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title: "Silvia Andreini: Il cuore della Cooperativa Gulliver | Podcast Inclusione a Ruota Libera"
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      "description": "L'ospite di questa puntata è Silvia Andreini, presidente della Cooperativa Sociale Gulliver.\n\nIl tema principale è l'inclusione lavorativa di persone con disabilità o provenienti da percorsi di recupero, attraverso l'esperienza di questa cooperativa.\n\nSilvia illustra come Gulliver, nata nel 2000, offra servizi di igiene urbana e manutenzione del verde nei territori di Prato e Pistoia, adattando il lavoro alle capacità individuali.\n\nViene sottolineata l'importanza di un ambiente lavorativo flessibile e del supporto ai lavoratori, anche tramite la formazione del personale \"normodotato\" che affianca le persone con disabilità.\n\nSi discute anche la distinzione tra cooperative sociali di tipo A (assistenza alla persona) e B (inserimento lavorativo), evidenziando la necessità di generare utili per garantire la sostenibilità e la crescita dei progetti inclusivi.",
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      "transcript": "C'è una strada tutta nuova dove ogni voce trova posto tra lo sport e la cultura, ogni sogno a costo fisso. Ogni persona è una storia che accendiamo con la luce. In salute, nel lavoro la diversità non ha più croce. Inclusione a ruota libera, libera. Qui ogni battito ha il suo ritmo dal campo fino all'ospedale. Dentro ogni cuore gira il mito. Scivoliamo con la musica nelle vie della città, tra i sorrisi nell'abbraccio ogni angolo è libertà. Inclusione a ruota libera, qui ogni battito ha il suo ritmo dal campo fino all'ospedale, dentro ogni cuore gira il mito. Non lasciamo nessuno indietro, ogni voce avrà il suo canto nelle piazze, nei palazzi, la comunità è il nostro patto. Non lasciamo nessuno indietro, ogni voce avrà il suo canto nelle piazze e nei palazzi, la comunità è il nostro patto. Dentro ogni cuore gira il mito. Non lasciamo nessuno indietro, ogni voce avrà il suo accanto nelle piazze e nei palazzi la comunità e il nostro patto. Benvenuti a una nuova puntata di Inclusione a ruota libera. Quest'oggi con noi abbiamo un'altra realtà che è Gulliver Cooperativa Sociale e qui con noi in studio eh c'è la presidente Silvia Andreini. Grazie intanto di essere venuta Silvia e grazie perché ci fare conoscere una nuova realtà qui sul territorio. Eee grazie. Buongiorno a tutti e grazie a voi per avermi invitato, per avermi ospitato questa mattina a parlare di inclusione sociale, lavorativa, ehm in modo che io possa presentarvi un po' quella che è la realtà delle cooperative sociali di inserimento lavorativo e quello che in particolare la cooperativa Gulliver fa come servizi sul territorio e per l'inclusione. Ok, benissimo, benissimo. Allora, comeee mi hai un po' accennato prima, la cooperativa, diciamo, fa, svolge i propri servizi sul territorio di Prato e Pistoia. Quand'è che è nata Cooperativa Gulliver e di che cosa si occupa appunto? La Cooperativa Gulliver è nata nell'anno 2000, quando io ancora non-non ero presente all'interno di questa compagine e nasce per volontà del Comune, della provincia anzi di Pistoia, che stanzia dei finanziamenti per un percorso formativo finalizzato all'inserimento lavorativo di persone che sono in carico ai servizi della salute mentale e territoriali. Il percorso si conclude e a termine del percorso viene costituita la cooperativa, che circa un anno dopo inizia a lavorare. Quando poi io sono entrata all'interno della cooperativa come presidente, siccome c'era una situazione un po' di fermo, abbiamo eh come dire, fatto partire e attivato alcuni servizi su cui abbiamo inserito al lavoro le persone che avevano eh fatto questo percorso formativo. Ancora oggi ci sono i primi soci fondatori che lavorano con noi. Ok, benissimo, benissimo. Ehm Cooperativa Gulliver quindi si occupa di inserimenti socio-lavorativi, benissimo. Ma quali sono i servizi diciamo che-che svolge proprio la cooperativa? Di cosa si occupa proprio nello specifico?Allora, la cooperativa ehm si occupa storicamente di servizi che sono quelli di raccolte, microraccolte, raccolta differenziata di rifiuti, eh di rifiuti speciali. Abbiamo iniziato con la raccolta degli indumenti usati e dei toner e supporti per l'informatica presso le utenze private, quindi non domiciliari, ma uffici e attività produttive. Ehm poi siamo entrati eh a lavorare anche nel settore del verde pubblico. Abbiamo ormai da tanti anni eh convenzioni con diversi comuni. Il più storico è il comune di Agliana. Abbiamo lavorato poi sul comune di Montale, sul comune di Prato. Abbiamo sempre cercato di attivare eh servizi che potessero essere svolti dai nostri lavoratori, perché un aspetto particolare che voglio sottolineare delle cooperative sociali di inserimento lavorativo, che sono aziende che svolgono servizi ma che hanno nella loro mission quella di inserire persone che vengono da percorsi di recupero, eh da percorsi ehm di recupero da dipendenze, da persone che hanno disabilità ehm motoria o disabilità psichica, ehm ecco, tutte queste, tutte queste persone devono essere inserite in dei servizi che poi siano sostenibili per loro. Quindi servizi che ci consentono, per coloro che hanno difficoltà a lavorare in ambienti chiusi, di inserirli in ambienti aperti, quindi la manutenzione del verde, ma anche le-le raccolte. Sono servizi che si prestano bene all'inserimento di queste persone che magari hanno difficoltà a rimanere fissi in una-una postazione di lavoro, ma hanno bisogno di un ambiente aperto, di un orario più flessibile, quindi un orario che non si svolga all'interno di un comparto produttivo specifico che richiede un certo numero di ore di impegno, ma servizi che consentano una flessibilità, perché la caratteristica principale del lavoro che noi facciamo è quello di adeguare il lavoro alla persona, non tanto imporre alla persona di adeguarsi a degli orari o a un sistema di lavoro specifico, perché questo è molto controproducente. Noi dobbiamo prendere quelle che sono le capacità residue, le potenzialità della persona che inseriamo e cercare di farle esprimere al massimo creando un lavoro appositamente pensato per lui nell'orario, nella anche squadra di lavoro e nel, e nella tipologia di attività. Voglio sottolineare questo aspetto che considero particolarmente importante che è quello della formazione di chi lavora insieme a una persona con disabilità, perché la persona innanzitutto va sostenuta e motivata perché tante volte le persone con disabilità hanno dei momenti di difficoltà per cui un po' il collega talvolta deve sostenerli e lavorare anche per-per la persona che in quel momento non riesce ad essere produttiva. Deve essere comunque anche una persona motivante e pertanto deve essere una persona motivata. È importante dare degli strumenti a chi lavora con la disabilità per conoscere, prevenire, comprendere anche dei momenti di crisi Allora, mmm mi fa sorridere il-il modo in cui operate, diciamo, all'interno dei Cooperativa Gulliver, perché in ambito e nell'ottica proprio dell'inclusione, eh gli atteggiamenti buoni, bene o male, sia in ambito sociale, sportivo, in tutti i suoi ambiti, per far funzionare un'attività che veramente vuole includere tutti, ci vogliono delle accortezze e di riflesso, quelle che hai, diciamo, delineato, sono le stesse che adotto io nell'attività eh della palla a mano in carrozzina, oppure nella precedente puntata abbiamo parlato con Stefania Vannucchi de, mmm diciamo di tutto ciò che concerne l'educazione equestre in ambito proprio di inclusione e abbiamo il solito tatto, la solita cura nel costruire l'attività intorno alla persona che è la cosa fondamentale no? Perché eh appunto adattare l'attività, no? Come dicevi te, eh con la flessibilità oraria, eh con gli ambienti aperti, cioè strutturarla in maniera tale che ognuno può esprimere al meglio le proprie abilità, può tirar fuori il meglio di sé anche in ambito, in questo caso, lavorativo. E penso che sia la chiave giusta proprio per far sì che un'attività sia realmente inclusiva. E quindi, diciamo, il filo conduttore dell'inclusione è proprio quello di adattarsi alle esigenze della persona e venire incontro, per esempio, come dicevi eh te mmm affiancandola a una persona che c'ha una certa empatia, c'ha eee diciamo eh uno spirito proprio dell'aiuto, no? Perché dove non arriva la persona che ha una crisi, un momento eh no, no? C'è quell'altro a supporto che fa il suo pezzettino per completare, diciamo, il lavoro e per non farlo sentire diverso, inferiore.. Inadequato. Esatto, esatto. E quindi è veramente bello che tutte le realtà che poi sto coinvolgendo sono legate da questo filo conduttore che è proprio eh l'adattamento dell'attività per far esprimere le proprie abilità.Chiuso. Ehm, una cosa importante. Eee perché secondo te Silvia, eee si sente molto più parlare delle cooperative in ambito più di servizi alla persona che rispetto alle cooperative che si occupano di inserimenti socio-lavorativi? Allora, eh dunque, noi-- le cooperative sociali tutte nascono, ehm, a seguito di una legge emanata nel '91, la legge 381, che distingue cooperative di tipo A e cooperative di tipo B. Ma questo facendo solo riferimento alle lettere della legge, non perché una sia concettualmente inferiore all'altro o che venga dopo. Ma le cooperative di tipo A sono le cooperative di, eh, assistenza alla persona, quindi cooperative che svolgono servizi socio-assistenziali verso gli anziani, verso i disabili, anche verso i minori, verso i bambini. E sono cooperative che comunque appunto svolgono questi servizi alla persona e storicamente sono molto più diffuse. Sono ehm molto più-- forse è molto più ampio il ventaglio dei servizi che possono svolgere e quindi intercettano. Oltretutto nella vita, più o meno, nella vita di una famiglia tutti incontrano una cooperativa sociale di eh, di questo tipo perché magari gestisce un asilo, perché gestisce l'assistenza domiciliare, perché gestisce i servizi all'interno dei centri diurni e così via. Le cooperative di tipo B molto più spesso, eh, forse non sono conosciute perché o svolgono dei servizi che svolgono anche le altre aziende, come ad esempio le pulizie, troviamo tante cooperative sociali ma troviamo tante imprese profit. Perché voglio ricordare, le cooperative sociali fanno parte del mondo non profit, quindi sono cooperative, sono aziende che non nascono per produrre utili. Scopri di lucro, ok. Ehm, e-e poi perché ehm diciamo nel tempo molte realtà di cooperazione sociale si sono anche un po' perse, perché ehm c'è un aspetto che è quello dell'impresa che tante volte viene sottovalutata. La cooperativa sociale è vero che non nasce per produrre un utile che poi viene distribuito ai soci, come succede nelle imprese profit, ma è vero che devono-- che sono imprese a tutti gli effetti che ogni anno devono redigere il loro bilancio e questo bilancio deve essere un bilancio che produce un minimo di utile che poi deve essere reinvestito in-in azienda. Quindi deve produrre quegli utili che possono consentire all'impresa di continuare a crescere, di continuare a dare formazione ai propri lavoratori, di continuare a dare dei servizi di supporto per i propri lavoratori, perché voglio ricordare che lavorare con un 30% di lavoratori con disabilità vuol dire avere necessità di un forte supporto per i lavoratori cosiddetti normodotati, per-- e anche per i lavoratori con disabilità varie che possono avere anche lunghi periodi di assenza dal lavoro. Quindi, come dire, è necessario che gli usili-- un utile ci sia a fine anno per dare garanzia di continuità all'impresa e al progetto di inserimento. Per gli anni successivi, per il futuro dell'ente, perché appunto avere comunque necessità di tanti eh lavoratori eh, diciamo, normodotati, anche in supporto alle mancanze sia proprio oggettivamente dovute a malattie o comunque, eh, in determinate disabilità, purtroppo, eh, non sempre hanno la solita costanza, appunto, di un lavoratore, mmm, normale, nor-normodotato, ok? E quindi, eee, è giusto anche investire l'utile residuo di fine anno, diciamo, a-al-- diciamo per la lungimiranza e per la continuità eh dei-dei servizi futuri. Sì, dare formazione, dare supporto. Anche, mmm, ricordiamoci che, diciamo, chi soffre di una patologia, qualunque essa sia, nel tempo questa va a peggiorare. Noi abbiamo visto molti lavoratori con disabilità assunti in età abbastanza giovane che poi, andando avanti con gli anni, hanno ridotto di molto le loro capacità lavorative, vanno comunque sostenuti, supportati. E quindi questo vuol dire impiegare risorse, risorse per garantire comunque un benessere lavorativo e un-un benessere generale per l'azienda. Certo. Ora io direi che andiamo ad ascoltare il primo brano che è stato scelto da te, che è l'isola che non c'è di Edoardo Bennato. E questo è un brano che mi hai detto è abbastanza significativo. Come mai? Allora, l'isola che non c'è è un brano che fa parte della colonna sonora di un film, la cui visione consiglio a tutti gli ascoltatori e che è \"Si può fare\". Racconta la storia di una cooperativa di inserimento lavorativo, una delle prime che sono nate, eh, nel nord Italia e che rappresenta in maniera, mm, direi piuttosto veritiera, è sempre un film e quindi ci sono delle parti più romanzate, però pone tante delle tematiche che sono ancora oggi quelle proprie delle cooperative sociali di inserimento lavorativo. Ok, perfetto. Allora io direi di ascoltarci \"L'isola che non c'è\" di Edoardo Bennato.Seconda stella a destra, questo è il cammino. E poi dritto fino al mattino. Poi la strada la trovi in da te. Porta all'isola che non c'è. Forse questo ti sembrerà strano, ma la ragione mi ha un po' preso la mano ed ora sai quasi convinto che non può esistere un'isola che non c'è. E a pensarci, che pazzia, è una favola, è solo fantasia. E chi è saggio, chi è maturo, lo sa. Non può esistere nella realtà. Son d'accordo con voi, non esiste una terra dove non ci son santi né eroi. E se non ci ladri, se non c'è mai la guerra, forse è proprio l'isola che non c'è, che non c'è. E non è un'invenzione, e neanche un gioco di parole. Se ci credi, ti basta, perché poi la strada la trovi da te. Son d'accordo con voi, niente ladri e gendarmi, ma che razza di isola è? Niente odio e violenza, né soldati né armi. Forse è proprio l'isola che non c'è, che non c'è. Seconda stella a destra, questo è il cammino. E poi dritto fino al mattino, non ti puoi sbagliare, perché quella è l'isola che non c'è. E ti prendono in giro se continui a cercarla ma non darti per vinto, perché chi ci ha già rinunciato e ti ride in scalle. E rieccoci di nuovo in diretta e continuiamo a parlare di Cooperativa Sociale Gulliver. E ora vorrei sapere un attimo in che modo si sostiene la cooperativa, perché abbiamo detto che comunque fa servizi sia in ambito privato ma anche collegati al pubblico, e fare una piccola considerazione del terzo settore, visto che Cooperativa Sociale Gulliver ne fa parte. Allora, la Cooperativa Gulliver svolge, come dicevo prima, servizi storicamente nel settore ambientale, principalmente nel settore della manutenzione del verde, per la quale abbiamo una convenzione con il Comune di Agliana in questo momento e e poi svolgiamo anche questi servizi per i privati. Facciamo servizi di potature d'alberi d'alto fusto, manutenzione giardini in generale. Quindi il settore della manutenzione del verde ci vede impegnati sia in appalti pubblici ma anche con i privati. Per quanto riguarda poi il resto dei servizi ambientali, noi lavoriamo principalmente nel settore dell'igiene urbana, quindi con la raccolta porta a porta dei rifiuti che svolgiamo anche qui in alcuni quartieri di Prato. Anche questo è un servizio molto specializzato, per cui, per esempio, si pone la difficoltà di inserire al lavoro persone con disabilità, sia perché è necessario poter guidare dei mezzi, anche mezzi importanti che richiedono la patente CI, oltre ad avere degli orari particolari, perché ricordiamo che i servizi di igiene urbana partono la mattina verso le quattro e mezzo, le cinque, quindi non sempre una persona che ha delle difficoltà riesce a quell'ora ad essere attivo sul lavoro. Quindi è importante che questi servizi altamente specializzati siano poi affiancati da servizi più semplici che le persone che noi impegniamo al lavoro possono svolgere. Ad esempio, uno dei più adatti si è sempre rivelato quello della raccolta indumenti, perché è un servizio, anche quello che viene gestito con orari flessibili e consente anche al lavoratore di lavorare per turni che non siano di 8 ore e che quindi rimangano sostenibili. Un inciso, visto che parlavi della raccolta indumentii e visto che ho avuto modo, purtroppo.A volte di vedere, mmm, de... Diciamo delle persone che ne fanno un cattivo uso, nel senso purtroppo a Prato sappiamo bene che tutt'oggi lavoriamo parecchio nel tessile e ci sono realtà che smaltiscono purtroppo eh i ritagli, gli scarti tessili all'interno dei vostri contenitori che chiaramente dovrebbero ospitare indumenti, appunto e non scarti tessili. E- Questo è un uso improprio che viene fe-- Viene fatto dei nostri contenitori. Il motivo per cui succede è che quei rifiuti tessili, gli scarti, dovrebbero essere smaltiti con un prezzo perché sono rifiuti speciali che dovrebbero essere dalle aziende smaltiti eh con-- attraverso i percorsi ordinari di smaltimento tramite aziende autorizzate. Solo che quello ha un costo e talvolta c'è il tentativo di superare questo Di eludere Questi... La necessità di pagare questo servizio e quindi vengono poi, eeh, mescolati a quelli che sono gli indumenti e conferiti nei cassonetti in maniera impropria. Quindi questo è un messaggio di... Ho fatto questo inciso, nel senso facciamone buon uso, un po' come la raccolta differenziata, no, cerchiamo sempre più di differenziare eh diciamo anche i rifiuti e così come di utilizzare correttamente gli appositi eh contenitori per gli indumenti anche usati, perché poi diciamo mmm si crea soltanto un problema e quindi cerchiamo di aiutare Cooperativa Gulliver nella raccolta in maniera corretta. Certo. Ehm... E poi ancora svolgiamo con privati tanti servizi di micro raccolta, quindi le imprese ci chiamano per smaltire quei rifiuti speciali o quei rifiuti pericolosi che devono essere appunto smaltiti dalle imprese attraverso aziende autorizzate. Noi abbiamo anche un-un magazzino in cui abbiamo uno stoccaggio autorizzato per i rifiuti, cui quindi possiamo tenerli per un periodo prima di conferirli agli impianti finali. Quindi il nostro fatturato complessivo viene per un 60-70% da appalti pubblici, per un 30% da servizi con privati che nel tempo abbiamo attivato e che riguardano soprattutto, appunto, le pulizie e le micro raccolte. Ehm... Ecco, quello che mi preme sottolineare è la dimensione poi dell'impresa. Diciamo, noi abbiamo sempre avuto una media dimensione, non abbiamo mai superato i 50 lavoratori. Dipendenti. Sì, sì, perché sono-- 50 sono i dipendenti. Poi ci sono anche dei soci che sono soci storici, fondatori, che non lavorano in cooperativa, ma i nostri lavoratori più o meno si attestano ormai da tanti anni su questi numeri. Siamo partiti con numeri più piccoli, poi siamo via via cresciuti. Bene. È una dimensione che ci ha consentito di mantenere sempre una relazione con il lavoratore e però è una dimensione che ci ha anche garantito una sostenibilità nel tempo. Voglio anche sottolineare questo aspetto che le cooperative sociali sono imprese, ma sono imprese che sono fatte di persone dove l'elemento persona è un elemento davvero importante perché chi è venuto a lavorare da noi, di persone, diciamo tra quelle normodotate, che potevano scegliere anche altri percorsi, l'ha fatto perché voleva unire all'aspetto del lavorativo anche un aspetto sociale ed umano. E le persone con disabilità sono poi invece il nostro principale obiettivo di inserimento, perché questa è la nostra mission. Perfetto. Se posso collegarmi anche alla domanda che mi facevi sul terzo settore. Sì, sì, sicuramente. Allora, Gulliver come cooperativa sociale è iscritta al registro degli enti del terzo settore, di cui fanno parte non solo le cooperative, ma anche le associazioni, le fondazioni, eh tutti quegli enti che rappresentano appunto un settore non profit che non nasce per realizzare un utile da distribuire all'imprenditore. Io credo che il terzo settore sia oggi... Lo è sempre stato, ma oggi in particolare tanto strategico perché ci riporta il tema della-dell'economia inclusiva e anche della responsabilità sociale. Perché dobbiamo ricordare che questo-questa società ha anche tanto bisogno di essere una società coesa, una società inclusiva, una società dove, diciamo, si-si crea una cultura dell'inclusione e dell'unità e non delle divisioni e delle personalizzazioni. Ecco, quello che mi è sempre piaciuto dell'aspetto dell'impresa cooperativa è che non c'è una sola persona al-al-la guida dell'impresa e che opera per realizzare un utile per sé o per pochi soci, ma c'è un gruppo che in-insieme decide quale futuro vuole darsi, quali obiettivi vuole darsi e come reinvestire quegli utili che poi l'azienda annualmente, eeh, realizza. Benissimo, benissimo, benissimo. Eee è importante proprio il-il modo anche proprio il coinvolgimento, eeh, di-di queste persone all'interno, eh, della cooperativa ed è importante proprio, eeh, lavorare sull'inclusione perché è-Eee appunto siamo nel 2025, ma riscontriamo ancora in tanti ambiti una sorta di barriera comunque rispetto alle diversità. Cioè, c'è un lavoro dietro, stiamo lavorando per l'inclusione, ma c'è tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto ancora da lavorare. Perché io lo vedo nell'ambito magari più sportivo, comunque anche sociale, all'interno delle scuole. A volte, si parlava l'altra volta diciamo con Stefania Vannucchi, anche la differenza, per esempio, di lingua crea distanza, differenza. Quindi è sempre più importante lavorare sulle persone, sul tessuto sociale per far sì che tutti si sentano al proprio posto all'interno di una società che può essere all'interno di una città come può essere Prato, ma dovrebbe essere una cosa ad ampia scala, dovrebbe essere così in tutto il mondo. Piano piano speriamo un po' con le nostre attività, un po' con la sensibilizzazione di riuscire a lavorare per il bene proprio delle persone, proprio a livello per il bene dell'umanità, direi. Sono percorsi nostri che sono anche percorsi culturali, non sono solo percorsi lavorativi, quindi percorsi che poi devono in qualche modo riuscire ad incidere nella società favorendo l'accettazione e l'inclusione. Quindi, come dire, la visione, una visione diversa della differenza come appunto ricchezza e opportunità. Certo. Allora, ascoltiamoci un altro brano. Eee di... Questo l'ho scelto io, di Francesco Gabbani, che è Spazio Tempo, che mmm diciamo non c'è un legame ben preciso, ma veramente mi emoziona e quindi ascoltiamocelo insieme. Nella confusione, miliardi di persone, solo un'occasione quaggiù. Tra l'azzurro e il buco nello zono. Tra John Lennon, Paul e Yoko Ono. Il passato non dimentica, il futuro fa ginnastica, si prepara tutti i giorni per te. Canta un po' Alba Chiara, un po' My Way. Schiaccia il tasto REC e il tasto PLAY. E poi così, tu sei qui, Natale in un qualsiasi lunedì. Un idill, che toglie le catene al mondo, in fondo un inganno non è. È solo una follia, un salto nel vento, un'ora nello spazio, un punto nel tempo. È un giorno che va via, un appuntamento, un battito perpetuo che dura un momento. Nei millenni tutti gli anni, aspettando primavera, un Platone, un Botticelli d'emblée. La maieutica del fai-da-te, vuoi morire e vivere con me. E poi così, il tuo ritorno, eclissi in un qualsiasi mezzogiorno, mi trasformo cercando luce in fondo al mondo insieme, un inganno non c'è. È solo una follia, un salto nel vento, un'ora nello spazio, un punto nel tempo. È un giorno che va via, un appuntamento, un battito perpetuo che dura un momento. Ma il momento per fermare il tempo non è mai. E capirò se capirai che è per sempre. Uoh uoh uoh, uoh uoh uoh. E rieccoci, e rieccoci qua, e rieccoci qua. Eh, abbiamo sentito questo brano che, eh tra l'altro, eh l'ho conosciuto eee diciamo dopo che ho visto una serie TV che è il-il Professore con Alessandro Gassman, che tra l'altro invito tutti gli ascoltatori aaa, a vedere perché è molto-- è un film veramente emozionante cheee, che parla mmm di questa classe delle scuole superiori dove Gassman interpreta il professore di filosofia.E tutte le puntate di questa serie iniziano appunto con qualche aneddoto di qualche filosofo e da lì si sviluppano tutte le trame dei vari componenti della classe, di cui uno è anche il figlio di Gassman. Quindi una cosa... Cioè, diciamo, è come se si fossero presi una licenza perché in verità un professore in classe il suo fi- il suo figlio non lo può avere, ma bellissima questa cosa perché lui poi si scopre che appunto è gay e quindi poi ci sono tutte delle dinamiche appunto che però anche dell'accettazione di questo aspetto e di come comunque la classe lo include, anche se inizialmente ci sono delle difficoltà. Quindi anche lì si parla tra virgolette anche di inclusione perché si parla dell'ambiente classe all'interno di una scuola e quindi ricorre anche lì il tema dell'inclusione. Quindi guardate il film, insomma, la serie perché merita. Quindi ritorniamo a noi dopo questa parentesi eee parliamo proprio visto che si stava parlando ora di-di racconti delle storie dee-dei personaggi di un film. Sentiamo un po' i protagonisti che sono i lavoratori della cooperativa Gulliver, le storie di loro, perché so che Silvia ne ha viste diverse e quindi potrebbe eh condividere con noi qualche-quale storia per far capire, anche avere qualche riscontro, qualche testimonianza di questi ragazzi, di queste persone che lavorano in cooperativa. Allora, grazie di questa domanda perché come ho detto prima, la storia di una cooperativa di inserimento lavorativo è quasi sempre la storia delle persone che ci hanno lavorato, persone che sono arrivate perché cercavano un percorso un po' più eh inclusivo di opportunità lavorativa e persone che ci sono arrivate per altre strade o persone che ci sono arrivate per caso. Il primo lavoratore che noi abbiamo assunto è Paolo, che veniva dal percorso eh organizzato dalla provincia per l'inserimento lavorativo di persone con problemi psichici. Ehm, quando Paolo è entrato a lavorare con noi, noi abbiamo pensato che fosse opportuno che fosse bene per lui condividere insieme a noi i progetti, i programmi di lavoro, l'organizzazione del lavoro. E stranamente, stranamente per noi, non stranamente per lui, ma ci siamo resi conto che più cercavamo di coinvolgerlo nell'organizzazione di un lavoro, più lui andava in crisi, più lui gli saliva l'ansia, più stava male. Quindi a un certo punto ci siamo accorti che qualcosa non funzionava nella nostra comunicazione con lui e nell'approccio che avevamo adottato. Quindi ci siamo fatti aiutare da una professionista, da una psicologa, a capire quello che non aveva funzionato, quello che invece poteva lui fare bene. E abbiamo capito che eh per lui era motivo di ansia e di stress il fatto di dover pensare e programmare il proprio lavoro. Mentre noi lo consideravamo un elemento di crescita, di inclusione e di partecipazione, lui lo considerava un elemento di stress, ma non solo, lo considerava anche un elemento di incapacità nostra come coordinatori di poter, di saper organizzare il lavoro. Questa dottoressa ci ha fatto capire che per patologie come la sua è particolarmente importante avere una scansione temporale delle mansioni e delle operazioni che quotidianamente lui doveva affrontare, che fosse ben definita, che fosse ripetitiva, che fosse sempre la stessa e che qualcuno gliela dettasse. Cioè lui non doveva Aveva bisogno lui di, eh diciamo, di una linea guida e di uno che gli dicesse cosa fare no, tipo una scaletta, tipo una scaletta perché si trovava nel suo ambiente, diciamo nella sua dimensione riusciva a farlo correttamente. L'altra parte, invece, nell'altro modo andava un po' in crisi. Andava in ansia perché lui non era, non si sentiva in grado di programmare un'attività. Quindi lui è una persona che può eseguire delle mansioni in maniera corretta, in maniera anche puntuale. È sempre venuto al lavoro, si è sempre organizzato, non è, non ha mai fatto assenze, quindi è una persona molto corretta da questo punto di vista. Però lui ha bisogno di avere un programma di lavoro che qualcun altro gli fornisce e che tendenzialmente sia sempre lo stesso. Quindi se ci sono delle variazioni è necessario comunicargliele prima- -Perché lui possa Deve elaborarle. Elaborarle esatto. E quindi ecco questa cosa ci ha fatto poi capire di quanto è importante la formazione per le persone che lavorano quotidianamente accanto a lavoratori con questo tipo di patologia. Perché? Perché noi ci siamo trovati in difficoltà, non capivamo dove sbagliavamo, perché in buona fede ci sembrava di fare tutto quello che era il meglio per lui. Quindi mi ricordo che una delle prime, dei primi impegni per me è stato trovare un corso di formazione eh a cui far partecipare chi lavora in affiancamento all'inserimento lavorativo. Mi ricordo all'epoca la centrale cooperativa a cui aderiamo, che è Conf Cooperativa, organizzò un corso per facilitatori dell'inserimento lavorativo per poter dare degli strumenti. E quindi da quel momento io mi ricordo che Paolo-Ehm, il primo anno che lavorò con noi andò incontro ad una situazione di scompenso abbastanza importante che lo portò ad un ricovero. E-e questo è un evento che frequentemente può verificarsi in persone che s-- che sono, diciamo, che hanno problemi di salute mentale. Però con questi strumenti che ci siamo dati noi e con il supporto che siamo riusciti a dare a lui, Paolo non ha più avuto una crisi, quindi non ha più avuto un ricovero e per noi questo è stato uno dei più grandi successi- Obiettivo centra-centrato al massimo. Ma torniamo appunto eh sul-l'aspetto che-che del quale parlavamo fin dall'inizio, l'importanza di strutturare l'attività, di adattarla come se fosse un-un abito sartoriale, no? A personam, perché appunto ognuno è diverso e ognuno ha bisogno di essere incluso a... Secondo i-i propri criteri e quindi sempre di più con chi ha una fragilità di tipo psichico, ha sempre più bisogno di essere supportato, di-di trovare mmm diciamo un lavoro ben preciso ed è stato veramente bello sapere che vi siete messi in moto eee non avete sottovalutato minimamente la cosa e anzi l'avete supportato e ci sono stati tutti questi benefici, quindi eeh, tanto di cappello Sì, Paolo lavora con noi dal 2002, quindi eh tra un po' va anche in pensione perché già quando è arrivato da noi non era giovanissimo, quindi insomma ha diciamo ehm svolto la maggior parte della sua vita lavorativa all'interno della nostra azienda, esatto. Benissimo. Mi piacerebbe poi raccontare anche altre storie. U-u-una brevissima che riguarda invece una persona che del gruppo cosiddetto normodotato. Abbiamo avuto eh questo lavoratore che dopo due o tre anni che lavorava insieme a noi, ha deciso di fare un altro percorso e entrare a lavorare in un'azienda, diciamo, di quelle eee sul mercato, un'azienda profit. Profit, ok. Ha fatto questaaa, questa esperienza e dopo un paio d'anni si è riaffacciato chiedendo se c'era ancora posto per lui in cooperativa, perché alla fine si era reso conto che quel lavoro eee non gli davaaa, non gli aveva dato soddisfazione, al di là di dargli uno stipendio. Eh, non gli aveva, diciamo, dato quella motivazione che eee quella motivazione che ti fa andare avanti in un percorso lavorativo. Quindi eee la... Comunque una soddisfazione più sul piano umano e anche una prospettiva di crescita sia umana che professionale. E quindi è tornato da noi e noi lo abbiamo volentieri accolto di nuovo. Accolto nuovamente. Bene. E se posso ancora un'ultima, un'ultima storia voglio raccontare quella di una nostra lavoratrice andata in pensione ormai da-da due anni. Arrivò da noi come persona con invalidità. Peraltro noi la eh, la contattammo attraverso un'agenzia interinale perché eravamo in un momento di particolare carico di lavoro e questa signora addetta alle pulizie arrivò da noi tramite un interinale. Eee, questa era una persona che eh si era trasferita da Roma perché il figlio eh, era andato incontro a dei problemi gravi di tossiconipendenza. Quindi, eee come dire, aveva cercato un-un-una sistemazione in un'altra città per portare via il figlio da quella realtà in cui non-non avrebbe riuscito poi a-a-a fare il suo percorso di uscita dalla dipendenza e quindi era arrivata da noi ehm ed è, come dire, è stato... Lei ci ha sempre ringraziato della disponibilità che noi abbiamo avuto nel concedergli dei tempi di lavoro, eee diciamo, adeguati alle sue esigenze anche familiari, perché c'aveva quest'importante, quest'importante situazione del figlio, poi c'aveva la mamma anziana, c'aveva diciamo tutta una serie di situazioni per cui noi abbiamo sempre cercato di organizzare il suo orario concedendole quella flessibilità di cui aveva bisogno. E voglio ricordare che non solo nei suoi confronti, ma nei confronti di tante lavoratrici, lavoratrici madri, lavoratrici con carichi familiari particolari, con anziani in famiglia. E questo lo voglio dire perché anch'io sono stata lavoratrice di cooperative sociali, non solo in Gulliver ma anche in altre realtà. Sempre ho trovato all'interno della cooperazione sociale l'impegno a conciliare i tempi di vita, i tempi di lavoro delle persone. Quindi la-la-la volontà di andare incontro al lavoratore per farlo lavorare eh al meglio, per farlo lavorare senza ansie nei limiti del possibile, ma ho sempre visto questa disponibilità molto più di quanto l'abbia vista all'interno di imprese profit, che magari sono anche vincolate a dei processi produttivi di un certo tipo. Però ecco voglio ricordare che in questi tempi in cui si parla tanto di conciliazione, le cooperative ormai da decenni hanno adottato un sistema di conciliazione quando nemmeno sapevamo che si chiamava così. Io stessa in epoca di maternità son stata beneficiaria di un progetto pionieristico che, che fu fatto qui a Prato per alcune eh cooperative del mondo, per alcune cooperative sociali che si chiamava mamme flessibili Mm-mm. È, una cosa importante appunto è anche questa perché eeeh, tante lavoratrici eeeh...Hanno proprio il problema di trovare un-una realtà dove possano appunto conciliare il periodo di maternità senza avere vincoli pesanti. Purtroppo, anche parlando no? Con il mondo femminile in generale, tante volte ho riscontrato che anche addirittura nei colloqui di lavoro, cioè le prime domande che vengono fatte tante volte a una donna sono: ha figli? Ha intenzione di averne? Cioè son tutte cose perché mettano le mani avanti sul fatto che il periodo di maternità è un assenso che poi loro devono in qualche modo sostituire e... Cioè quindi in ambito proprio profit, eeeh, non c'è questa cura ma ci dovrebbe essere, perché in tante realtà profit, appunto, mmh, questo-questo aspetto ancora manca. Cioè, io penso che una donna debba, debba essere libera di essere madre quando vuole, di-di vivere la propria vita come preferisce, come lo fa d'altronde eh-eh l'uomo. Cioè, ci deve essere... Si parla tanto di uguaglianza, ma tante volte in alcune realtà si traballa un po' su questo aspetto. Sì. Quindi tutti dovrebbero adottare questa, eh, diciamo, il conciliare la vita lavorativa con la vita, proprio la vita personale di una donna. E anche le profit, perché non è normale che nel 2025 ci siano ancora questi problemi qua, che una donna venga messa da parte se ha intenzione di avere un figlio o se, o se ne ha già, perché comunque c'è da macinare, da produrre e da fare e non c'è da pensare più alla persona. Invece la persona lavora bene se viene presa in considerazione proprio per quanto riguarda l'aspetto proprio umano. Allora, se posso aggiungere una considerazione, ehm, è questa. Ehm, è vero che, è vero che poi oggettivamente, sia per le imprese del terzo settore che per le imprese che non sono del terzo settore, una maternità viene a scombinare un sistema produttivo che tu hai impostato. Anche a livello economico. Però ci sono ambienti culturalmente più preparati ad accogliere queste, a non considerarlo come un, come un impedimento all'assunzione o alla progressione di carriera, e ci sono ambienti che invece non sono predisposti a questo. E credo che, come dicevo prima, ci debba essere una contaminazione nel senso di avviare, di avviare, di proseguire un-un processo culturale che vada in quella direzione. Però voglio sottolineare anche un altro aspetto. Eh, l'aspetto della conciliazione non può più essere considerato esclusivamente in carico alla donna, perché ancora troppo spesso si cercano delle misure che consentano alle donne di conciliare vita lavorativa e vita familiare. Non è giusto parlare solo di conciliazione per le donne, è importante parlare di condivisione, di condivisione dei carichi all'interno della famiglia Perché è corretto pensare che in una prospettiva futura, se si vuol davvero sostenere una donna perché si realizzi al meglio nella sua vita, è necessario che all'interno della famiglia il compagno non cerchi di aiutarla a conciliare, ma condivida il carico, eh, familiare. Perché sennò una donna fa sempre la conciliazione con se stessa, ma tutto il carico rimane a... In capo a lei. È giusto, invece, che se si vuol progredire realmente ci sia un percorso sempre più di condivisione all'interno della-della vita familiare Della famiglia. Certo, ci deve essere un equilibrio anche nei carichi di lavoro in casa e-e a livello di mansioni si pulisce tutte e due, le lavatrici si fanno tutte e due, tut- Nella cura dei figli, nella cura della casa. Certo, certo, certo, certo. Condivido pienamente. Eee... Io direi di passare a un altro brano, poi rientriamo per i saluti, perché, eh, siamo giunti quasi al termine di una puntata, direi, veramente interessante che ha, diciamo, mmh, che ha improntato, appunto, eee, ques-questa puntata si è improntata su, eh, gli inserimenti sociolavorativi. Ehm, parliamo un attimo di questo brano che andremo ad ascoltare che è “Ti regalerò una rosa” di Simone Cristicchi che hai scelto te Silvia, insomma abbiamo scelto insieme. Sì in realtà, ehm, me l'ha suggerito Claudio e-e poi gli ho raccontato un po' la storia di quando è uscito questo brano che mi ha molto emozionato perché io ho iniziato il mio percorso lavorativo, appunto, all'interno di una cooperativa che, eh, era nata per inserire al lavoro persone con disabilità mentale. E-ed ho conosciuto però anche altre cooperative, sia che inseriscono al lavoro, ma anche che gestiscono case famiglia per persone con disabilità mentale. E ci ho ritrovato proprio tutte quelle tematiche, tutte quelle, eh, quelle difficoltà, quelle sensazioni, quelle emozioni che ho riscontrato all'interno di questi, di questi servizi e di questi mondi, perché poi quello della salute mentale è veramente un mondo. Benissimo, benissimo. Eh, andiamo ad ascoltarcelo e poi rientriamo brevemente giusto per i saluti. Una rosa rossa per dipingere ogni cosa una rosa per ogni tua lacrima da consolare e una rosa per poterti amare ti regalerò una rosa una rosa bianca come fossi la mia sposa una rosa bianca che ti serva per dimenticare ogni piccolo dolore. Mi chiamo Antonio e sono matto sono nato nel 54 e vivo qui da quando ero bambino credevo di parlare col demonio così mi hanno chiuso 40 anni dentro un manicomio. Ti scrivo questa lettera perché non so parlare perdona la calligrafia da prima elementare e mi stupisco se provo ancora un'emozione ma la colpa è della mano che non smette di tremare. Io sono come un pianoforte con un tasto rotto, l'accordo dissonante di un'orchestra di ubriachi e giorno e notte si assomigliano nella poca luce che trafigge i vetri opachi. Me la faccio ancora sotto perché ho paura. Per la società dei sani siamo sempre stati spazzatura. Puzza di piscio e segatura, questa è malattia mentale e non esiste cura. Ti regalerò una rosa, una rosa rossa per dipingere ogni cosa, una rosa per ogni tua lacrima da consolare e una rosa per potermi amare. E sfumiamola per entrare per i saluti. Io voglio ringraziare innanzitutto Silvia Andreini per essere venuta qui a presentare Cooperativa Gulliver. E grazie davvero di esser venuta perché ci hai fatto vedere un aspetto dell'inclusione che è quella nel mondo del lavoro, dell'inserimento lavorativo. Allora io ringrazio voi invece per avermi invitato, per avermi dato l'opportunità di sottolineare che l'inclusione lavorativa non è finalizzata solo al lavoro, ma è finalizzata a un recupero di tutta la persona, un recupero della sua dignità che spesso, non lavorando, la persona perde, non percepisce più, è motivo di socialità perché si riallacciano relazioni importanti. Le relazioni amicali tante volte nel nostro mondo sono anche le relazioni con i colleghi. E quindi vi ringrazio perché mi avete dato l'opportunità di sottolineare quanto questo aspetto sia importante per il benessere delle persone. Benissimo, grazie ancora a te, grazie a chi è in ascolto e ci vediamo alla prossima puntata e ci ascoltiamo l'ultimo brano. Alla prossima. I giorni passano lenti, se li conti uno per volta aspettando una svolta, baby, bisogna che non ci pensi, non guardare cosa fa, l'altra gente non lo sa, credi, pare che di questi tempi, tutti cercano di dare una colpa per spiegare cosa succede alle loro menti, che si intrecciano a pensare e non riescono a volare. Senti, c'è una canzone di tanti anni fa, che sembra scritta ora, non mi ricordo neanche più come fa, ma il testo dice qualcosa come: I love you baby, più chiaro di così non c'era. I love you baby, lo canterò per te stasera, domani e finché non vedrò la luce dei tuoi occhi tornare nei tuoi occhi, la luce dei tuoi occhi tornare nei tuoi occhi."
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# Silvia Andreini: Il cuore della Cooperativa Gulliver

8 aprile 2025 58:45 

L'ospite di questa puntata è Silvia Andreini, presidente della Cooperativa Sociale Gulliver. Il tema principale è l'inclusione lavorativa di persone con disabilità o provenienti da percorsi di recupero, attraverso l'esp

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## Estratto

L'ospite di questa puntata è Silvia Andreini, presidente della Cooperativa Sociale Gulliver.

Il tema principale è l'inclusione lavorativa di persone con disabilità o provenienti da percorsi di recupero, attraverso l'esperienza di questa cooperativa.

Silvia illustra come Gulliver, nata nel 2000, offra servizi di igiene urbana e manutenzione del verde nei territori di Prato e Pistoia, adattando il lavoro alle capacità individuali.

Viene sottolineata l'importanza di un ambiente lavorativo flessibile e del supporto ai lavoratori, anche tramite la formazione del personale "normodotato" che affianca le persone con disabilità.

Si discute anche la distinzione tra cooperative sociali di tipo A (assistenza alla persona) e B (inserimento lavorativo), evidenziando la necessità di generare utili per garantire la sostenibilità e la crescita dei progetti inclusivi.

## Trascrizione

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    In questa puntata di "Inclusione a Ruota Libera", Claudio Alunno dialoga con Renzo Andrich, storico ingegnere della Fondazione Don Gnocchi di Milano, esperto di ausili per disabili e accessibilità dei luoghi. Il tema principale è l'evoluzione delle tecnologie per la disabilità e l'importanza dell'accessibilità nel turismo, in particolare in vista delle Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina 2026. Si sottolinea come gli ausili tecnici siano diventati il quarto pilastro della salute secondo l'OMS e come l'accessibilità debba essere integrale e personalizzata, beneficiando tutti, incluse persone anziane o con disabilità temporanee. Viene evidenziato l'impegno della Regione Veneto nella formazione e sensibilizzazione per un turismo inclusivo, e come la progettazione "senza barriere" sia cruciale nei nuovi ambienti.
    
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    ](/eventi/podcast/2026-01-13-parte-1)
    
    In questa puntata di "Inclusione a Ruota Libera", l'ospite Claudia Conte, giornalista, scrittrice e opinionista TV, si confronta con Claudio Alunno sul tema dell'inclusione, del bullismo e della memoria della Shoah. Conte, portavoce dell'Osservatorio Nazionale Bullismo e Disagio Giovanile, evidenzia l'importanza di riconoscere i segnali di bullismo e cyberbullismo nei giovani, sottolineando il ruolo cruciale di ascolto e alleanza tra famiglia, scuola e enti educativi per contrastare il fenomeno. La discussione si sposta poi sulla sua collaborazione con la Fondazione Museo della Shoah, sottolineando la necessità di coltivare la memoria storica. Viene ribadita l'importanza della conoscenza profonda degli eventi passati, come la Shoah, per prevenire odio e intolleranza, soffermandosi in particolare sulla Giornata della Memoria e sulle derive antisemite odierne, anche in relazione al linguaggio. In chiusura, Conte e Alunno riflettono sul ruolo delle figure pubbliche nella divulgazione di informazioni corrette e consapevoli, specialmente su temi così delicati.
    
    [Leggi la puntata →](/eventi/podcast/2026-01-13-parte-1)[WhiteRadio](https://www.whiteradio.it/?view=programmi&See=151-inclusione-a-ruota-libera-con-claudio-alunno&Podcast=151_2026-01-13_1.mp3#podcast)
    
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    ### Handbike: passione, sfide e sinergia di una coppia campione
    
    ](/eventi/podcast/2025-12-09-parte-1)
    
    In questa puntata di Inclusione a Ruota Libera, Claudio Alunno dialoga con due atleti di handbike, Cristian Giagnoni (nazionale italiana) e Kristina Madayova (nazionale slovacca), compagni anche nella vita. Il tema centrale è l'handbike, uno sport paralimpico che permette di pedalare con le braccia, evidenziandone la crescita di livello competitivo e le sfide legate ai costi delle attrezzature e alla ricerca di sponsor. Raccontano le loro storie personali, il passaggio da altri sport e l'importanza del supporto reciproco nella coppia per mantenere alta la motivazione. Cristian condivide il significato della canzone "Eh Già" di Vasco Rossi, legata al suo risveglio dopo l'incidente.
    
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