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title: "Cieli Aperti APS: educazione e inclusione al centro | Podcast Inclusione a Ruota Libera"
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      "description": "In questa puntata di \"Inclusione a Ruota Libera\", Claudio Alunno e le ospiti Veronica Ramponi e Simona Di Rubba dell'associazione \"Cieli Aperti APS\" di Prato, insieme a Favour (un utente), descrivono la nascita e l’evoluzione della loro realtà. L'associazione, nata nel 2003 da un gruppo giovanile legato alla parrocchia del Soccorso, si è professionalizzata negli anni e conta oggi 63 dipendenti e più di mille tesserati. Il tema principale è l'importanza dell'educazione e dell'inclusione, con un focus sul ruolo delle associazioni del terzo settore nel colmare le lacune formative di scuola e famiglia, promuovendo il valore della relazione e mettendo \"l'uomo al centro\".",
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      "transcript": "C'è una strada tutta nuova dove ogni voce trova posto tra lo sport e la cultura, ogni sogno a costo fisso. Ogni persona è una storia che accendiamo con la luce. In salute, nel lavoro, la diversità non ha più croce. Inclusione a ruota libera. Qui ogni battito ha il suo ritmo, dal campo fino all'ospedale. Dentro ogni cuore gira il mito. Scivoliamo con la musica nelle vie della città. Tra i sorrisi nell'abbraccio ogni angolo è libertà. In inclusione a ruota libera. Qui ogni battito al suo ritmo, dal campo fino all'ospedale. Dentro ogni cuore gira il mito. Non lasciamo nessuno indietro, ogni voce avrà il suo canto. Nelle piazze, nei palazzi, la comunità è il nostro patto. Non lasciamo nessuno indietro, ogni voce avrà il suo canto, nelle piazze, nei palazzi, la comunità è il nostro patto. Dentro ogni cuore gira il mito Buonasera a tutti e bentornati a una nuova puntata di Inclusione a Ruota Libera. Stasera parleremo di un'altra realtà, un'altra associazione di Prato che è l'Associazione Cieli Aperti, APS. Con noi in studio oggi sono presenti Veronica Ramponi, Simona Di Rubba e Favour. Allora, Veronica e Simona fanno parte dell'associazione, sono due coordinatrici e Favour, invece, è proprio un utente che penso poi dopo ci racconterà un po' la sua esperienza all'interno dell'associazione. Intanto, grazie mille di essere qui con noi e di dare questa opportunità agli ascoltatori di conoscere la vostra realtà. Eh, quindi non ci resta che entrare un po' in merito a quella che è l'associazione. E chiedo un attimo sia a Veronica che a Simona, un po' come è nata l'associazione Cieli Aperti. Allora, anch'io ringrazio per questa opportunità che ci viene data di presentare la nostra associazione perché è sempre bello, appunto, poter parlare di una realtà, di una cosa in cui si crede. Allora, la nostra associazione è nata nel 2003 da una realtà che è la realtà della parrocchia del Soccorso, perché noi eravamo, nell'allora 2003, un gruppo di giovani che facevano servizio, perché una delle caratteristiche dei nostri gruppi, che era nato come gruppo dopo cresima, era appunto quello del servizio. C'era servizio, liturgia e formazione. All'interno del servizio noi facevamo delle attività come ad esempio il recupero scolastico, momenti aggregativi per i ragazzi e quindi ci occupavamo appunto diciamo di formazione. Ad un certo punto, crescendo, ci siamo resi conto che potevamo avere una maggiore influenza e anche delle maggiori opportunità all'interno della nostra città se ci co- costituivamo associazioni, perché sia per partecipare magari a dei bandi, quindi poter avere anche dei riconoscimenti maggiori da parte delle istituzioni, eh era più semplice se ci davamo un'entità giuridica. E quindi abbiamo deciso, come gruppo di giovani, di costituire questa associazione e abbiamo costituito così l'associazione Cieli Aperti, che essenzialmente si occupa di questi ambiti che sono l'educazione, l'intercultura e poi la legalità. Questi erano i tre ambiti iniziali che poi dopo si sono un attimino chiaramente espansi. Noi piano piano, da una piccola associazione, che era una piccola associazione di volontari, ci siamo professionalizzati, perché chiaramente, crescendo noi con le nostre professionalità, abbiamo capito che questa associazione poteva essere un'occasione, anche lavorativa per alcuni di noi, ma soprattutto un'occasione per dare un servizio alla città secondo i nostri ideali.Perché la mission della nostra associazione è proprio quella, quella di creare un punto aggregativo e poter dare delle risposte, suscitare delle domande, perché dare delle risposte è difficile, specialmente in un contesto sociale come quello attuale, ai giovani ma anche agli adulti che magari sono alla ricerca di un qualcosa. Questo appunto, buonasera a tutti, questo è un po' quello che l'associazione fa, ma soprattutto i valori di cui Veronica parlava sono un po' i valori che tuttora permeano l'associazione a cui si cerca sempre di rispondere, quindi si cerca di rimanere un po' ancorati a quella che è la nostra storia. Certo, ma penso che per un'associazione i valori siano un po', ehm, diciamo, ehm... L'obiettivo principale sul quale si fonda l'associazione, no? I valori dell'associazione sono anche alla base dell'inclusione. Quindi, diciamo, voi con-- sulla base dei vostri valori e partendo poi anche dalla Chiesa, quindi dalla religione, che comunque la fede tante volte si lega molto bene agli aspetti di aggregazione e di inclusione, voi siete partiti, eravate un gruppo legati alla parrocchia del Soccorso, da lì vi siete specializzati e giustamente, come diceva Veronica, è importantissimo sempre di più diventare, diciamo, avere una forma giuridica per poter accedere a contributi, bandi, eccetera, perché alla fine, tantissime attività che facciamo comunque devono avere un sostegno e il sostegno a volte lo andiamo a cercare grazie a dei fondi, dei bandi, che se non siamo riconosciuti come persone giuridiche o non siamo un'associazione, voi tra l'altro fate parte del terzo settore, ok? E quindi è essenziale. Però è bello da come -- come è nata, insomma, perché siete nati così. Inizialmente eravate un gruppo di persone che avete dato vita poi a una realtà che ora ha ventidue anni. Sì, ventidue anni e anche diversi dipendenti. Infatti credevo ti riferissi... No, infatti, ora volevo chiedervi: uno, i dipendenti, appunto, quanti sono e, anche a livello di tesserati, perché si parla di associazione, quan- diciamo, si parla di numeri ed è importante capire anche l'entità. Un'associazione che è partita, diciamo, da zero, passo, passo, passo, passo, a 22 anni dov'è arrivata? Sia a livello di organico e sia a livello di utenza. Eh sì, c'è stata una bella crescita esponenziale. Ora noi attualmente siamo 63 dipendenti. Quindi, insomma, siamo una piccola associazione, diciamo noi, ma neanche così piccola. Sono appunto dipendenti, molti sono a tempo part-time, chiaramente, perché poi le nostre attività si svolgono principalmente in ambito extrascolastico, quindi insomma nella fascia pomeridiana. E tanti sono giovani, under 35, perché crediamo molto, come diceva Veronica, anche nella formazione, quindi nel dare opportunità. E abbiamo appunto più di un migliaio di tesserati, perché comunque sono le persone che usufruiscono dei nostri servizi. Noi abbiamo appunto una quota soci per chi frequenta le nostre attività, che è veramente minima, annuale, proprio perché comunque, appunto, le persone a cui ci rivolgiamo sono persone che comunque vivono in un contesto anche di fragilità, per cui sicuramente si cerca di andargli incontro anche in quello, ma questo ci permette di coprire la parte appunto assicurativa, quindi di offrire anche dei servizi che siano poi di qualità. Certo, certo, certo. Anche nelle puntate precedenti, altre associazioni, diciamo, si è fatto un po' il punto della situazione e è venuta sempre fuori l'importanza della formazione, perché comunque per dare un servizio di qualità servono delle competenze e bisogna essere sempre in continuo aggiornamento perché purtroppo non è sempre così scontato avere una realtà solida, perché insomma, mi permetto di dire, dopo 22 anni di attività vi siete organizzati e strutturati in una determinata maniera che non è banale, anzi. E appunto, per dare questi tipi di servizi serve una formazione continua. Ed è importante anche comunque garantire, tutelare i tesserati grazie a una piccola quota che permette di essere coperti da un'assicurazione, quindi è essenziale, è essenziale. Poi ci permette di avere una cognizione di quanti sono. Anche numericamente. Con il numero di tesseramenti riuscite a capire quanti sono i tesserati all'interno, diciamo, dell'anno. Benissimo, benissimo. Niente. Potremmo, io direi, di passare intanto a un brano Sì. Ascoltiamo il primo brano. Il primo brano è Urlando contro il cielo di Ligabue. Come mai? Allora, allora è un brano che è entrato un po' nella nostra storia, anche in maniera divertente, perché è una canzone che ha accompagnato i nostri campi di formazione. Noi, fin da giovan,i tutte le estati facciamo dei campi di formazione di circa una settimana, poi dopo dipende dal periodo, chiaramente. Ora siamo cresciuti, c'è chi ha figli, quindi diventa più complicato. Comunque due o tre giorni di formazione sempre li facciamo.Questa canzone, Urlando contro il cielo, ci ha un po' accompagnato nei nostri momenti di formazione, perché era una canzone che allora andava, quindi ci piaceva, e poi dopo come routine è diventata un po' l'inno della formazione. È diventato l'inno della formazione, anche perché urlare scarica, no? Quindi elimina tutte le tensioni e quindi serve, serve. Quindi ascoltiamoci questo brano di Ligabue e poi ritorniamo in diretta. Come vedi sono qua, monta su, non ci avranno finché questo cuore non creperà. Di ruggine, di botte e orietà. C'è una notte tiepida, è un vecchio blues da fare insieme in qualche posto a Costero, quella là sarà la nostra casa ma credo che meriti di più. Ma intanto su qua io veti offro di ballarci su. È una canzone di cent'anni almeno. Urlando contro il cielo Non saremo delle star, ma sia noi, con questi giorni fatti di ore andate per un weekend, è un futuro che non c'è e non si può sempre perdere. Per cui giochiamoci certe luci non puoi spegnerle. Se un purgatorio è nostro per lo meno. Urlando contro il cielo Non saremo delle star, ma sia noi, con questi giorni fatti di ore andate per un weekend. È un futuro che non c'è e non si può sempre perdere. Per cui giochiamoci certe luci non puoi spegnerle. Se un purgatorio è nostro per lo meno. Urlando contro il cielo. Contro il cielo. Contro il cielo. Contro il cielo. E rieccoci in diretta. Bene, continuiamo a conoscere sempre più da vicino, insomma, e nei dettagli l'associazione. Allora chiedo a Simona di dirci un attimo quali sono i servizi dell'Associazione Celi Aperti. Associazione lavora principalmente in tre aree, un po' appunto Veronica le accennava e poi nel corso del tempo si sono sempre più definite anche. La prima è l'area educativa, perché è quella con cui siamo nati, per cui abbiamo attività di supporto allo studio, di recupero scolastico, attività di socializzazione, di gioco, più o meno strutturate, ecco, perché sono attività aggregative, quindi durante tutta la settimana. E l'altra area è quella interculturale, perché comunque viviamo nel quartiere del soccorso e poi nella città di Prato, quindi la parte interculturale ci ha sempre un po' accompagnato. Stiamo con i ragazzi e con gli adulti, quindi facciamo attività di insegnamento della lingua italiana, attività di inclusione e quindi di socializzazione per i minori, in particolar modo attività di mediazione sia in sede che poi nelle scuole. E poi appunto c'è l'altro ambito che ha preso molto campo negli ultimi anni, anche se ci ha sempre accompagnato un'associazione che è un po' quello dell'orientamento. Per cui la parte dell'orientamento al lavoro, siamo un ente accreditato, quindi abbiamo uno sportello di orientamento di incrocio domanda-offerta, l'orientamento alle famiglie, quindi il supporto alla genitorialità, l'orientamento ai servizi e un po' l'aspetto della legalità con cui anche siamo nati, come diceva Veronica, è qualcosa che adesso ci accompagna un po', la cultura della pace, della legalità è qualcosa che inseriamo effettivamente. In questo momento storico penso che il valore della legalità, della pace, penso che vada sempre di più divulgato perché siamo...È un momento, boh, forse abbastanza impensabile quello che sta succedendo e che sta diventando ormai una routine che non si riesce- Sì, infatti l'educazione dovrebbe passare anche da far capire che non è tanto normale che intorno a noi ci siano queste guerre che scoppiano così. Ma infatti, in tutte le puntate, un po', ho trattato il fatto di quanto sia strana la normalità. Perché ultimamente sto facendo un po' mente locale. Ora allo stato attuale, 2025, sembra strano che non si butti la plastica nel mare, sembra strano il rispetto dell'altro, sembra strano accettare magari la diversabilità, cioè cose che secondo me all'interno e nell'indole dell'essere umano cioè c'è di default. E allora ci sarebbe da domandarsi perché è rara la persona che ha dei valori che dovrebbero essere comuni a tutti, no? Invece diventa una rarità la persona che vive la normalità proprio di essere umano, cioè accettare l'altro, le diversità. Io lo faccio un po' con il progetto della palla a mano inclusiva, vado nelle scuole, ma lì si parla di una barriera che potrebbe essere quella magari del pregiudizio nei confronti del diversamente abile piuttosto che anche dell'ausilio stesso, no? E noi quindi cambiamo la visione per appunto permettere... Tutti giocano insieme, si abbattono le barriere, nel senso che ci si dimentica che lo strumento serve a chi ha difficoltà motorie, tutti si giocano insieme. Però mi rendo conto che non è facile comunque far comprendere il messaggio. Lì per lì sembra tutto a posto, ma poi senti delle affermazioni, delle... Addirittura a me è successo nelle scuole dove i ragazzi non volevano essere all'interno della squadra perché magari c'era il ragazzo magari con un ritardo cognitivo, dice no io lì non ci vado, oppure si scambiava alla casacca per non volerci andare. Cioè sono cose che comunque partono dall'educazione. E fondamentalmente, a parte il lavoro che fanno le associazioni che è inestimabile, perché fanno un lavoro di compensazione di un'educazione che non viene... Magari ci sono delle lacune di insegnamento a livello scolastico E familiare. Bravissima. Quindi la scuola e la famiglia, dove dovrebbe arrivare la scuola e la famiglia, l'associazione dovrebbe avere un ruolo di supporto e invece ha un ruolo centrale perché? Perché viene meno l'educazione dettata dalla famiglia, dal genitore o dalla scuola stessa. Per mille motivi, io non voglio dire... Però siamo arrivati a un livello dove, appunto, c'è sempre di più difficoltà nell'essere educati. Si riscontra la maleducazione da parte delle persone e poi diventa un problema, appunto, la maleducazione e l'inciviltà che è dettata da questa mancanza di basi. Infatti l'educazione è una sfida, effettivamente è un percorso difficile. E poi, ultima cosa, scusate, ma ormai quando siamo a parlare vi rubo del tempo anch'io. Una cosa importante che fate voi, lavorate su una barriera importantissima che è quella del linguaggio, della lingua. E come diceva Simona, Prato abbiamo tantissime etnie, tantissime differenze culturali e non è facile anche integrare sia tra di loro e sia con i cittadini pratesi o simili. E quindi il lavoro che voi fate già con tante, soprattutto tante etnie, mi viene in mente i ragazzi cinesi, tantissimi arrivano che vengono catapultati nelle scuole, ma se non fai un lavoro di potenziamento, di insegnamento della lingua italiana, purtroppo le scuole, sto sempre di più vedendo che all'interno delle scuole chi riesce arriva, chi non riesce resta indietro. Io sempre di più non so... È anche un lavoro di coinvolgimento delle famiglie, perché anche il lavoro con le famiglie è fondamentale anche per l'inclusione. Certo, manca tante volte il lavoro di coinvolgimento delle famiglie e poi, secondo me, anche molte volte ora c'è mancanza proprio di empatizzare con i ragazzi, di trasmettere ai ragazzi. Il cuore, il lavorare con il cuore, noi ce lo diciamo spesso. E penso la differenza tra voi e un istituto scolastico, ora non faccio di tutto un erbonfascio perché ci sono anche quelli che lavorano benissimo e ben vengano, però lavorare con il cuore e trasmettere secondo me permettono di avere risultati, cosa che secondo me molto spesso ora non sono tanto riscontrabili. Io penso, parlando appunto del discorso che dicevi di questa mancanza di educazione, che il problema sia anche che purtroppo questa è una società in cui si pensa molto individualista innanzitutto, in cui si pensa ad arrivare. Per cui pensando ad arrivare, per esempio.Non rifletti sul fatto che comunque ci sono anche gli altri, che c'è un contesto che può andare al di là dell'essere bravo, dell'essere il primo. Alla fine se sei il primo in tante cose però non sai relazionarti agli altri, che merito hai, che vita hai, alla fine non sei nemmeno felice, no? Perché a volte io sono anche genitore, a volte appunto ci si fa delle domande, abbiamo delle aspettative anche nei confronti dei figli, no? Dei figli oppure anche di coloro che è uduchino. Dice cosa vorresti che facesse tuo figlio? Tutti si pensa: Io vorrei che facesse quello, vorrei che facesse quell'altro, si vuole dei risultati a scuola ottimi, si vuole che arrivi chissà dove, si vuole essere prima... Ma non le si chiede mai che vuol fare lui. Sì, non le si chiede mai che cosa vuol fare lui. E poi la cosa essenziale qual è? Che sia felice, che sia felice nel rispetto di se stesso e degli altri. Se fai questo già sei un pezzo avanti, secondo me. E credo che l'educazione sia una sfida anche perché quando te entri in relazione con l'altro, cioè educhi l'altro, che poi educare vuol dire tirare fuori, no? Dal verbo latino ex-duco, quindi tirare fuori il meglio dell'altro. Chi si pone in questa modalità e si deve mettere in discussione, e mettersi in discussione che tu sia grande, tu sia piccolo, non è mai semplice. E quindi credo sia un po' questa la difficoltà dell'educare, il mettersi in discussione, perché vuol dire ricominciare, vuol dire capire che non sei perfetto, vuol dire capire che non puoi aver ragione. E questo in tutte le dinamiche, nella relazione con te stesso e nella relazione con l'altro. Certo, certo. Ma sbaglio, ci dovevi dire qualcosa relativamente alla mission dell'associazione. Sì, ecco appunto, e si collega anche bene la mission dell'associazione, perché noi abbiamo come mission il mettere l'uomo al centro. L'uomo, noi l'abbiamo anche... È un pezzettino del nostro statuto, appunto, l'uomo con tutte le sue potenzialità, il tirare fuori il meglio dall'uomo. Quindi se metti l'uomo al centro, riesci appunto a, tra virgolette, fare educazione. Ora non lo so quanto a noi ci riesce, nel senso non voglio dire, è un tentativo che noi facciamo. Però ci si interroga tutte le volte su questo, nella scelta dei bandi a cui partecipare, nella scelta delle progettualità, si cerca sempre di capire se riusciamo a fare questo, quindi ci proviamo, tendiamo a questo. Una cosa importante, han visto che c'è un utente anche. Sì. No, solo, Favor, allora. Fa un bel respiro. Vai, ci sei? Oh, bene. Allora, te fai parte dell'associazione e sei un utente, intanto, come ti trovi nell'associazione? Semplicemente. Mi trovo bene, facciamo un botto di progetti, uscite, molte cose. Certo. Che rispetto ad altri centri non fanno. Ok. E ti trovi bene con il gruppo? Ti trovi bene con gli educatori, insomma? E questo è importantissimo. Avere i feedback anche di chi è dall'altra parte e beneficia dei servizi dell'associazione penso che sia essenziale. Già avere un utente che partecipa e viene con voi a raccontarla. È vero. Quindi è un ottimo feedback, diciamo. Benissimo. Io direi, parlateci un attimo della canzone che avete fatto. Sì. Allora... Perché ora l'andremo poi ascoltare come si chiama? Per volare. Per volare, sì. Questa è una canzone che noi abbiamo fatto all'interno di un progetto che abbiamo ancora in essere perché è un progetto che è nato, si chiama ABC, anche le mamme a scuola. È nato per accompagnare le mamme e aiutarle a far fare i compiti ai propri figli. Quindi è una cosa un po' particolare. È nato in questo modo, ma guarda, è stata una cosa, tra l'altro, anche amiamo raccontare come è nato, perché è nata così, a livello amicale, diciamo. Una di queste signore che abbiamo incontrato in Piazza del Soccorso, eravamo diventati amiche perché fra l'altro siamo state incinta insieme, siccome proprio è stato un percorso di amicizia. Poi lei è una volta che comunque aveva cominciato a frequentare la nostra associazione per motivi suoi, è venuta da me e mi ha detto: Veronica, io vorrei appunto aiutare mio figlio a fare i compiti, mi puoi dare una mano? E da lì abbiamo cominciato io e lei. Poi piano piano questa cosa, siccome la volta dopo è arrivata la nostra amica con il suo bambino e poi dopo ancora una amica con il suo bambino. Passaparola. Sì, abbiamo detto perché non fare un progetto in cui poter aiutare queste mamme a dare una mano ai propri figli? E fra l'altro la Fevor ha cominciato a venire da noi proprio quando faceva la prima elementare, i suoi fratelli erano piccini. Quindi perché appunto la mamma è stata una di quelle mamme che voleva essere aiutata a far fare i compiti ai propri figli. E così abbiamo cominciato questo percorso. All'interno di questo percorso poi ovviamente, siccome non sono mamme italofone, non è semplice aiutare i bambini a fare i compiti. Poi dopo piano piano il progetto si è un po' modificato, per cui le mamme facevano il loro percorso di apprendimento della lingua italiana e poi anche di orientamento verso il mondo del lavoro, inserimento nel mondo lavorativo. I bambini, che poi ora sono diventati ragazzi, perché lei è grandicella insieme ai suoi amici, hanno un po' cambiato questa modalità di comunicareE niente, loro hanno continuato anche loro in questo loro percorso. E all'interno di questo progetto hanno fatto le elementari, poi le medie, le superiori, ci sono tutte le varie scelte di orientamento anche per il futuro. Quindi questi ragazzi devono in qualche modo prendere il volo e volare. E ci ha accompagnato in questo percorso di orientamento, oltre che di compiti, eccetera, la favola della gabbianella e il gatto. Perché alla fine, appunto, alla fine che cosa fa il gatto nei confronti della gabbianella? Anche se il gatto non è un uccello, quindi non sa volare, la aiuta a volare, cioè la aiuta a spiccare il volo. Quindi è quello che noi stiamo tentando di fare con questi ragazzi e abbiamo cercato di fare anche con loro nelle loro scelte della vita, di venire. E quindi abbiamo cominciato e questa canzone racconta questo. Racconta, attraverso la favola della gabbianella e il gatto, questo percorso verso l'autonomia di questi ragazzi, che un po' è il percorso che tutti gli educatori dovrebbero fare nei confronti dei propri educandi, diciamo così. E questo, parla di questo. E comunque... E l'abbiamo fatta noi. Le parole l'hanno fatta i ragazzi, la musica l'ho fatta io perché suono Va bene. L'ha fatta Veronica, registrata. Insieme ai ragazzi, però sono venuti con me, siamo andati in una sala registrazione e abbiamo fatto questa cosa. Ok, una cosa importante che mi viene da dire è l'importanza di insegnare comunque ai genitori a come far fare i compiti ai figli. Perché ora ci sto passando con il mio figlio più grande e mi trovo in difficoltà tante volte appunto a insegnarli perché tante nozioni uno non le ricorda più, soprattutto in lingua italiana, eccetera. E quindi mi immagino quanto sia la difficoltà di chi non è italiano a far fare i compiti in italiano ai propri figli. Anche solo a orientarsi su cosa deve fare, dove leggere, dove guardare. Quindi è un servizio veramente... Io non ci avevo mai pensato, quindi avevo avuto un'ottima idea, ma soprattutto non pensavo neanche che esistesse un servizio così. E per di più vi dico, infatti, il programma è nato perché? Perché tante volte ci sono dei bisogni delle persone, ci sono le associazioni che lo erogano, il determinato servizio, ma tante volte manca la conoscenza del servizio erogato. Quindi io ho detto: bisogna mettere in ponte un programma che faccia una sorta di trait d'union tra l'associazione, l'ente che svolge un determinato servizio e le famiglie, l'utente finale, che hanno un bisogno. E quindi facciamoli conoscere questi servizi per sopperire a questi bisogni, perché tante volte manca questa rete qui di congiunzione, no? E quindi niente, spero che gli ascoltatori abbiano ben chiaro alla fine la puntata i servizi dell'associazione e chi ne avesse bisogno, a proposito. Quali sono i recapiti, i riferimenti? Vi possono contattare mediante un sito, mediante social? Questo è importantissimo. Sì, noi abbiamo il nostro sito e abbiamo un'email che è semplicissima perché è info@celiaperti. It. Abbiamo i social Associazione Celi Aperti, ci dovrebbero trovare, chiedo conferma alla Veronic, quindi sia Instagram che Facebook. Ok, perché è importantissimo. E poi, come tutte le puntate, ribadisco il fatto che White Radio, essendo una web radio, si può ascoltare ovunque, non solo sul territorio pratesio o regionale, ma da qualsiasi parte del mondo. E quindi ricapitoliamo il fatto che per ascoltarci basta andare sul sito www.whiteradio.it oppure tramite l'app che è White Radio ed è scaricabile da Apple Store o Play Store. Ok? Bene. Questo l'abbiamo detto. Bene, ora ascoltiamoci il vostro brano per volare e niente, ascoltiamocelo.Non l'aveva lasciato, non l'aveva lasciato. Ma nel suo cuore ormai era entrato come l'amico più amato. Vivi la vita e l'amore, il domani nato da te. Apri il tuo cuore all'amore, planiamo insieme in libertà. Vivi la vita e l'amore, il domani nato da te. Apri il tuo cuore all'amore, planiamo insieme in libertà. Quella forza che l'aveva amata e dal blu era nata, nel suo cuore era entrata e non l'aveva lasciata. Vivi la vita e l'amore, il domani nato da te. Apri il tuo cuore all'amore, planiamo insieme in libertà. Vivi la vita e l'amore, il domani nato da te. Apri il tuo cuore all'amore, planiamo insieme in libertà. Vivi la vita- E rieccoci in diretta, rieccoci in diretta. Eee ora parliamo un attimo, visto che appunto siete nati da una realtà parrocchiale e avete un oratorio e-e avete un'attiv- diciamo un progetto, chiamiamolo così, che si chiama L'Oasi. Ok? Sì, sì. Allora intanto faccio un-un piccolo passo indietro perché poi ci serve anche a spiegare a cos'è L'Oasi per dire che noi appunto siamo, come associazione, nei locali parrocchiali della Parrocchia Santa Maria del Soccorso e siamo all'interno, no? Tipo scatole, di un quartiere che è appunto il quartiere del Soccorso, un quartiere eh particolare. Eh... E noi ci teniamo molto a sottolineare questo aspetto perché è fondamentale per noi il fatto di-di vivere, di vivere il quartiere, di lavorare nel-nel quartiere, perché siamo appunto... Il quartiere del Soccorso è un quartiere fortemente multietnico, caratterizzato appunto dalla presenza di-di una cittadinanza molto varia, no? Appunto, ci sono state appunto tantissimo tempo le persone di origine albanese, adesso ci sono tante persone di origine marocchina, cinese, bengalese, pakistana, nigeriana. È molto vario da questo punto di vista, con tante sfaccettature. È un quartiere in cui le persone abitano ma stanno la maggior parte del tempo a lavorare. È un quartiere che ha i suoi spazi verdi, a volte un po' fatiscenti, no? Su cui si spera si possa fare un lavoro importante. Noi spesso si va, come diceva la Fever, si fanno le uscite, si va appunto a operare anche all'interno dei-dei giardini. Eee però ecco, è un quartiere anche comunque molto vivo, per cui ecco, la maggior parte delle persone poi che vengono da noi abitano in quartiere, ma chiaramente le nostre attività sono sempre pensate per appunto persone e per un'utenza anche molto variegata. Certo, certo. E per questo poi anche l'oasi rispecchia un po' questo-questa-questa... L'Oasi è il nostro oratorio, che è nato come oratorio e si è mantenuto con questa realtà proprio co-con-con l'intento di ess- ah, proprio con l'intento di essere un'oasi, cioè un punto di ristoro per chiunque voglia venire. Per cui, eee è un oratorio interconfessionale, cioè è un posto dove si gioca, si sta insieme, si prega, però c'è... Si vive la spiritualità, la spiritualità intesa appunto in maniera eh non eh essenzialmente confessionale, ma appunto interconfessionale, cioè ciascuno con la propria religiosità, perché il quartiere è quello, cioè il quartiere del Soccorso è così. Però noi ci teniamo a questa sinergia tra parrocchia e associazione, perché è la nostra identità. Noi diciamo sempre che la parro- l'associazione non sarebbe tale se non fosse lì al Soccorso, cioè se non fosse lì all'interno dei locali della Parrocchia del Soccorso, eee perché la nostra identità è quella. Noi siamo nati sotto il campanile, quindi ci teniamo a questo. È chiaro che la cosa si evolve perché è cambiato il contesto storico. E quindi fa parte, come dire, dell'essere profetici, anche per usare una parola biblica, cercare di dare risposta ai bisogni e dare risposta al cambiamento, dare risposta alla realtà che si evolve. Quindi il Soccorso si è evoluto, quindi noi facciamo un lavoro diverso da quello che poteva essere il lavoro di vent'anni fa. L'oratorio è cambiato un po' da quello che era vent'anni fa, però sempre Oasi è e rimane. E noi.. Ci teniamo che rimanga un punto di riferimento, perché poi anche quello è fondamentale.Ma infatti, altra cosa, parlando appunto di barriere, mi piace sempre sottolineare quando le associazioni presentano i propri servizi, proprio tutte le parole chiave che poi diciamo, accomunano l'inclusione. Anche qui c'è un'inclusione di tipo interculturale. Certo, sì. Perché qui siamo passati da lavorare sulla lingua per abbattere la barriera linguistica. Siamo passati dal far convivere, il far coabitare insieme tutte le culture. Che anche lì... Ed è una cosa molto particolare il fatto che una parrocchia cattolica riesca a avere comunque, grazie all'associazione che è nata dalle fondamenta della parrocchia, però riesce a far convivere le varie religioni, le varie etnie, ma l'etnia appunto è un po' vago, ma la parte religiosa è quella che tante volte crea più distanza, perché comunque la religione dà degli input a seconda delle varie religioni e quindi non è semplice a volte far eh... Diciamo vivere all'interno del solito nucleo, che è quello della vostra associazione, diverse religioni. Quindi un lavoro molto importante, anche questo. Poi sai, si ritorna lì, se si mette al centro la persona, si riesce. Ma diciamo, a parte esserci scritto nero su bianco sullo statuto, state veramente portando avanti la mission statutaria. E non è scontato. Ci sforziamo. E non è scontato, perché tante volte gli statuti dicono una cosa, poi le associazioni non sempre si attengono allo statuto, però incentrare le proprie attività sull'importanza della persona, del singolo, dell'uomo, della parte umana proprio, e da lì sviluppare tutte le attività intorno alla figura umana è essenziale. E quindi complimenti per il vostro lavoro. E niente, abbiamo un altro brano ed è quello di Povia. I bambini fanno O, come mai? Perché i bambini fanno O quando si stupiscono, O. E quindi la meraviglia vuole essere un'altra caratteristica dell'associazione, perché la meraviglia di fronte al bello, noi ci sforziamo di ricercare nell'altro il bello. E te puoi trovare il bello soltanto se hai un atteggiamento positivo e nel nostro caso anche un atteggiamento cristiano. E allora puoi vedere il bello. È per questo. Benissimo, benissimo. E allora andiamoci ad ascoltare questa canzone di Povia e poi ritorniamo in diretta. Quando i bambini fanno c'è un topolino, mentre i bambini fanno c'è un cagnolino. Se c'è una cosa che ora so, ma che mai più io rivedrò, è un lupo nero che dà un bacino a un agnellino. Tutti i bambini fanno: Oh, dammi la mano, perché mi lasci solo, sai che da soli non si può senza qualcuno, nessuno può diventare un uomo. Per una bambola o robot, bot, bot, magari litigano un po', ma col ditino, ad alta voce, almeno loro, eh, fanno la pace. Così ogni cosa è nuova, è una sorpresa, è proprio quando piove. I bambini fanno: Oh, guarda la pioggia. Quando i bambini fanno: Oh, che meraviglia, che meraviglia, ma che scemo vedi però, però, e mi vergogno un po' perché non so più fare ohhh, e fare tutto come mi piglia, perché i bambini non hanno peli né sulla pancia, né sulla lingua. I bambini sono molto indiscreti, hanno tanti segreti come i poeti. Nei bambini vola la fantasia e anche qualche bugia. Oh mamma mia, bada. Ma ogni cosa è chiara, trasparente, che quando un grande piange i bambini fanno: Oh, ti sei fatto la bua, è colpa tua. Quando i bambini fanno: Oh, che meraviglia, che meraviglia, ma che scemo vedi però, però, e mi vergogno un po' perché non so più fare ohhh, non so più andare sull'altalena di un fil di lana, non so più fare una collana. Finché i cretini fanno, finché i cretini fanno, finché i cretini fanno boo, tutto resta uguale, ma se i bambini fanno oh, oh, oh, basta la vocale, io mi vergogno un po'. Invece i grandi fanno- E rieccoci di nuovo qua. Una cosa importante, visto che fate tanti servizi e visto che si spera le temperature e il tempo migliori...Fate anche centri estivi eee, boh, parlatemene un po', almeno capiamo un po' anche come si sviluppano i vostri cen-centri estivi. Allora sì, facciamo il centro estivo, anzi ora siamo appunto in ferventi preparativi per il centro estivo perché siamo alle porte coi sassi. Eee il centro estivo chiaramente è una delle nostre attività peculiari, diciamo, perché effettivamente è un'attività educativa all'interno del centro estivo. Noi riusciamo sia, appunto, a fare la parte educativa coi ragazzi, ma anche a far fare compiti, aaanche a sensibilizzare e a coinvolgere quei ragazzi non italofoni che magari vengono da noi per imparare la lingua italiana. Però li poniamo la scuola sotto forma di centro estivo, perché d'altra parte questa è un'esigenza che all'interno del soccorso c'è. Non so Simona se vuoi aggiungere qualcosa. Sì, è un centro estivo, per riprendere la parolaaa, insomma veramente inclusivo, nel senso che il nostro centro estivo tutti i giorni dalla fine della scuola, quindi dal lunedì al venerdì, tutto il giorno, quindi si cerca di dare un servizio alle famiglie e non abbiamo limiti né di numeri, chiaramente cercando di organizzarci e di rendere poi il servizio migliore. Accogliamo ragazzini con disabilità, c'è un'inclusione tra ragazzi italiani e stranieri che poi fanno il centro estivo tutti insieme, quindi si lavora molto sull'inclusione, per tutto il periodo di giugno e luglio. A luglio accogliamo anche i bambini dell'infanzia, quindi anche i bambini più piccolini, perché l'idea è quella di dare un servizio alle famiglie. Chiaramente poi appunto si arriva di solito fino all'età della seconda media, al centro estivo, perché poi ragazzi grandi, anche se... Arrivata ai tredici anni. Non ce la fanno. Però per i ragazzi grandi, ora che hai dato la favor, facciamo altri tipi di attività, perché quindi un centro estivo in maniera un po' diversa, se la favor ci vuole dire un po' cosa faceva l'anno scorso. Ok, l'anno scorso c'erano dei momenti in cui si facevano i compiti, ad esempio, ehm sceglievano dei giorni della settimana, ad esempio martedì o il venerdì, c'era un momento, un orario per fare i compiti e poi il pomeriggio c'erano le uscite per ad esempio andare ai giardini per fare un gioco o dei progetti o anche uscite ad esempio, cioè uscire tipo andare al mare tutti insieme, o mmm andare in piscina, cioè uscite che a un adolescente personalmente rimane molto impresso, ti rimane in testa ed è una cosa che è impossibile che riesce a dimenticare, soprattutto se sei con gente che conosci ma anche con gente nuova. Mmm cioè fai conoscenze, anche in quel periodo estivo, conosci altra gente e ti diverti. Certo, certo. E poi i nostri ragazzi, ora la Favor non l'ha detto nella sua modestia, comunque a quell'età lì ci danno una mano a seguire i ragazzi più piccoli, ci fanno un po' da aiuto animatori, diciamo così. Ok, vero. Per cui è veramente una sinergia, un darsi una mano, un fare servizio, perché se cresci in un ambiente poi alla fine sei anche contento di poter contribuire alla crescita di quell'ambiente. È un po' quello che si vuole cercare di comunicare anche ai nostri ragazzi ecco. Favor, te da qua-- quanti anni avevi quando hai conosciuto l'associazione? Sei anni. Eh, e ora quanti anni hai? Ce ne ho quindici. Eh, quindi nove anni. La maggior parte della sua vita. Nove anni, davvero? La maggior parte della sua vita passata nell'associazione. Però significa che ti trovi bene, perché passare nove anni all'interno di un'associazione vuol dire se uno ci sta è perché si trova bene. Sì. Benissimo. Eee io direi di ascoltarci il penultimo brano che è la storia di Francesco De Gregori. Come mai? È perché la storia comincia, la storia siamo noi, nessuno si sente escluso. E noi queste parole le sentiamo molto vere, perché siamo noi che con la nostra vita contribuiamo a fare la storia. Cioè è inutile fare discorsi, cioè partire dai massimi sistemi. Bisogna partire dal quotidiano. Nel tuo quotidiano fai qualcosa, contribuisci poi a fare molto, perché la storia siamo noi. Certo. Allora ascoltiamoci questo brano, poi ritorniamo in diretta per i saluti. La storia siamo noi, nessuno si senta offeso, siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo, la storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso, la storia siamo noi. Siamo noi queste onde nel mare, questo rumore che rompe il silenzio, questo silenzio così duro da masticare. E poi ti dicono tutti sono uguali, tutti rubano nella stessa maniera. Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera. Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone. La storia entra dentro le stanze, le brucia, la storia dà torto e dà ragione. La storia siamo noi. Siamo noi che scriviamo le lettere, siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere. E poi la gente, perché è la gente che fa la storia, quando si tratta di scegliere di andare, la gente che resta.Te la ritrovi tutta con gli occhi aperti che sanno benissimo cosa fare. Quelli che hanno letto un milione di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare. Era per questo che la storia- Allora rientriamo per i saluti, la lasciamo magari sottooo la musica in sottofondo. Eee allora io intanto vi ringrazio, vi ringrazio personalmente a nome di White Radio per essere venuti qui a parlare dell'associazione, a far conoscere i vostri servizi, eh perché è importantissimo divulgare sempre di più le attività fatte dalle associazioni che sono importantissime, soprattutto in ambito inclusivo. Eh. Allora anch'io-- io vi ringrazio per questa opportunità che ci avete dato e vi do l'appuntamento al prossimo martedì, dove ci sarà la Polisportiva Al Sogno, che è una nostra polisportiva sorella, nata sempre dalla parrocchia del Soccorso, che racconterà un altro pezzettino di storia della nostra parrocchia. Quindi aspettiamo a gloria la prossima puntata. Verrà Andrea? Sì, sì, Andrea di sicuro. Andrea di sicuro. E quindiii poi prenderemo, riprenderemo un po' il discorso e continueremo e ascolteremo un po' eh tutto quello che c'è da sapere sulla Polisportiva Al Sogno. Allora grazie ancora. Grazie. Ci ascoltiamo l'ultimo brano eee alla prossima puntata. E ci ascoltiamo, Sogni Ragazzo, Sogna. E ti diranno parole rosse come il sangue, nere come la notte. Ma non è vero, ragazzo, che la ragione sta sempre col più forte. Io conosco poeti che spostano i fiumi con il pensiero e naviganti infiniti che sanno parlare con il cielo. Chiudi gli occhi, ragazzo, e credi solo a quel che vedi dentro. Stringi i pugni, ragazzo, non lasciargliela vinta neanche un momento. Copri l'amore, ragazzo, ma non nasconderlo sotto al mantello. A volte passa qualcuno, a volte c'è qualcuno che deve vederlo. Sogna ragazzo, sogna, quando sale il vento nelle vie del cuore, quando un uomo vive per le sue parole o non vive più. Sogna ragazzo, sogna, non lasciarlo solo contro questo mondo, non lasciarlo andare, sogna fino in fondo, fallo pure tu. Sogna ragazzo, sogna, quando cala il vento ma non è finita, quando muore un uomo per la stessa vita che sognavi tu. Sogna ragazzo, sogna, non cambiare un verso della tua canzone non lasciare un treno fermo alla stazione, non fermarti tu. Lasciali dire che al mondo quelli come te perderanno sempre. Perché hai già vinto, lo giuro, e non ti possono fare più niente. Passa ogni tanto la mano su un viso di donna, passaci le dita. Nessun regno è più grande di questa piccola cosa che è la vita. E la vita è così forte che attraversa i muri per farsi vedere. La vita è così vera che sembra impossibile doverla lasciare. La vita è così grande che quando sarai sul punto di morire, pianterai un ulivo, convinto ancora di vederlo fiorire. Sogna ragazzo, sogna quando lei si volta, quando lei non torna, quando il solo passo che fermava il cuore non lo senti più. Sogna ragazzo, sogna, passeranno i giorni, passerà l'amore, passerà le notti, finirà il dolore, sarai sempre tu. Sogna ragazzo, sogna, piccolo ragazzo nella mia memoria, tante volte tanti dentro questa storia. E sognerai, sognerai, in fondo, ragazzi, sognerai"
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# Cieli Aperti APS: educazione e inclusione al centro

13 maggio 2025 59:37 

In questa puntata di "Inclusione a Ruota Libera", Claudio Alunno e le ospiti Veronica Ramponi e Simona Di Rubba dell'associazione "Cieli Aperti APS" di Prato, insieme a Favour (un utente), descrivono la nascita e l’evolu

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## Estratto

In questa puntata di "Inclusione a Ruota Libera", Claudio Alunno e le ospiti Veronica Ramponi e Simona Di Rubba dell'associazione "Cieli Aperti APS" di Prato, insieme a Favour (un utente), descrivono la nascita e l’evoluzione della loro realtà. L'associazione, nata nel 2003 da un gruppo giovanile legato alla parrocchia del Soccorso, si è professionalizzata negli anni e conta oggi 63 dipendenti e più di mille tesserati. Il tema principale è l'importanza dell'educazione e dell'inclusione, con un focus sul ruolo delle associazioni del terzo settore nel colmare le lacune formative di scuola e famiglia, promuovendo il valore della relazione e mettendo "l'uomo al centro".

## Trascrizione

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    WhiteRadio 27 gennaio 2026 
    
    [
    
    ### Ing. Andrich: ausili e accessibilità per Milano Cortina 2026
    
    ](/eventi/podcast/2026-01-27-parte-1)
    
    In questa puntata di "Inclusione a Ruota Libera", Claudio Alunno dialoga con Renzo Andrich, storico ingegnere della Fondazione Don Gnocchi di Milano, esperto di ausili per disabili e accessibilità dei luoghi. Il tema principale è l'evoluzione delle tecnologie per la disabilità e l'importanza dell'accessibilità nel turismo, in particolare in vista delle Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina 2026. Si sottolinea come gli ausili tecnici siano diventati il quarto pilastro della salute secondo l'OMS e come l'accessibilità debba essere integrale e personalizzata, beneficiando tutti, incluse persone anziane o con disabilità temporanee. Viene evidenziato l'impegno della Regione Veneto nella formazione e sensibilizzazione per un turismo inclusivo, e come la progettazione "senza barriere" sia cruciale nei nuovi ambienti.
    
    [Leggi la puntata →](/eventi/podcast/2026-01-27-parte-1)[WhiteRadio](https://www.whiteradio.it/?view=programmi&See=151-inclusione-a-ruota-libera-con-claudio-alunno&Podcast=151_2026-01-27_1.mp3#podcast)
    
-   ![](https://www.whiteradio.it/photos/mid-thumbs/2014-inclusione-a-ruota-libera.jpg) Podcast 
    
    WhiteRadio 13 gennaio 2026 
    
    [
    
    ### Claudia Conte: inclusione, bullismo e memoria della Shoah
    
    ](/eventi/podcast/2026-01-13-parte-1)
    
    In questa puntata di "Inclusione a Ruota Libera", l'ospite Claudia Conte, giornalista, scrittrice e opinionista TV, si confronta con Claudio Alunno sul tema dell'inclusione, del bullismo e della memoria della Shoah. Conte, portavoce dell'Osservatorio Nazionale Bullismo e Disagio Giovanile, evidenzia l'importanza di riconoscere i segnali di bullismo e cyberbullismo nei giovani, sottolineando il ruolo cruciale di ascolto e alleanza tra famiglia, scuola e enti educativi per contrastare il fenomeno. La discussione si sposta poi sulla sua collaborazione con la Fondazione Museo della Shoah, sottolineando la necessità di coltivare la memoria storica. Viene ribadita l'importanza della conoscenza profonda degli eventi passati, come la Shoah, per prevenire odio e intolleranza, soffermandosi in particolare sulla Giornata della Memoria e sulle derive antisemite odierne, anche in relazione al linguaggio. In chiusura, Conte e Alunno riflettono sul ruolo delle figure pubbliche nella divulgazione di informazioni corrette e consapevoli, specialmente su temi così delicati.
    
    [Leggi la puntata →](/eventi/podcast/2026-01-13-parte-1)[WhiteRadio](https://www.whiteradio.it/?view=programmi&See=151-inclusione-a-ruota-libera-con-claudio-alunno&Podcast=151_2026-01-13_1.mp3#podcast)
    
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    WhiteRadio 9 dicembre 2025 
    
    [
    
    ### Handbike: passione, sfide e sinergia di una coppia campione
    
    ](/eventi/podcast/2025-12-09-parte-1)
    
    In questa puntata di Inclusione a Ruota Libera, Claudio Alunno dialoga con due atleti di handbike, Cristian Giagnoni (nazionale italiana) e Kristina Madayova (nazionale slovacca), compagni anche nella vita. Il tema centrale è l'handbike, uno sport paralimpico che permette di pedalare con le braccia, evidenziandone la crescita di livello competitivo e le sfide legate ai costi delle attrezzature e alla ricerca di sponsor. Raccontano le loro storie personali, il passaggio da altri sport e l'importanza del supporto reciproco nella coppia per mantenere alta la motivazione. Cristian condivide il significato della canzone "Eh Già" di Vasco Rossi, legata al suo risveglio dopo l'incidente.
    
    [Leggi la puntata →](/eventi/podcast/2025-12-09-parte-1)[WhiteRadio](https://www.whiteradio.it/?view=programmi&See=151-inclusione-a-ruota-libera-con-claudio-alunno&Podcast=151_2025-12-09_1.mp3#podcast)
    

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