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title: "Danza movimento terapia con Benedetta Gori | Podcast Inclusione a Ruota Libera"
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      "description": "Il podcast \"Inclusione a Ruota Libera\" ospita Benedetta Gori del gruppo \"Io tu noi danzando\", che introduce la danza movimento terapia. La disciplina, nata dal metodo di Maria Fux, usa il movimento spontaneo e materiali simbolici per promuovere l'espressione di sé e l'inclusione, superando le barriere comunicative. Il gruppo organizza incontri mensili a Prato e ha realizzato progetti nelle scuole con ragazzi con disabilità. L'ospite sottolinea come la danza terapia favorisca l'introspezione e la connessione con gli altri.",
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      "transcript": "C'è una strada tutta nuova Dove ogni voce trova posto Tra lo sport e la cultura Ogni sogno ha costo fisso Ogni persona è una storia Che accendiamo con la luce In salute nel lavoro la diversità non ha più croce Inclusione a ruota libera Qui ogni battito ha il suo ritmo Dal campo fino all'ospedale Dentro ogni cuore gira il mito Ci voliamo con la musica nelle vie della città Tra i sorrisi nell'abbraccio ogni angolo è libertà Inclusione a ruota libera Libera Qui ogni battito al suo ritmo Dal campo fino all'ospedale Dentro ogni cuore gira il mito Non lasciamo nessuno indietro Ogni voce avrà il suo canto Nelle piazze, nei palazzi La comunità è il nostro patto Non lasciamo nessuno indietro Ogni voce avrà il suo canto Nelle piazze, nei palazzi La comunità è il nostro patto Dentro ogni cuore gira il mito Buonasera a tutti e benvenuti e bentornati, anzi, a una nuova puntata di Inclusione a ruota libera. Stasera abbiamo qui con noi Benedetta Gori del gruppo Io su noi danzando e stasera parleremo di una disciplina particolare che è quella della danza terapia. Intanto ringraziamo Benedetta di essere qui con noi. Ciao Claudio, grazie a voi per l'invito che ho colto molto volentieri. Sono felice di essere qui e di poter parlare del nostro gruppo e più in generale della danza movimento terapia. Perfetto, perfetto. Allora, intanto c'è da dire che la danza terapia è un qualcosa di molto particolare e tra l'altro è la prima volta che ne parliamo qui nel nostro programma che, come ribadisco ogni volta, È nato un po' per parlare delle realtà del territorio di Prato e non solo, che hanno a che fare con l'inclusione e con la persona. E penso che la vostra attività si può incasellare molto bene nella parte sia di inclusione sia anche proprio a livello di umano, del rapporto anche con se stessi, se vogliamo. Io ti chiedo subito come e quando è nato questo gruppo Io tu noi danzando. Io tu noi danzando è nato nel 2016 su proposta del mio maestro e di Stefano, faccio un passo indietro, io e Stefano siamo i promotori, gli ideatori di questo gruppo, siamo entrambi diplomati nel metodo di Maria Fuchs in danza movimento terapia. E appunto questo gruppo nasce nel 2016 durante un seminario di formazione a cui abbiamo partecipato io e Stefano, che già comunque ci conoscevamo da tempo, e ci siamo detti, insieme al nostro appunto maestro che in quel momento teneva il seminario, perché non portare la danza terapia in maniera più presente nel nostro territorio, dandogli anche una continuità. E quindi abbiamo pensato di creare questo gruppo e di proporre degli incontri a cadenza mensile e appunto di dare spazio a chiunque voglia accostarsi a questa disciplina e appunto alla danza, al movimento e poi anche alla scoperta di sé, avere l'opportunità di poter incontrare uno spazio dove agire tutto questo. Ed è nato appunto Io, tu, noi danzando. Il titolo è venuto un po' in maniera naturale perché riflette un po' la nostra visione, cioè il viaggio verso se stessi e quindi io, per poi entrare in relazione con gli altri tu e insieme costruire qualcosa, condividere qualcosa. Quindi, più che un gruppo, a me piace parlare di uno spazio aperto, uno spazio immaginato, uno spazio aperto, veramente aperto a tutti, aperto a qualsiasi tipo di persona, a qualsiasi tipo di diversità. E uno spazio per stare bene, per stare bene insieme, per conoscersi, per conoscere all'altro e per fare qualcosa insieme di belloOk. E tra l'altro, eh, molto spesso quando si parla di inclusione, ehm, inclusione sta un po' come... A livello di terminologia, se una persona si sente al posto giusto, allora è lì che si sente realmente incluso, no? E pensare alla vostra idea di spazio aperto, dove ognuno può essere quello che è e far parte di un contesto che è quello di un gruppo di persone che si ritrova per fare questa determinata attività che in questo caso è la danza terapia. Sì, anche perché la danza crea un po' questa magia, no? Perché attraverso la danza noi siamo autentici, perché il linguaggio del corpo è un linguaggio universale, un linguaggio attraverso il quale noi ci possiamo capire e attraverso il quale noi possiamo essere noi stessi. Per cui già di per sé il movimento e la danza è inclusione. È inclusione perché siamo tutti uguali in quel momento, perché ci presentiamo senza maschere. Certo. Perché nella danza terapia non ci sono movimenti da imparare, movimenti da copiare, sequenze di passi, sono movimenti- Spontanei? -spontanei. Ok. Che nascono dal proprio sentire, da questa ricerca, di ques-- da questa introspezione che durante il percorso uno fa dentro di sé e dall'emozione che viene evocata. Ok, quindi diciamo, appunto, è ancora di più inclusivo perché ogni persona a suo modo tirerà fuori tutta una parte interiore e la esprimerà con il movimento della danza. Con il movimento della danza, ognuno col suo unico movimento. Ok. Ehm, parlavi appunto di un metodo specifico che è quello di- Sì, di Maria Fuchs. Maria Fuchs che è una pioniera della danza terapia. Era una ballerina argentina, ha vissuto cento anni ed è morta di recente, tra l'altro, eee ha creato questo metodo che poi è stato esportato un po' in tutto il mondo. Ehm, ci sono anche altri metodi, però diciamo- Ecco, che differenza c'è tra questo metodo e un po' gli altri? Qual è, quali sono le caratteristiche? Allora, diciamo che le caratteristiche di questo metodo è che è un metodo che attinge dalla danza ed è un metodo molto creativo. È un metodo che utilizza, ehm, materiali stimolo per creare la relazione con se stessi e con gli altri. Nel-nel lavoro di Maria infatti troviamo l'utilizzo di molti materiali che possono essere per esempio la carta, il palloncino, l'elastico, la corda. Ehm, tutti materiali che hanno un significato simbolico ma che sono anche dei mezzi, dei ponti di collegamento con la nostra interiorità ma anche con l'altro. Diciamo è un metodo artistico e molto, molto creativo, ecco. Mhm. È quello che la differenzia, che lo differenzia un po' anche dagli altri metodi. Quindi anche mediante un oggetto, un materiale... Il materiale è un oggetto, eeh, mediatore, è un ponte di connessione anche con l'altro, soprattutto con l'altro, prima con noi stessi, ma anche con l'altro. Ed è un-- Comunque rimanda a una simbologia che evoca un'emozione. E dall'emozione poi arriva il movimento e l'espressione di sé. Ok, ma quindi a seconda del materiale o-ogni persona tira fuori un-un aspetto diverso? Sì, allora diciamo che appunto il materia-- quando selezioniamo un materiale è perché vogliamo, ehm, lavorare su un aspetto. Se io utilizzo il palloncino, per esempio, voglio lavorare sulla leggerezza, anche su, se vuoi, sull'accoglienza, sulla maternità, e quindi lì subentreranno emozioni legato-legate a questo concetto. Mhm. Mentre, che ne so, un foglio di carta, non lo so, io un po' a caso, oppure una corda, come dicevi, che differenza- La corda, per esempio, ti evoca il legame, eeh, il bastone, il sostegno, ma anche se vuoi la rigidità, la sedia, il limite, ma anche la possibilità. Ok. Sono tutti strumenti che ci aiutano a lavorare su un concetto e a, ehm, aiutare la persona ad esprimere una determinata emozione. Beh, è par-- molto particolare. Molto part- Sì, ti dirò, non è facile dare una definizione a parole della danza movimento terapia perché non è una disciplina ovviamente verbale, ma è una disciplina non verbale. Per cui, ehm, bisognerebbe provarla, sperimentarla, agirla per capire realmente che cos'è. Se ti dovessi dare una definizione da dizionario, appunto, è una disciplina che promuove l'integrazione psicofisica relazionale della-della persona. No, anche perché comunque con un'attività di questo tipo mi viene in mente l'utente non verbale... Sì. Ci si può lavorare. Certo. Ci si può lavorare molto bene, quindi... Maria ha fatto dei lavori incredibili con persone ipovedenti, sordomute, con qualsiasi tipo di disabilità. Mi viene in mente, per esempio, ehm, gli autistici. Certo. Potrebbe essere che tanti autistici, ehm, hanno magari anche il problema de- della mancanza proprio del diallogo, della parola. Dell'espress-- Sì. E quindi magari con questa parte di, ehm, insomma, di-- grazie alla danza, grazie alla musica, magari riescono a tirar fuori... Certo, ad attingere alla propria interiorità e ad esprimersi attraverso il movimento, perché comunque sa-- tutti sappiamo muoverci. Certo, ognuno ha- Cioè prima ancora di parlare impariamo a muoverci. Se pensiamo anche nella pancia della mamma, noi ci muoviamo. Guardiamo l'ecografia di un bambino, ci mettiamo un sottofondo musicale, quella è una danza Certo. Quindi tutti noi sappiamo-- Poi non guardiamo che con l'evoluzione l'uomo diciamo sia un po' disconnesso dalla parte corporea, quindi abbiamo comunque dato molta più importanza alla ragione, all'intelletto, tralasciando il corpo. Ma il corpo, anche nell'antichità, aveva, ehm...Un ruolo importantissimo, il movimento aveva un ruolo importantissimo, se pensiamo anche alle danze propiziatorie, ai riti sufi, anche per accedere a stati superiori di coscienza. Cioè, il corpo, il movimento faceva parte della persona. Certo. Perché corpo e mente sono strettamente collegati. Sì, sì, in effetti- Noi abbiamo perso un po' la dimensione corporea, se ci pensi, e con quanta difficoltà anche ci approcciamo al movimento, quante resistenze, quanta fatica, quante maschere che dobbiamo tirar giù per attingere alla nostra espressività corporea. E penso che più che andiamo avanti è più che lo stiamo sempre più allontanando. Invece cioè, se si pensa un po'- È una connessione da ritrovare. -eh, da ritrovare, anche perché purtroppo per come funziona anche la società oggi, se pensiamo bene anche eh prima con la pandemia che c'è stata, poi comunque con l'avvento dei social network e degli smartphone, quindi le persone sono sempre più anche distanti e se le persone sono più distanti e non riescono neanche a... Anche... Ora si fa fatica anche soltanto un abbraccio, una stretta di mano, no? Abbiamo perso addirittura quello che prima era un po' più una consuetudine, no? Anche una pacca sulla spalla, ora, nonostante tutto, la pandemia è finita nel 2020, così. Però si è creato un ulteriore distanza, e quindi se si crea anche con il resto, si crea anche con se stessi. Certo. E quindi... Se non abbiamo lo sguardo sull'altro non è perché non lo abbiamo neanche su noi stessi. Certo. E ti dico ehm se ci fai caso, c'è molta difficoltà anche a guardarsi negli occhi. Oh. Sì, sì, è vero. Molta, molta difficoltà a guarda- E in questo la danza movimento terapia aiuta molto perché facilita la connessione con l'altro. Ed è una connessione che poi ti porti nella vita di tutti i giorni, la sperimenti in un incontro di danza terapia, però poi lo riporti nella tua vita quotidiana. Nella quotidiana. Sì, ti viene più naturale, ti viene poi. Ok, perfetto, perfetto. Io direi che intanto si è fatto un bel cappello di presentazione, siamo entrati in merito alla danza terapia. Un po' mi viene in mente in una delle puntate che ho fatto, c'è stata Stefania Vannucchi dell'associazione Artax, che loro invece fanno educazione equestre. E anche lì si parlava appunto di come anche eh no- invece della musica e della danza c'è il cavallo che comunque è, diciamo ehm, un animale che ti fa tirar fuori tante emozioni, cioè lavora con la parte interiore. Infatti, prima appunto si chiamava ippoterapia, ora loro hanno diciamo superato un po' questa cosa, la chiamano educazione equestre, perché secondo loro, eh appunto, dargli il fattore terapia era un po' creare una differenza tra il normodotato e il disabile. E quindi loro la chiamano educazione equestre. Però detto questo, ehm, creare comunque un legame con il cavallo piuttosto che con la musica e la danza sicuramente fa fare un passo in avanti alla persona per tirar fuori e guardarsi un po' dentro. Sì, sono terapie introspettive indubbiamente. No? E quando fai introspezione poi necessariamente arriva l'evoluzione no?, arriva lo sviluppo anche della persona, la maturità. Certo, certo, certo. Allora io direi che, mm, è giunto il momento di andare ad ascoltare intanto il primo brano. Ok. Allora, il primo brano è Morning Sun di Melody Gardot. Allora, intanto, come dico sempre, i brani sono sempre scelti dagli ospiti perché è bello anche raccontare le varie realtà sulla base dei brani che hanno caratterizzato i momenti e gli episodi. E meglio della danza terapia che gira intorno alla musica, comunque. Parlaci un po' di questo brano Infatti io vi ho portato volentieri questi brani, poi ne ho tantissimi altri, però ho dovuto fare una selezione, ahimè. Questo è un brano, quello che andiamo a ascoltare adesso, è un brano che ho scoperto da poco e l'ho già usato in un incontro di danza terapia ed è un brano che evoca il risveglio, è un brano che ti riporta alla luce dopo magari un momento buio, è un brano che ti fa guardare eh al tuo-a te stesso, che ti riporta verso il corpo, verso l'accudimento, verso il risveglio. È un brano che secondo me ci dà molta calma e dolcezza. Ok, ma per esempio un brano del genere lo metti all'inizio? Ora non lo so. Questo l'ho utilizzato all'inizio di un incontro, perché poi magari parleremo dopo come sono strutturati gli incontri. Intanto ascoltiamolo. Ok, allora Morning Sun di Melody Gardot. Ascoltiamolo.E rieccoci e rieccoci in diretta. Intanto, un brano che sicuramente rilassa. Rilassa e quindi sicuramente ci permette di prendere il primo contatto con noi stessi eee vedere di tirar fuori poi piano piano tutto, tutta la nostra parte interiore. Andiamo avanti. Allora, intanto abbiamo parlato del gruppo, ma avete fatto progetti in questi anni? Ehm, perché principalmente allora, si diceva, la vostra attività viene fatta all'interno di uno spazio. Sì, di uno spazio per corsi d'arte che è una scuola di danza. Prendiamo uno spazio da loro all'interno della palestra Arca. Ci ritroviamo una volta al mese. Gli incontri sono solitamente il sabato pomeriggio, dalle due e mezzo alle sei-- alle quattro e mezzo. Un tempo relativamente lungo, insomma, per fare un lavoro abbastanza completo e poi lasciarsi alla fine dell'incontro anche un momento di condivisione e di parlato su quello che è stata l'esperienza vissuta. Ok. Come gruppo però abbiamo lavorato anche in altri ambiti, abbiamo fatto altri progetti. Mi viene a mente, per esempio, un progetto che abbiamo fatto poco prima del Covid, all'Istituto Tecnico Aldo Capitini di Agliana, con un gruppo di ragazzi con disabilità fisica e cognitiva. È stato un bellissimo progetto. Ecco, lì abbiamo potuto sperimentare a piene mani quanto la danza potesse davvero essere inclusiva. Sono stati momenti veramente emozionanti proprio per noi che abbiamo condotto questo lavoro. Cioè, sono uscita da questa esperienza, ehm, veramente convinta di aver ricevuto di più di quanto ho potuto dare, perché poi alla fine noi conduttori siamo un ponte, no, di collegamento, siamo un supporto. Poi diciamo che la magia la fa la danza, non siamo noi.Per cui, ecco, vedere come la danza possa davvero trasformare, possa creare un linguaggio ehm di condivisione, di unione, anche dove ci sono delle diversità anche così importanti. E delle distanze. Delle distanze anche, sì sì sì. Perché voi l'avete fatto all'interno di vari gruppi classe, quindi c'era il ragazzo con disabilità e il ragazzo- No, diciamo era un gruppo con tutti i ragazzi con disabilità. Allora magari secondo me una cosa buona, consiglio, la butto lì, secondo me potrebbe essere quella di fare l'attività eee combinata nei gruppi misti. Nei gruppi misti. Sono infatti son stupendi i gruppi misti e comunque abbiamo lavorato anche in gruppi misti. Perché- Perché con i ragazzi, allora sicuramente un'attività specifica dove si lavora principalmente con i ragazzi con problematiche cognitive, intellettive eccetera, sicuramente tira fuori tutta una parte che magari è un po' più, mettiamola così, specifico, individualizzato, se lo fai in questo modo, però è settorializzato. Cioè prendi i ragazzi con disabili-- crei comunque un gruppo a sé. Se invece si riesce a fare un'attività di condivisione no, in un gruppo classe, anche per-- perché secondo me potrebbe essere uno strumento sì per capire se stessi, ma anche per appunto capire l'altro e capire come interagire, entrare in contatto con l'altro. E quindi secondo me fare questo lavoro nelle scuole, però gruppo-classe, perché potrebbe tirar fuori da ogni membro della classe e abbattendo tutte le barriere, quindi si va un po' a eliminare il fattore di dire lui è normodotato, lui è diversamente abile, si parla di gruppo-classe, si parla di ragazzi, si mette questa attività dentro e si guarda quello che si riesce a tirar fuori e poi magari si verbalizza come dicevate voi in fondo, si chiede un po' il feedback che è un po' la stessa cosa di riflesso che faccio io con il progetto della palla a mano inclusiva. Io quest'anno, da gennaio a maggio, ho fatto giocare quasi mille eh ragazzi delle scuole, principalmente lavoro sulle scuole superiori, tra Prato e Pistoia, provincia di Pistoia, quasi mille ragazzi delle classi Quindi magari c'era il ragazzo con disabilità, ma tantissimi erano senza alcun tipo di patologia, però li ho fatti giocare tutti in carrozzina perché? Perché è importantissimo far vivere la normalità di un ragazzo con disabilità fisica anche a chi non l'ha, per capire in che modo vive un ragazzo con problemiii motori. Per tutta la vita magari si porta dietro eee questo aspetto. Invece c'è le persone che magari in generale non ci pensano neanche, ma invece fermiamoci un attimo sulla carrozzina, si gioca. Poi ci si dimentica anche di esserci sulla carrozzina. Quando sei in gioco non perdi un po' di vista e non capisci più chi è effettivamente in carrozzina perché ha un determinato problema motorio o chi non ce l'ha. Quindi s'abbatte completamente le barriere. Secondo me fare un'attività, appunto, aperta a tutti aiuta ancora di più l'aspetto dell'inclusione Guarda, questa esperienza di confrontarsi con il limite della disabilità noi eh la proponiamo utilizzando per esempio come materiale la sedia. La sedia ha una simbologia molto ampia, eeh però tra queste, anche nel lavoro di Maria, ehm c'è quella proprio di scontrarsi con il limite. Quindi a volte facciamo questa proposta di danzare da seduti. Quindi non potendo muovere le gambe io mi esprimo solamente con la parte superiore del corpo. Lo sai che si potrebbe fare una volta? Visto che si parla, si è parlato un po' fuori dalla diretta, si è parlato della possibilità nell'eventualità di fare qualcosa insieme il sabato pomeriggio in palestra con i gruppi. Si potrebbe provare a utilizzare come strumento la carrozzina. Sì. Perché noi abbiamo 15 carrozzine sportive e potremmo mettere, utilizzarle per vedere qual è il comportamento del genitore, del parente, dell'amico che magari non ha nessun tipo di patologia, vedere come si approccia alla danzaterapia utilizzando come strumento la carrozzina. Sì, perché il messaggio eh più bello, secondo me, del metodo di Maria Fox è proprio questo: trovare la possibilità nel limite. Certo. Quindi io vivo il limite, conosco il limite e solo conoscendo il limite io posso trovare una possibilità, posso passare questo limite, andare oltre questo limite e appunto sperimentare la sedia come elemento fisso che mi dà una limitazione oggettiva perché non potendomi alzare, quindi camminare, quindi muovere tutto il corpo nella sua interezza, io però sperimento il movimento... Un'alternativa. Un'alternativa. Certo. Che non per questo debba essere inferiore come espressione rispetto a un'espressione totale del corpo. No, perché io in quel modo ho comunque la possibilità di parlare. Devo riuscire a dare la migliore espressione del mio corpo nel limite. Sì, nel limite, la possibilità nel limite. Questo è il messaggio che a me ha sempre colpito del lavoro.Questo. Certo, certo. Comunque i limiti possono essere di tanti tipi, non è che ci sono solo i limiti fisici. Le barriere ci sono linguistiche, culturali, mentali. Cioè, si parla di limiti. Io penso, dico sempre, che ognuno di noi a suo modo è diverso, ha i suoi limiti e le sue disabilità. Perché comunque io faccio sempre l'esempio anche quando vado nelle scuole, no? La prima domanda che gli faccio ai ragazzi, gli faccio: ma voi avete delle materie dove andate peggio? Dice: mah, per esempio la matematica a me non... Eh allora te sei disabile in matematica. Nel senso, ognuno di noi ha dei limiti, è diverso e quindi bisogna far sì di fare il meglio rispetto ai nostri limiti e essere sempre al meglio anche oltre che per se stessi, per gli altri. Certo. E quindi penso che l'idea appunto di, come si chiama? Maria Fux? Sì, Maria Fux, sì. Cioè di dare degli strumenti che creano anche un limite per vedere di trovare il modo di superarlo e di fare la cosa migliore. Innanzitutto di confrontarsi. Di confrontarsi. Prendere la consapevolezza anche del limite, certo. Viverlo e trovare altre strade. Certo. E quindi mi hai detto, allora... Quindi abbiamo fatto questo bellissimo progetto con questo gruppo di ragazzi al Capitini di Agliana. Poi abbiamo anche fatto dei laboratori di danza movimento terapia in collaborazione con Corasis, che è un'associazione che promuove artisti di arte contemporanea, che espongono periodicamente presso la Villa Rospigliosi, e siamo stati invitati due volte in occasione della mostra di Nazarena Poli Mari-Mariamotti, ultimamente, e di Ignazio Fresu qualche anno fa. Siamo stati invitati a danzare, a fare danza terapia in mezzo alle opere, in mezzo con e attraverso le opere. Ah bello. Di questi due artisti. Anche qui è stato, diciamo, sono state esperienze molto belle e toccanti, se vuoi, perché comunque anche l'arte visiva è uno stimolo al movimento, no? E quindi danzare un'opera d'arte, l'emozione che ti rimanda questa opera d'arte, significa anche vivere un po' il sentimento dell'artista che l'ha generata. Certo. Entrare in contatto proprio con... Sì, viverla con il corpo, non solo guardare. Certo. Ma, diciamo, sentirla anche con gli altri sensi. E poi da qui l'emozione, il movimento e l'espressione di sé. Perfetto, perfetto. Allora io direi di andare ad ascoltarci un altro brano che è Ariele e Calibano di Fine Terra. Spiegaci un po'. Questo è un brano particolare che a me piace molto, ha delle note un po' malinconiche, è un brano che secondo me è molto introspettivo. È un brano che spinge anche al movimento, a ricercare un movimento circolare, un movimento anche che esplora. Però è un brano anche che ha un'apertura, un'apertura nella relazione con se stesso e con l'altro. Ascoltiamolo, poi magari commentiamo dopo. Ok, perfetto. Quindi ascoltiamoci questo brano. E rieccoci, e rieccoci in diretta. Allora, devo dire che questi brani davvero un po' mi fanno immaginare una presunta lezione, un presunto appuntamento di danzaterapia. Ti aspetto Claudio. Una volta guardo di farci un salto, anche se... Allora, la musica mi piace, il ballo anche, però non mi sono mai cimentato, devo dire, nella parte insomma di danza, tutteee ma- tutto ciò che ha a che fare con la danza non-non mi ci sono mai cimentato, però secondo me... Bisogna sperimentare. Bisogna sperimentare Allora, ritorniamo un po' a parlare del vostro gruppo eee vediamo un po' di capire-di capire qual è l'importanza della musica all'interno della danzaterapia, nel senso, mmm lo stavi un po' accennando. Allora, nel nostro metodo, sì, nel metodo di Maria Fux la musica ha un'importanza enorme perché comunque non è un semplice corollario dell'incontro di danzaterapia, ma è parte pregnante dell'incontro stesso. Sappiamo che la musica ha un potere evocativo enorme sulla persona, se pensiamo a come può anche modificare la chimica del nostro cervello la musica. La musica ci può portare da un momento all'altro a stati emotivi diversi. E da qui appunto anche l'attenzione, la cura con cui il danza movimento terapeuta deve scegliere il brano musicale e adattarlo al percorso che vuole fare. Nel mio caso io sono, come ti dicevo prima, mentre ascoltavamo questo brano, sono veramente, mmm, una mangia-musica, nel senso che ehm, mi piace ascoltare più musica possibile e, ehm, la musica mi deve emozionare per poterla portare all'interno di un incontro di danzaterapia. Non riesco a lavorare con delle musiche che non mi fanno venire la pelle d'oca, quindi sappiate che tutte le musiche che ascoltiamo questa sera qui con voi sono musiche che a me emozionano particolarmente. Perché la mia-- l'idea del percorso che poi vado a proporre al gruppo nasce sempre da quanto una musica mi colpisce e dal modo in cui mi colpisce e dal percorso poi che mi fa venire in mente. Per cui ti dirò, nel lavoro che faccio io, la musica, ma tutto il metodo di Maria Fux, ha un'importanza, come dicevo, fondamentale, anche se eh ci sono anche altre altre musiche che possiamo usare e che sono meno conosciute e con cui siamo meno abituati ad entrare in contatto, come la musica dei suoni della natura. Non è una musica composta da note, ma è comunque una musica. Sono suoni che ci ispirano un movimento. Quindi, ecco, nella danza del movimento terapia facciamo anche questo, cioè risvegliamo i sensi perché si possa davvero accorgersi di dove siamo e di cosa abbiamo intorno. Quindi a volte facciamo anche proprio dei lavori sui suoni della natura, ma anche sui suoni del nostro corpo, perché no? La nostra stessa voce può essere un input al movimento, ascoltare il battito del cuore, per esempio, o il nostro respiro. Il respiro ha un movimento incredibile, se ci mettiamo in ascolto. Quindi non solo ci connette con noi stessi l'ascolto del respiro, ma ci dà anche la possibilità di muoverci sul respiro stesso Una cosa importante, ma quando fate queste lezioni, quindi parte delle lezioni magari le fate a occhi chiusi, per-- cioè o utilizzate sempre tutti i sensi? No, no, no, no, no. Giusto per capire. No, no, no. In diversi momenti io faccio chiudere gli occhi proprio anche per facilitare l'incontro con se stessi. Esatto. Specialmente anche se ci sono degli incontri in cui, appunto, mmm, ci sono delle persone che si approcciano per la prima volta alla danza, al movimento, perché c'è comunque quelle resistenze che all'inizio uno comunque deve interfacciarsi con queste resistenze. Per cui se crei una situazione in cui uno si sente più a suo agio con se stesso e meno giudicato, anche se noi diciamo sempre all'inizio di ogni incontro, non c'è giudizio in quello che facciamo. C'è un movimento giusto o sbagliato, un movimento bello brutto, un movimento artistico, o meno artistico, no. Qualsiasi movimento che venga fuori è un movimento giusto per la persona che lo sta facendo. Però diciamo che.Ovviamente le resistenze iniziali ci possono essere. Allora chiudere gli occhi ti aiuta a entrare nel tuo mondo, ti aiuta anche a riconnetterti un po' in maniera più rapida con la tua interiorità. Quindi diciamo che si alternano i momenti ad occhi chiusi, ad occhi aperti, anche l'utilizzo dei vari livelli dello spazio. Quindi utilizziamo ovviamente il livello in posizione eretta, magari il livello medio, in ginocchio, distesi, sdraiati, supini. Diciamo che esploriamo lo spazio un po' in tutte le sue dimensioni. Ok, certo. E allora, visto che si parla di rapporto tra musica e danza terapia, mi hai parlato molto bene di questo brano che è Baby di Daha Braca. Questo è un gruppo di quattro artisti ucraini. È molto particolare, è uno di quei brani da pelle d'oca per me. Ha delle sonorità particolari, delle voci particolari, parte in maniera lenta per poi prendere corpo. Quindi ascoltando questo brano diciamo che si va a esplorare più parti di noi stessi. È un po' un viaggio, questa musica fa fare un viaggio. Ok, allora facciamo questo viaggio insieme, anche agli ascoltatori. Ascoltiamoci questo brano.E rieccoci qua in diretta, rieccoci in diretta. L'abbiamo un po' sfumata perché è una canzone un po'- Un po' lungaaa, oltre sette minuti. Però molto... Insomma, sono tutti brani che in effetti fanno entrare un po' nel-nel nella visione della danza terapia e ti fanno molto immaginare insomma, eeh, come potrebbe essere una lezione, un momento di danza terapia, anche perché sono brani che sicuramente suscitano svariate emozioni, quindi poi penso che sia più facile poi piano piano, senza giudizio, con queste musiche qui, tirar fuori dei movimenti che esprimono le emozioni che diciamo ti sono state un po' suscitate Certo, stimolate. Poi alla fine chi decide di partecipare a un incontro di danza terapia lo fa perché ha voglia di mettersi in gioco e quindi perché non sfruttare appieno l'opportunità. Quindi attraverso i vari strumenti si cerca comunque di aiutare la persona a vivere l'esperienza appieno Certo, certo. E visto che abbiamo parlato un po' dei progetti, un po'... Insomma, siamo entrati un po' nel dettaglio della danza terapia, del gruppo eccetera. Ma questo gruppo qua, quali progetti ha per il futuro? Mmm, non lo so, sinergieee? Qualche obiettivo che vi siete prefissati? Allora, di base comunque di continuare aaa-ad avere i nostri incontri mensili, quindi di essere un punto di riferimento per la danzaterapia, per chiunque voglia approcciarsi, venire a provare, perché è un gruppo aperto. Ok, una cosa importante, visto che si parla di questi appuntamenti, si è detto, sono una volta al mese? Sì, presso Percorsi d'Arte in via Giubilei 18. Ok. E tutte le informazioni relative ai nostri incontri le trovate sulle nostre pagine, Facebook e Instagram, che appunto si-si intitolano come il nostro gruppo, io, tu, noi danzando. Oppure per informazione abbiamo anche una mail iotunoidanzando@gmail.com. Perfetto, perché è importante insomma ci fosse qualche ascoltatore interessato alla vostra, diciamo, attività, perché come dico sempre il programma è nato un po' anche per fare da collante tra famiglie, utenti e le varie associazioni, le varie realtà che erogano determinati servizi, perché tante volte manca un po'... Cioè un ponte di collegamento. Un ponte di collegamento tra chi eroga un determinato servizio e chi ha bisogno del servizio e quindi è bene sapere. Allora quindi io su Noi danzando vi trovano Instagram, Facebook e poi iotunoidanzando@gmail.com. Via mail. Gli appuntamenti è una volta al mese, ma che giorno? Il sabato. Il sabato. E riprenderanno da settembre perché adesso siamo in pausa estiva. È un po' come... Oggi è l'ultima puntata di Inclusione a ruota libera, poi anche noi ci rivediamo dopo le ferie estive, mettiamola così, ci vedremo a settembre. Eee quindi, diciamo, ho voluto chiudere questa stagione di inclusione a ruota libera con un'attività molto particolare che è veramente bella. E quindi Di base abbiamo come progetto quello di continuità in quello che facciamo. E poi siamo aperti a qualsiasi tipo di collaborazione, insomma, ci piacerebbe anche lavorare magari nelle scuole o associazioni, chiunque insomma voglia mettersi in sinergia con noi, sicuramente siamo aperti al dialogo e a costruire anche un percorso insieme, perché no. Ma io penso che comunque, come ti ho accennato, nell'eventualità potremmo provare a-a stringere una-una sinergia col Centro Giovanile di Formazione Sportive che anche loro sono venuti qui ospiti a parlare un po' del-delle attività che fanno e visto che fanno parte anche della città di Prato, secondo me è un'attività che si può configurare. C'è da vedere un attimino, insomma, come fare, però secondo me le sinergie si trovano, si trovano. Eee... L'auspicio è che più persone possibile possano quantomeno conoscere questa disciplina, no? Certo. Sperimentarla e parlarne poi, perché alla fine è un qualcosa che ti fa star bene. Certo, certo. Allora, siccome siamo veramente ai tempi stretti... O si andiamo direttamente all'ultimo. Allora... No, no, no. Allora, o si prova a mettere giusto un giro di tavoli o direi che è meglio fermarci qui per oggi.Questa di- Ok. Wim Mertens. Wim Mertens, The Foss, però qualche Non tutto Giusto un minuto o due. Ok, facciamo un attimino partire la voce meravigliosa di questa cantante. Vai. Ascoltiamola e poi si ritorna, si fa giusto due considerazioni, un saluto e poi si mette l'ultima. Se non ci si fa. Allora, mi dispiace quasi sfumarla perché ha una bellissima voce ma purtroppo il tempo stringe se non mi bacchettano, mi bacchettano. Allora siamo arrivati veramente al momento dei saluti. Io ti ringrazio veramente tanto Benedetta- Di essere stata qui con noi a Inclusione a Ruota Libera, insomma questo programma di White Radio. Ricordo a tutti che appunto questa è l'ultima puntata, poi ci rivediamo a settembre. Intanto salutiamo tutti gli ascoltatori che sono stati in nostra compagnia Ringraziandoli per l'ascolto e l'attenzione. Grazie e grazie di nuovo a te. E niente, andiamo al volo ad ascoltarci un altro minutino dell'ultima traccia che è la danza della-delas libellulas di Manuel Garcia e Mollafete. Ok? Vai, ascoltiamocela e grazie a tutti per l'ascolto. "
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Podcast — WhiteRadio

# Danza movimento terapia con Benedetta Gori

24 giugno 2025 59:12 

Il podcast "Inclusione a Ruota Libera" ospita Benedetta Gori del gruppo "Io tu noi danzando", che introduce la danza movimento terapia. La disciplina, nata dal metodo di Maria Fux, usa il movimento spontaneo e materiali

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## Estratto

Il podcast "Inclusione a Ruota Libera" ospita Benedetta Gori del gruppo "Io tu noi danzando", che introduce la danza movimento terapia. La disciplina, nata dal metodo di Maria Fux, usa il movimento spontaneo e materiali simbolici per promuovere l'espressione di sé e l'inclusione, superando le barriere comunicative. Il gruppo organizza incontri mensili a Prato e ha realizzato progetti nelle scuole con ragazzi con disabilità. L'ospite sottolinea come la danza terapia favorisca l'introspezione e la connessione con gli altri.

## Trascrizione

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    ### Ing. Andrich: ausili e accessibilità per Milano Cortina 2026
    
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    In questa puntata di "Inclusione a Ruota Libera", Claudio Alunno dialoga con Renzo Andrich, storico ingegnere della Fondazione Don Gnocchi di Milano, esperto di ausili per disabili e accessibilità dei luoghi. Il tema principale è l'evoluzione delle tecnologie per la disabilità e l'importanza dell'accessibilità nel turismo, in particolare in vista delle Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina 2026. Si sottolinea come gli ausili tecnici siano diventati il quarto pilastro della salute secondo l'OMS e come l'accessibilità debba essere integrale e personalizzata, beneficiando tutti, incluse persone anziane o con disabilità temporanee. Viene evidenziato l'impegno della Regione Veneto nella formazione e sensibilizzazione per un turismo inclusivo, e come la progettazione "senza barriere" sia cruciale nei nuovi ambienti.
    
    [Leggi la puntata →](/eventi/podcast/2026-01-27-parte-1)[WhiteRadio](https://www.whiteradio.it/?view=programmi&See=151-inclusione-a-ruota-libera-con-claudio-alunno&Podcast=151_2026-01-27_1.mp3#podcast)
    
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    In questa puntata di "Inclusione a Ruota Libera", l'ospite Claudia Conte, giornalista, scrittrice e opinionista TV, si confronta con Claudio Alunno sul tema dell'inclusione, del bullismo e della memoria della Shoah. Conte, portavoce dell'Osservatorio Nazionale Bullismo e Disagio Giovanile, evidenzia l'importanza di riconoscere i segnali di bullismo e cyberbullismo nei giovani, sottolineando il ruolo cruciale di ascolto e alleanza tra famiglia, scuola e enti educativi per contrastare il fenomeno. La discussione si sposta poi sulla sua collaborazione con la Fondazione Museo della Shoah, sottolineando la necessità di coltivare la memoria storica. Viene ribadita l'importanza della conoscenza profonda degli eventi passati, come la Shoah, per prevenire odio e intolleranza, soffermandosi in particolare sulla Giornata della Memoria e sulle derive antisemite odierne, anche in relazione al linguaggio. In chiusura, Conte e Alunno riflettono sul ruolo delle figure pubbliche nella divulgazione di informazioni corrette e consapevoli, specialmente su temi così delicati.
    
    [Leggi la puntata →](/eventi/podcast/2026-01-13-parte-1)[WhiteRadio](https://www.whiteradio.it/?view=programmi&See=151-inclusione-a-ruota-libera-con-claudio-alunno&Podcast=151_2026-01-13_1.mp3#podcast)
    
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    WhiteRadio 9 dicembre 2025 
    
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    ### Handbike: passione, sfide e sinergia di una coppia campione
    
    ](/eventi/podcast/2025-12-09-parte-1)
    
    In questa puntata di Inclusione a Ruota Libera, Claudio Alunno dialoga con due atleti di handbike, Cristian Giagnoni (nazionale italiana) e Kristina Madayova (nazionale slovacca), compagni anche nella vita. Il tema centrale è l'handbike, uno sport paralimpico che permette di pedalare con le braccia, evidenziandone la crescita di livello competitivo e le sfide legate ai costi delle attrezzature e alla ricerca di sponsor. Raccontano le loro storie personali, il passaggio da altri sport e l'importanza del supporto reciproco nella coppia per mantenere alta la motivazione. Cristian condivide il significato della canzone "Eh Già" di Vasco Rossi, legata al suo risveglio dopo l'incidente.
    
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