affiancati a uno studente, devono fare un percorso di formazione che viene, diciamo, fatto, diciamo, preparato dal-dall'insegnante di sostegno della classe. Però è fondamentale perché comunque sono in relazione, lavorano proprio sulla relazione sociale e attraverso quelli-- quello, visto che loro sono motivati a stare con gli altri, sono disponibili ad apprendere e magari lavorare su delle criticità, soprattutto a livello di comportamento, diii... Quindi, diciamo, sì, in relazione, se hanno delle difficoltà, dei limiti, degli strumenti che dovrebbero usare, che non usano. Giusto q-- Però ecco, l-l-quel progetto è veramente vedo i risultati. Certo, ma pe- E loro sono motivati e poi, scusami se ti interrompo, sono un gancio tra la scuola e il fuori dalla scuola, quando poi gli studenti sono a carico della famiglia. Però creando proprio questo gancio, loro poi possono avere la possibilità di avere anche qualche altra alternativa di fuori dalla scuola Certo. Sì. Perché comunque si crea poi dei legami anche extrascolastici- Perché poi i ragazzi che magari so-- hanno fatto questo corso di formazione grazie all'aiuto dell'insegnante di sostegno, gli ha dato appunto gli strumenti, iniziano a affiancare questi ragazzi con bisogni specifici e poi da lì si crea sicuramente un legame, una sinergia e da lì poi questa-- questo legame, diciamo, forse, si sviluppa molte volte anche extrascolastico, a livello extrascolastico Bello, bello. Perché poi comunque confrontarsi poi magari anche per i ragazzi con appunto coetanei è diverso rispetto a rapportarsi comunque con un adulto o con un insegnante. Quindiii, secondo me è un aiuto importante. Eee ma, viene fatto ricercando alcuni ragazzi che poi diventeranno Peer tutoring o viene fatta questa formazione a tutti i ragazzi Nooo, tutti possono domand-- fare domanda. Anche gli studenti di altre classi special needs.Perché comunque loro hanno una sensibilità pazzesca. Noi li abbiamo e sono bravissimi e comunque veramente si co-costruiscono la loro autostima perché hanno la sensibilità di comprendere, capire, magari fare un breakdown degli step e loro stessi lavorano su se stessi, è bellissimo quello- Certo Perché poi Oltre a essere di supporto agli altri, sono di supporto a se stessi perché Soprattutto per l'autostima. Stima, ok. Sì, bellissimo. Certo, certo. È molto interessante. Eee ritorniamo un attimo aaa, ah, s-- parlavamo appunto di due film eh che appunto fate vedere ogni anno, dicevi- Sì. Alle vostre classi, perché comunque eh mostrano mmm le opportunità, no? Perché sono basati su storie vere, giusto? Sì, sì. Mi dicevi. E mostrano un po' le opportunità che ci possono essere nel mondo del lavoro o nella vita in generale. E quali sono e di che cosa si trattano? Allora Temple Grandin è il film proprio questo è il nome della... Essa è una signora anziana, ma è la, il film è la storia della sua vita. Lei ehm è stata diagnosticata l'autismo e nel film c'è proprio la sua storia dalla nascita, alle difficoltà che la mamma ha dovuto superare per poterle dare la possibilità di un'istruzione, perché comunque il sistema era molto limitante all'epoca, cioè non si-- adesso non mi ricordo quanti anni ha, ma all'epoca veniva data tutta la colpa alla madre, no le classiche madri frigorifero. Per cui c'è proprio la suaaa, il suo passaggio, le tappe di vita tra la formazione scolastica, ricercare una scola-scuola flessibile e adeguata alle sue necessità, che le desse le possibilità comunque di apprendere con i suoi tempi, i suoi modi, il suo percorso universitario fino alla laurea e all'inserimento lavorativo. Ed è bellissimo perché comunque ehm lei cioè da una parte ci sono gli altri che possono essere la famiglia piuttosto che la comunità scolastica in cui è cresciuta, piuttosto che poi l'università che comunque devi, cioè non è giusto che lor-- loro si adeguano a noi, perché molte volte capita quello, sono loro che nonostante tutto si devono adeguare ai nostri modi e il nostro modo di riconoscerli e fornire un-un aiuto, un servizio. Lì c'era proprio questa grossa reciprocità importante e gli scalini che si deve passare attraverso proprio ali reciprocamente per poter riconoscersi ed entrare in relazione. Quindi c'era Temple Grandin che si adeguava al sistema, ma nello stesso tempo era lei che trovava degli strumenti per sé, era la macchina, perché una cosa caratteristica degli autistici è che non vogliono il contatto fisico Però nello stesso tempo il contenimento di un abbraccio era assicurante. Quindi lei si è costruita una macchina sulla base di qualc-- un'esperienza che ha visto di un animale per-- che desse compressione e contenimento, la rassicurasse e le permettesse di ca-di calmarsi. Per quindi lei si è costruita la macchina, ha fatto anche una relazione per spiegare il perché, ha fatto anche una sorta di ricerca scientifica per poterla farla accettare all'università, perché all'inizio gliel'han buttata via. E con questa sua grossa sensibilità, poi si è inserita in un mondo del lavoro che è stato un successo Certo. Quindi è veramente un'esperienza interessante, perché poi è una storia vera. Ok, sulla base di Temple Grandin ci sono anche varie tracce musicali, tra cui quelle che abbiamo fatto già ascoltare. E ce n'è un'altra che è You'll Never Walk Alone, che direi di ascoltare, per poi tornare a parlare invece di un altro film. Ok? Quindi ascoltiamoci You'll Never Walk Alone di Gerry & The Pacemakers, in questo caso, perché ce n'eran tante versioni e abbiamo scelto questa, quindi ascoltiamola e poi ritorniamo in diretta. E rieccoci in diretta, la sfumiamo un po', se no non ci basta poi il tempo per sentire e ascoltare un po' qual è l'altro film, appunto, che fate sempre vedere e che si basa appunto sempre su una storia vera. Esatto, sì. Il titolo è A Smile As Big As The Moon. È un'altra storia vera, parla praticamente del-dell'esperienza di una classe delle superiori.E quindi delle difficoltà dell'insegnante di sostegno da una parte per creare spazio per i suoi studenti di inserimento e di anche soddisfazione, perché alla fine se non stai-- Se, eh, ti ritrovi a dover rincorrere quello che è il-- Nel raggiungimento degli obiettivi che ci sono nel PEI, perché quello è la legge. Però nello stesso tempo devi anche dare motivazione e soddisfazione ai tuoi studenti. Una, una materia che fanno i nostri studenti, soprattutto nel livello più basso, è life skills. Sarebbe quindi, eh, si cerca di insegnare a loro delle capacità, del-- Dargli degli strumenti che gli permettono poi di muoversi in città, quindi prendere un bus, piuttosto che di, eeh, cercarsi un lavoro e quindi essere in grado di sostenere un certo qualità di relazione sociale per poter anche lavorare. In questo caso, quindi, l-l'insegnante di-di sostegno di questa classe praticamente accetta la-- Una sfida, uno studente gli porta un volantino dello Space Camp e lui vuole andare a tutti i costi. E lui allora inizia a par- fa una corsa di telefonate. Naturalmente deve su-- Affrontare una serie di ostacoli. Chiama a Houston e dice: Voglio venire, ma dice... Son tutti per-- Eh, nessuno mai ha pensato di portare una classe, eh, di studenti con capacità speciali per andare là. Però lui proprio-- Cioè vede la qualità, la cosa bella è lì che lui vede la possibilità e vede anche il-- Cosa porterà gli studenti, anche se comunque possono fallire, però affrontano e imparano con i loro tempi, con modalità diversificate. Per cui c'è poi il-- La battaglia del-dell'insegnante con il preside, il supporto dei genitori e anche della-della comunità che è comunque sensibile, per cui a un certo punto lui riceve una donazione importante che gli permette di sus-supportare economicamente questo Space Camp. Quindi poi c'è tutta la preparazione degli studenti che sono motivati e che sono disponibili, quello è importante, la motivazione ad affrontare diverse, mmh, prove, perché comunque per andare devono fare una prova in piscina, devono immergersi nell'acqua, lavorare in team e costruire, mi sembra che era una specie di-di piramide, no? Per cui attraverso quello è un'esperienza di vita, perché comunque può essere una parodia. Quindi è un film molto bello che, eeehm, ti dà uno specchio della realtà e ti dice si può fare Certo, ed è un messaggio importante quello che date ai vostri ragazzi, perché, eeehm, credere in quello che vogliamo fare, volere è potere, no? Si dice. Quindi sicuramente la motivazione- Devi avere un sogno e perseguirlo. -E perseguirlo. E la motivazione porta, diciamo, tutto il resto poi viene da sé, una volta che c'è la motivazione. Allora siamo giunti alla fine. Siamo giunti ai saluti. Io ringrazio tanto Orietta di essere stata qui con noi stasera a parlare di una prospettiva diversa del sostegno, perché abbiamo fatto dei confronti tra, eeehm, l'asse America-Italia, quindi grazie ancora Grazie a te, grazie di questa opportunità. E niente, spero che gli ascoltatori abbiano apprezzato insomma questo tema e ci rivediamo alla prossima puntata. E ora ci ascoltiamo l'ultimo brano che è relativo all'ultimo film del quale abbiamo parlato e il brano si intitola Get You The Moon. Buon ascolto e alla prossima puntata. "
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Podcast — WhiteRadio

# Orietta Schiariti: L'inclusione tra Italia e USA

7 ottobre 2025 59:39 

Il podcast, condotto da Claudio Alunno, ospita Orietta Schiariti, una psicologa italiana che ora lavora come paraprofessional educator in America, presso lo School District di Park City. La puntata si concentra sulle esp

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## Estratto

Il podcast, condotto da Claudio Alunno, ospita Orietta Schiariti, una psicologa italiana che ora lavora come paraprofessional educator in America, presso lo School District di Park City. La puntata si concentra sulle esperienze lavorative di Orietta, prima in Italia nel sociale e poi negli Stati Uniti, evidenziando le differenze tra il sistema di sostegno scolastico italiano e quello americano. Si discute dell'importanza dell'arte-terapia e di come l'approccio relazionale e non giudicante possa favorire l'inclusione e la comprensione dei bisogni speciali. Orietta condivide la sua storia personale e professionale, dal lavoro nell'ASL in Italia all'esperienza con l'arte-terapia in comunità per minori e adulti con disabilità, fino al trasferimento in America dove ha proseguito il suo percorso nel campo dell'educazione speciale.

## Trascrizione

Trascrizione completa 

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    WhiteRadio 27 gennaio 2026 
    
    [
    
    ### Ing. Andrich: ausili e accessibilità per Milano Cortina 2026
    
    ](/eventi/podcast/2026-01-27-parte-1)
    
    In questa puntata di "Inclusione a Ruota Libera", Claudio Alunno dialoga con Renzo Andrich, storico ingegnere della Fondazione Don Gnocchi di Milano, esperto di ausili per disabili e accessibilità dei luoghi. Il tema principale è l'evoluzione delle tecnologie per la disabilità e l'importanza dell'accessibilità nel turismo, in particolare in vista delle Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina 2026. Si sottolinea come gli ausili tecnici siano diventati il quarto pilastro della salute secondo l'OMS e come l'accessibilità debba essere integrale e personalizzata, beneficiando tutti, incluse persone anziane o con disabilità temporanee. Viene evidenziato l'impegno della Regione Veneto nella formazione e sensibilizzazione per un turismo inclusivo, e come la progettazione "senza barriere" sia cruciale nei nuovi ambienti.
    
    [Leggi la puntata →](/eventi/podcast/2026-01-27-parte-1)[WhiteRadio](https://www.whiteradio.it/?view=programmi&See=151-inclusione-a-ruota-libera-con-claudio-alunno&Podcast=151_2026-01-27_1.mp3#podcast)
    
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    WhiteRadio 13 gennaio 2026 
    
    [
    
    ### Claudia Conte: inclusione, bullismo e memoria della Shoah
    
    ](/eventi/podcast/2026-01-13-parte-1)
    
    In questa puntata di "Inclusione a Ruota Libera", l'ospite Claudia Conte, giornalista, scrittrice e opinionista TV, si confronta con Claudio Alunno sul tema dell'inclusione, del bullismo e della memoria della Shoah. Conte, portavoce dell'Osservatorio Nazionale Bullismo e Disagio Giovanile, evidenzia l'importanza di riconoscere i segnali di bullismo e cyberbullismo nei giovani, sottolineando il ruolo cruciale di ascolto e alleanza tra famiglia, scuola e enti educativi per contrastare il fenomeno. La discussione si sposta poi sulla sua collaborazione con la Fondazione Museo della Shoah, sottolineando la necessità di coltivare la memoria storica. Viene ribadita l'importanza della conoscenza profonda degli eventi passati, come la Shoah, per prevenire odio e intolleranza, soffermandosi in particolare sulla Giornata della Memoria e sulle derive antisemite odierne, anche in relazione al linguaggio. In chiusura, Conte e Alunno riflettono sul ruolo delle figure pubbliche nella divulgazione di informazioni corrette e consapevoli, specialmente su temi così delicati.
    
    [Leggi la puntata →](/eventi/podcast/2026-01-13-parte-1)[WhiteRadio](https://www.whiteradio.it/?view=programmi&See=151-inclusione-a-ruota-libera-con-claudio-alunno&Podcast=151_2026-01-13_1.mp3#podcast)
    
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    WhiteRadio 9 dicembre 2025 
    
    [
    
    ### Handbike: passione, sfide e sinergia di una coppia campione
    
    ](/eventi/podcast/2025-12-09-parte-1)
    
    In questa puntata di Inclusione a Ruota Libera, Claudio Alunno dialoga con due atleti di handbike, Cristian Giagnoni (nazionale italiana) e Kristina Madayova (nazionale slovacca), compagni anche nella vita. Il tema centrale è l'handbike, uno sport paralimpico che permette di pedalare con le braccia, evidenziandone la crescita di livello competitivo e le sfide legate ai costi delle attrezzature e alla ricerca di sponsor. Raccontano le loro storie personali, il passaggio da altri sport e l'importanza del supporto reciproco nella coppia per mantenere alta la motivazione. Cristian condivide il significato della canzone "Eh Già" di Vasco Rossi, legata al suo risveglio dopo l'incidente.
    
    [Leggi la puntata →](/eventi/podcast/2025-12-09-parte-1)[WhiteRadio](https://www.whiteradio.it/?view=programmi&See=151-inclusione-a-ruota-libera-con-claudio-alunno&Podcast=151_2025-12-09_1.mp3#podcast)
    

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